venerdì 4 ottobre 2013

Il gusto amaro della risoluzione Onu sulla Siria

Sabrina Carbone
100kbCinque settimane dopo la strage delle armi chimiche della Ghouta nei sobborghi di Damasco, il Consiglio di Sicurezza ha adottato alla unanimità dei quindici membri una risoluzione sullo smantellamento delle armi chimiche del regime siriano. Dopo più di due anni e mezzo di conflitto, tutto ciò segna un importante passo avanti diplomatico. Ma l’adozione della risoluzione 2118 non simboleggiare la fine di una guerra che ha provocato oltre 100.000 morti, piuttosto il contrario. La votazione del 27 settembre è stata una vittoria per le Nazioni Unite e per la diplomazia internazionale. E la auto celebrazione tra le potenze occidentali e non è mancata a New York, un luogo dove avvengono scambi di opinioni diverse, anche tra i nemici. Dunque, la Siria non sarà nè l’Iraq nè la Libia, per scelta della comunità internazionale. L’adozione della risoluzione 2118, in seguito all’accordo raggiunto a Ginevra a metà settembre, dopo aspri negoziati USA-Russia, è un successo innegabile. Questa è infatti la prima risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza dall’inizio del conflitto a marzo del 2011. Fino ad allora, la Russia e la Cina, erano stati incrollabili sostenitori del regime di Damasco, ed hanno dato tre volte voto contrario a qualsiasi testo vincolante sulla Siria. Il Consiglio di sicurezza ha dichiarato che “l’uso delle armi chimiche in qualsiasi luogo è una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale” e “condanna nella maniera più assoluta qualsiasi uso delle armi chimiche in Siria facendo particolare riferimento all’attentato del 21 agosto 2013, commesso in violazione del diritto internazionale”. La risoluzione 2118, che incornicia un piano USA-Russia atto a smantellare l’arsenale siriano, costringe il regime di Bashar al-Assad a distruggere tutte le sue armi chimiche a partire da maggio 2014. Ma la missione è quasi impossibile dal momento che il paese è in guerra e sembra improbabile che un totale smantellamento può essere eseguito entro i termini. Soprattutto perché l’arsenale chimico siriano, che esiste da quasi mezzo secolo, è considerato uno dei più grandi del Medio Oriente, circa un migliaio di tonnellate.
Una vittoria per Mosca, Teheran e Damasco …
Il testo della risoluzione non menziona il Capitolo VII – che autorizza l’uso della forza da parte di un membro, in caso di mancato rispetto della risoluzione delle Nazioni Unite, ma prevede sanzioni nel caso di un rifiuto di Damasco. Tuttavia, prima che vengano attuate, sarà richiesta una seconda risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza. Il Voto della Russia potrà essere utilizzato come è successo il 27 settembre. In questo senso, la risoluzione 2118 è stata un successo per Mosca e, in misura minore per Teheran e per Pechino, ma un colpo per Washington e per Parigi. Rimuove infatti la minaccia degli scioperi punitivi, la posizione ardentemente difesa dalla Francia, temuta da Bashar al-Assad e dai suoi alleati. 48 ore prima del voto, l’ambasciatore iraniano in Francia Ali Ahani aveva ripetuto: “Il nostro paese è contro gli scioperi. Se saranno indetti, potranno esserci conseguenze imprevedibili e incontrollabili che potranno influenzare l’intera regione, come è successo in Libia”. Il, 28 settembre, il giorno dopo il voto, Human Rights Watch (HRW) ha ribadito la sua richiesta alla Corte penale internazionale di adottare sanzioni mirate. Era un desiderio della diplomazia francese. Il deferimento alla Corte penale internazionale è ancora possibile, anche se il soggetto è più complesso. HRW, denuncia anche l’uso di mine, armi incendiarie e munizioni, e spiega che ” gli sforzi per distruggere l’arsenale chimico siriano sono essenziali, ma non risolvono il problema delle armi convenzionali che hanno causato la morte della maggior parte delle persone uccise nel conflitto”. Source: http://www.rfi.fr/zoom/20130930-resolution-onu-syrie-2118-assad-victoire-diplomatique-opposition-amertume

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