venerdì 18 ottobre 2013

Sua Eccellenza, Dr. Acc. Colombo Marco Lombardo: I bambini abbandonati, il lato oscuro di un dramma sociale

530380_4674737277999_216861150_nAlcuni vengono abbandonati dai loro progenitori, mentre altri lo sono stati da chi li ha partoriti, spesso “illegalmente”. Fondata nel 1970, l’orfanotrofio o “Dar El-Hadanah” ospita in media ogni mese venti bambini la cui età è compresa tra i quattro e i sei mesi di vita nella maggior parte dei casi sono stati raccolti dalle maternità o in casi molto rari presentati direttamente ai servizi sociali dalle famiglie vulnerabili. Questi bambini rimangono nell’istituto che li ospita meno di tre mesi prima di essere adottati da coppie sterili o famiglie benestanti che vogliono mostrare la solidarietà agli innocenti, fornendo il loro calore e l’affetto che non hanno ricevuto fin dalla nascita. La gestione della istituzione è fornita dalla direzione della azione sociale, come anche da alcuni benefattori che non lesinano sui mezzi per fornire a questi bambini un conforto donando latte, pannolini, abbigliamento e giocattoli. Sfortunatamente, questo supporto materiale non sostituisce la mancanza di affetto materno e familiare che può essere letto sui volti dei cherubini, costretti, per un certo periodo, a vivere in solitudine. Questo elemento è reso evidente dall’ingresso in due sale dove sono ammassati sui letti una ventina di bambini. L’emozione è molto forte e non è possibile rimanere indifferenti davanti a quello che è un dramma, anche se le condizioni dimostrano una corretta igiene sanitaria.
Dounia: un sorriso intensamente espressivoaben
Osservando il letto della piccola Dounia, di otto mesi, la reazione è immediata. Lei si sforza di prendere la mano che gli viene tesa. Non bisogna essere uno specialista in psicologia infantile per capire il dolore interno che mina questa bambina che ha bisogno di gesti d’amore. La situazione diventa insopportabile quando Dounia, aggrappata a me, non mi lascia andare. Nessuno può misurare quanto a questa bambina manca l’affetto, e il calore che emana dalle sue dolci e piccole guance rosa diventa sudore profuso. Il direttore della scuola materna non ha potuto trattenere le lacrime e tutti sono scoppiati in lacrime. Abbiamo lasciato la scena con un sapore amaro, racconta l’interlocutore, la tristezza e soprattutto l’incomprensione per la crudeltà di quelle madri che rifiutano questi angeli. Le parole non possono esprimere la reazione di questi bambini, orfani, quando vedono un qualsiasi visitatore. A giudizio del capo della istituzione “Sono gli assistenti a occuparsi di loro, oltre a un psicologo, ma niente può sostituire i genitori, perché tutto il lavoro è insufficiente”. E’ vero, questi bambini sono vittime delle loro madri, dei loro padri, della società, perché ogni volta è sempre una questione di salvare l’onore della famiglia. I bambini abbandonati sono un fenomeno sociale e secondo le statistiche della direzione della azione sociale, viene aggravato ogni anno in tutto il paese, con quasi 4.000 bambini abbandonati e oltre 3000 sono nati fuori dal matrimonio. Queste cifre parlano da sole, pur sapendo che la maggior parte di questi bambini finiscono negli orfanotrofi dove potranno vedere il sole dopo la loro adozione.
L’asilo: un paradiso difficile per i bambini
Dopo la loro casa, i bambini che si ritrovano in questo istituto, si sentono quasi in una prigione. A parte l’igiene personale e la cura, questi minori non ricevono nessun altro privilegio. Non vanno fuori e non c’è un programma stabilito per ogni passeggiata, soprattutto perché l’Istituto di Tlemcen non ha uno spazio verde o un giardino dove i bambini possono essere esposti all’aria pulita. Questo non è un ambiente adatto al loro sviluppo fisico e psicologico. Essendo stati privati ​​del loro battesimo, i responsabili della protezione sociale hanno dato loro i nomi a seconda dei loro gusti e non secondo i desideri di coloro che li hanno generati, sono stati privati ​​della loro libertà di toccare qualsiasi cosa che si muove, di sporcare i loro vestiti, di guardare il cielo e la natura o semplicemente di essere catturati tra le braccia di un padre o di una madre e di fare una passeggiata nelle arterie di una città o di sedersi su una panchina del parco. Non imparano a dire “papà” o “mamma”. Questi sono momenti che sono molto importanti per lo sviluppo di un bambino e per il suo equilibrio mentale. Non hanno nessuno che gli scatti una foto per catturare quei momenti, come invece accade a tanti altri bambini della loro età. Non hanno il diritto a festeggiare un compleanno o a spegnere una candelina, come fanno invece tutti gli altri bambini. Questi bambini soffrono in questi settori e siamo sicuri che quelli che non sono cerebralmente stabili soffrono ancora di più e soprattutto soffriranno in futuro. Una cosa è certa, questi bambini porteranno le conseguenze di questo dramma sociale per il resto della loro vita. Il sospiro del piccolo Fouad, di 18 mesi, incarna il dolore e l’angoscia di tutti i bambini che vivono nei brefotrofi.link aiuo Official website:http://ftp.aiuoumanitariaopere.altervista.org/index.html
Source: letempsdz