venerdì 18 ottobre 2013

Sua Eccellenza, Dr.Acc. Colombo Marco Lombardo: Dopo Lampedusa, i rifugiani siriani sono accampati alla stazione centrale di Milano

530380_4674737277999_216861150_nDamasco Lampedusa … Milano dopo alcuni giorni, un numero crescente di profughi siriani in transito verso l’Europa del nord, sono rimasti bloccati alla frontiera, e sostano alla Stazione Centrale di Milano, dove è stata lanciata l’allerta di una minaccia di crisi. Sono circa 150 gli emigranti, tra questi numerose sono le famiglie con i figli piccoli, che siedono in silenzio, lontano dal trambusto della grande sala delle partenze sulle piattaforme tra le scale mobili. Alcuni volontari vanno in loro aiuto distribuendo riso e panini. ”Il flusso è iniziato nelle trascorse due settimane”, ha dichiarato Alberto Sinigallia, Presidente di una delle organizzazioni umanitarie presenti sul posto, Fondazione Progetto Arca. “Fino all’altro ieri, sono arrivati dal sud tra le 30 e le 40 persone al giorno, hanno trascorso la notte qui e sono andate via il giorno successivo. Abbiamo dato loro cibo e coperte. Ma da ieri, le frontiere della Svizzera, dell’Austria e della Francia sono state chiuse. Non sappiamo cosa accadrà domani, ma oggi le persone continuano ad arrivare, dunque la situazione sta per esplodere”, ha continuato il Presidente della FPA. Alla domanda se il numero degli arrivi è rimasto stabile, ha risposto: “Le uscite sono state oramai bloccate: le persone da 60 sono passate a 120 al momento sono quasi 150 e domani dalle 200 alle 220. Attualmente la polizia ferroviaria chiude un occhio e permette loro di dormire negli spazi ferroviari, ma già da adesso iniziano a essere visibili i primi disguidi”, Alberto Sinigallia è molto preoccupato. Una famiglia siriana (che è voluta rimanere nell’anonimato), composta da una una coppia e dalle loro due figlie di 10 e 12 anni, ha rivelato che sono stati arrestati e respinti dalla polizia austriaca, mentre la congiunta era, insieme ad altri siriani, sul punto di andare in Germania. Il padre, di famiglia che ha 35 anni, e aveva un edificio di proprietà a Homs, ha riferito che la polizia austriaca ha usato violenza contro di lui e che il denaro che portava con se è scomparso durante la detenzione. La famiglia poi è stata rispedita al confine, e affidata alla polizia italiana prima di arrivare a Milano. Il nucleo, ha impiegato cinque mesi per fare il viaggio da Homs (Siria), passando attraverso la Giordania, l’Egitto e la Libia fino ad arrivare a Lampedusa e poi a Milano, da dove spera di raggiungere la Norvegia.
“Un enorme desiderio: Vivere una vita normale”
Secondo Sinigallia, quasi quaranta persone sono partite per la Francia ma sono tornate indietro Mercoledì, 15 ottobre: “Penso che i confini sono stati chiusi perché il flusso è iniziato a diventare importante”, sostiene Sinigallia. Data l’urgenza, il sindaco della città di Milano Giovedì, 16 settembre, ha dichiarato lo “stato crisi”, ha informato un portavoce, Gabriella Polifroni. “All’inizio, li abbiamo lasciati cercare un alloggio in alberghi o in appartamenti, ma non vogliono restare a Milano e neanche in Italia. Il desiderio di lasciare l’Italia è giusto, non possiamo obbligarli a rimanere”. Tuttavia per far fronte alla emergenza, il sindaco sta cercando di negoziare l’accesso alle docce calde gratuite messe a disposizione alla stazione. Ma la città non è in grado di gestire questa situazione e di conseguenza chiedono gli aiuti promessi dal Governo dopo la tragedia di Lampedusa, che ha ucciso centinaia di migranti”. Attualmente, c’è un ampio divario tra le decisioni politiche e le esigenze umanitarie”, spiega Gabriella Polifroni. Questa situazione assume anche una dimensione psicologica per i rifugiati, avverte Sinigallia. “Queste persone in antecedenza avevano cominciato a ricostruire le loro vite ed erano entusiasti. Ma adesso che hanno rubato i loro soldi, e sono stati restituiti a un paese nel quale non vogliono rimanere, hanno il morale completamente a terra”. “C’è una madre che ha partorito sulla barca mentre era diretta a Lampedusa, ed è stata accolta da una famiglia della zona, ma il marito è depresso perché non sa cosa fare, e neanche dove andare”, ha asserito prima di concludere che: “Queste persone sono molto forti e hanno anche sofferto molto, ma resta comunque il grande desiderio di ritornare ad avere una vita normale e di grande dignità”.link aiuoOfficial website AIUO:http://ftp.aiuoumanitariaopere.altervista.org/
Source: lematin.ma

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