CULTURA

Le vedove indiane, condannate ad una morte vivente

Sabrina Carbone
donna indiana“Da quando mio marito è morto nessuno mi ha rivolto più la parola. Penso che il mio destino è quello di soffrire”. Questa è la realtà che deve affrontare Kullayamma accanto a altre tre milioni di vedove che vivono nello Stato di Andhra Pradesh, nel sud dell’India. Queste donne sono considerate di cattivo auspicio, e la tradizione indù le condanna a una morte vivente. Dieci giorni dopo che aveva dato alla luce il suo primo figlio, il marito di Kullayamma è morto in un incidente stradale. Aveva solo 20 anni quando è tornato a casa dai loro genitori, ma i primi cinque mesi ha dovuto dormire per strada, come vuole la tradizione. Ha cercato di costruire una capanna in un terreno vacante, ma il proprietario del lotto, vedendo quello che lei aveva fatto, aveva aggredito fortemente la ragazza, e a causa di ciò ha dovuto essere ricoverata in ospedale. Invana è stata la sua denuncia alla polizia. Ora, i suoi genitori le permettono di dormire nella casa di famiglia mentre il fratello è fuori, ma teme che al suo ritorno dovrà tornare a vivere in una capanna che ha costruito con foglie di palma. Le manca sua figlia di sette anni, che ha internato in una scuola del Governo, ma, ha affermato, “Almeno sono sicura che riceve tre pasti al giorno”. A 27 anni, Kullayamma ha uno stato molto debole di salute e, anche se il medico le ha consigliato di riposare ogni giorno lavora come operaia per portare a casa 80 rupie (€ 1). “La mattina presto vado a lavorare in montagna, lontano dal villaggio, per non attraversare incrociare i vicini e di conseguenza evitare ulteriori problemi”, racconta con rassegnazione. La gente del villaggio la maltratta e la insulta perché credono che se una vedova attraversa la strada porta sfortuna. Una convinzione che mina l’autostima delle vedove indiane, che non sono nemmeno autorizzate a partecipare alle celebrazioni famigliari. Gangarathna ha 23 anni, tre figli e una condanna a vita: Portare il lutto per suo marito che ha abusato di lei per anni. Dopo la migrazione verso la città di Bangalore, l’uomo alla fine è morto a causa della sua dedizione all’alcool. I suoi genitori l’avevano data in sposa all’età di 15 anni a un uomo che aveva il doppio della sua età. La conseguenza di questa pratica comune in India è la vedovanza delle donne in età precoce. Secondo gli ultimi dati del 2001, a Andhra Pradesh 14.000 sono le vedove inferiore che hanno una età inferiore a 19 anni. Gangarathna e Kullayama e non possono indossare ornamenti o gioielli per abbellire il loro corpo come invece fanno le altre donne. Dopo la morte dei loro mariti, entrambe hanno dovuto sottoporsi a un rituale traumatico o meglio le donne della loro famiglia e i loro vicini hanno rotto i braccialetti che loro indossavano in modo che chiunque può conoscere il loro status di vedove solo guardandole. “E’ la tradizione, se non faccio tutto questo la società non mi accetta”, continua Gangarathna. Eppure, questo è la cosa meno importante per le due donne che lottano per andare avanti nel loro quotidiano.
Alla conquista della vita e del rispetto
Kullayamma riceve una pensione da parte del Governo di Andhra Pradesh che ammonta a 200 rupie al mese (2,50 €). Nonostante la scarsità di questo aiuto, è una fortuna, perché il sistema pensionistico del Governo centrale rilascia questa somma di età compresa tra i 40 e i 59 anni. Tuttavia, questo supporto non garantisce la sopravvivenza delle donne o dei figli a carico. “Il problema principale che devo costantemente affrontare è la povertà, se avevo i soldi tutti mi portavano rispetto”, precisa Kullayamma. Il caso di Gangarathna, che è appena tornata nel suo villaggio, è stato recentemente rilevato dal personale del VFF, che contribuisce a tuffarsi nella burocrazia per beneficiare anche di questa pensione. La Fondazione offre un supporto nutrizionale, composto da 5kg di Raggi (cereale nutritivo), 5 kg di riso, due litri di olio, 5kg lenticchie e 15kg di grano al mese. Nei prossimi mesi entreranno a far parte del sangham del loro popolo allo scopo di rafforzare la loro autostima, di prendere parte alla comunità e di avviare progetti di risparmio. “Ridurre l’esclusione sociale e la stigmatizzazione delle vedove, garantire che le stesse godano dei diritti è uno dei principali obiettivi della Fondazione”, asserisce Doreen Reddy, direttore del settore femminile. Kullayamma sangham già partecipa con il suo sangham al programma “Woman to Woman”. Con i soldi che ha risparmiato in queste sette anni vuole costruire una casa che le dia sicurezza, una vita dignitosa non solo per sé stessa ma anche per sua figlia e per riconquistare il rispetto dei suoi vicini di casa”. Se riuscirò ad avere una bella casa tutte le persone torneranno ad avere un dialogo con me”, ha concluso la donna, che nonostante le difficoltà non perde la speranza di abbattere i pregiudizi di una società che l’ha condannata alla marginalizzazione solo perchè ha avuto la fortuna di avere una vita più lunga di quella di suo marito.

Aesha ha quasi ricomposto il suo viso
Sabrina Carbone
Aesha recupera su rostroAesha Mohammadzai si guarda davanti allo specchio e in mezzo alla fronte del suo giovane volto c'è una parte in più che Aesha aveva perso. Infatti nel 2001, era comparsa sulla prima pagina del quotidiano 'Time' in seguito alla sua mutilazione. I suoceri, il marito e i talebani le avevano amputato: Le orecchie e il naso come punizione per essersi data alla fuga. Il suo volto era stato completamente sfigurato ed è diventato il simbolo delle donne oppresse, un promemoria di ciò che può tornare a essere l'Afganistan se i talebani riprendono il controllo. Oggi, lei deve solo fare un piccolo intervento chirurgico per avere di nuovo il naso che aveva. Le procedure sono stressanti. Ha dovuto subire un doloroso ampliamento della pelle sulla fronte, ha dovuto fare innesti di osso e cartilagine. Ma questa estate, finalmente e per la prima volta dopo anni, lei apparirà di nuovo come era prima dell'attacco. Ma la ricostruzione del naso e la ricostruzione di una vita sono due questioni molto diverse. Per il primo, dipende dagli altri, ma per il secondo, è Aesha che dovrà fare il lavoro.  Quando la ricomposizione del suo volto sarà completamente portata a termine, allora crederà che ogni cosa è possibile per lei e per la sua famiglia: l'istruzione, la carriera, l'indipendenza. "E' una ragazza molto intelligente. E il suo futuro è davvero nelle nostre mani, ma dobbiamo guidarla, mostrargli ciò che è giusto e ciò che è sbagliato", afferma Mati Arsala, che per lei è come un padre e deve affrontare le sue sfide. "Non esistono limitazioni può arrivare dove vuole", ha aggiunto. CNN ha seguito il viaggio di Aesha negli Stati Uniti da gennaio del 2011. Il suo viaggio è iniziato per alcuni mesi in California, dove ha dovuto sottoporsi a una chirurgia ricostruttiva, ma è stata considerata troppo instabile emotivamente per affrontare la situazione. Poi è stata trasferita a New York, dove è rimasta per un anno in cura presso una associazione non-profit di donne afghane. C'è stato un notevole progresso, grazie all'aiuto di tutor, di lezioni di inglese e delle varie terapie. Tuttavia, la rete di sostegno a New York non poteva darle quello di cui aveva bisogno. Aesha voleva una famiglia. E dopo l'incontro con Mati, con la moglie Jamila e Rasouli-Arsala, la figlia nata dal primo matrimonio di Jamila, Aesha ha lanciato una campagna per unirsi a loro, dopo mesi di telefonate. Sapendo ciò che era accaduto, e credendo che solo loro le potevano dare qualcosa che nessun altro poteva, le hanno spalancato le porte. Alla fine di novembre 2012, è andata a vivere a casa di Fredrick, nel Maryland. "Ho sofferto molto nella mia vita", ha precisato Aesha, giorni prima del suo primo intervento chirurgico nel mese di giugno dello scorso anno, mentre Jamila traduce. "Ora sento che una luce è entrata nella mia vita". I suoi genitori adottivi, tuttavia, ora nuotano in un mare di guai. Alcuni giorni prima di Natale, Mati ha perso il suo lavoro di ingegnere con la Bechtel, dove ha svolto 30 anni di servizio. E Jamila, che era un ginecologo in Germania prima di trasferirsi negli Stati Uniti per unirsi a Mati, ha faticato a portare avanti la sua carriera. Lei deve completare un programma di residenza per esercitare la sua professione negli USA, ma finora è stata in grado di ottenere solo un posto nel programma. Jamila ha trascorso gran parte dello scorso anno a New York, lontana dalla sua famiglia, lavorando in un ospedale di Brooklyn come medico di famiglia, con una bassa retribuzione e dove richiedono molti requisiti per i medici nella sua situazione, sperando che sia di aiuto per una residenza in Afghanistan questa primavera. Ma, per il terzo anno consecutivo, è tornata a mani vuote. La famiglia e la mobilità professionale limitano in parte gli interventi chirurgici di AESHA, che riceve un trattamento gratuito al Walter Reed Army Medical Center Nazionale di Bethesda, nel Maryland. Una volta che il suo naso sarà completamente tornato a posto nei prossimi mesi, i medici si prenderanno cura delle sue orecchie, un processo ricostruttivo è meno ingombrante, ma ciò richiede tempo. Il viso di Aesha in trasformazione, e il senso di pace e conforto della nuova casa in Maryland, è un testamento del suo progresso. Ma come avanza fisicamente ed emotivamente, per altri versi, la vita di Aesha è in attesa, barcollando tra l'inerzia e la regressione. Vive in una bolla protettiva a causa del suo processo chirurgico iniziato 11 mesi fa. Galleggia tra ambulatori e non può correre il rischio di prendere un raffreddore o, peggio, una infezione, e quindi ha smesso di andare alle sue lezioni di inglese ogni settimana e a malapena parla la lingua. A volte rimane sveglia tutta la notte e guarda i video di Bollywood e la produzione di gioielli e dorme durante il giorno. Mati e Jamila le vogliono dare il tempo di guarire. Ora non è il momento di spingere, dicono. Molto presto, quando il suo naso sarà completo, dovrà fare un'altra scelta per andare avanti. Ma che ne sarà di lei? Lo specchio non può dare queste risposte. Se siete interessati a fare una donazione al personale che sostiene Aesha nel suo cammino, visitate il sito web creato a giugno 2012 dalla famiglia che si prende cura di lei: Il viaggio Aesha. Font:http://cnnespanol.cnn.com/2013/05/11/aesha-recupera-su-rostro/

Revocati alcuni gruppi anti-religiosi sui social network in Libano


Sabrina Carbone
In Libano, gruppi online dedicati alla lotta contro i discorsi confessionalisation sono aumentati negli ultimi mesi sui social network. Il loro obiettivo è quello di "ripulire" il tessuto da coloro che tengono discorsi settari e che incitano all'odio.
Discorsi settari, discriminatori e razzisti, provocati e alimentati da tensioni politiche e religiose in Libano, sono emersi soprattutto a causa della crisi in Siria. E dal momento che i libanesi sono molto legati ai social network, l'influenza di questo discorso sulla mente e sul comportamento delle persone è tutt'altro che trascurabile.
Libano, attivo sui social network806154_112327302113_0
Il Libano in realtà rientra nella Top 5 regionale in termini di diffusione di Facebook, Twitter, Linked-in e altre piattaforme. Un milione e mezzo di libanesi sono collegati regolarmente ai social network, e ciò corrisponde a quasi un terzo della popolazione. Dall'inizio della crisi in Siria, il Libano si è scatenato sui social network in senso negativo. Spesso la battaglia virtuale prende una connotazione settaria, specialmente tra sunniti e sciiti. Insulti, istigazioni all'odio, controversie sulla legittimità tra le due ali dell'Islam. La scorsa settimana, la cyber-guerra si è accesa dopo la chiamata alla jihad lanciata dai due sceicchi sunniti fondamentalisti per sostenere i ribelli siriani contro l'Hezbollah sciita, che accusano di combattere a fianco del regime siriano. I cristiani sono in qualche modo vittime collaterali del conflitto tra sunniti e sciiti. Per esempio, la partecipazione del Patriarca maronita alla cerimonia dell'investitura del nuovo capo della Chiesa ortodossa a Damasco a febbraio, aveva provocato un violento scontro. Alla radice di questo incidente, una piccola frase di un militante sunnita che ha accusato il vescovo di celebrare una "Messa satanica" nella capitale siriana. Il commento ha causato un vero e proprio putiferio. Questo deriva settaria è ovviamente molto infelice, e hanno deciso di organizzarsi. Questi giovani hanno una tendenza politica libanese e varie affiliazioni religiose, i quali, però, hanno una cosa in comune: Il loro rifiuto ai discorsi settari, alle provocazioni religiose e agli incitamenti all'odio. Hanno formato gruppi di azione e creato pagine su Facebook per denunciare e lottare contro coloro che incitano alla violenza. L'ultimo tra questi gruppi è chiamato "Gli attivisti contro il settarismo". Ma esistono anche altre pagine, più vecchie, come "Giovani per un Libano secolare" o "Libanese prima di tutto"
La polizia anti-religiosa
In una prima fase, gli utenti di Internet libanesi sono incoraggiati a segnalare contenuti razzisti e odiosi sui social network di attivisti che sono chiamati la polizia anti-religiosa. Dopo il lavoro di revisione, e controllando se questo contenuto è in realtà considerato razzista e settario, viene lanciata una campagna di denuncia per spingere gli amministratori di Facebook a rimuovere determinati contenuti, e sono già riusciti a chiudere diverse pagine o a costringere gli altri a modificare il loro contenuto.


I dervisci rotanti di Istanbul




Sabrina Carbone
'Danzare come un derviscio'images (1)
Una delle icone che gli stranieri associano ala Turchia è quella del derviscio. Indossa una veste bianca e un alto cappello di feltro, un Suni musulmano dell'ordine Mevlani entra in trance e con tutta la solennità e la devozione dei fedeli, inizia a formare dei vortici e poi ancora vortici e vortici ancora. Come tutti i turisti, abbiamo sempre voglia di sperimentare, o almeno vedere, importanti cerimonie o tradizioni del paese che stiamo visitando, questa è una di quelle cerimonie. Nel mese di dicembre, ogni anno, vengono allestiti molti spettacoli a Konya, ma è possibile vedere una versione ridotta e un po 'informativa ogni giorno al Hoja Pasha Centro Arte e Cultura di Istanbul. Lo spettacolo si svolge da quasi 550 anni nella restaurata Haman (bagno pubblico) e costa circa 40 TL. Per un'ora di spettacolo. E' un piccolo locale dove si può vedere e sentire tutto molto bene, indipendentemente da dove siete seduti. La danza inizia con un po 'di musica tradizionale, e poi lentamente i Dervisci escono, rivelano le loro vesti bianche, pregano, e cominciano a girare.
Dervish6E 'una cerimonia toccante, e solo per un tempo sufficiente per apprezzare davvero la loro devozione. Source http://www.reflectionsenroute.com/blog/2009/09/18/marveling-at-the-whirling-dervished-in-istanbul/




Il Ciborio di Alpais
Sabrina Carbone
581421_10151102004162602_26159558_nSecondo una antica tradizione, questo ciborio era stato ritrovato a Montemaggiore vicino Arles. A causa della mancanza di documenti, la sua provenienza non è stata ancora verificata. E' una delle più celebri creazioni degli smaltatori limosini. Questa opera porta in effeti una scritta che attesta la sua esecuzione a Limoge e precisa non solo il nome del suo autore, ma anche gli elementi essenziali della storia degli smaltatori limosini. Tuttavia la perfezione tecnica e lo stile ne fanno un'opera d'arte del 1200. Una abbondante iconografia è composta da due coppe rigonfie incastrate l'una nell'altra e posano su un piccolo piede conico. Quest'ultimo è ornato da personaggi e da mostri che corrono attraverso dei racemi trattati in maniera molto dolce. All'interno della coppa superiore è incisa la mano di Dio che benedice, all'interno della coppa inferiore è possibile vedere un angelo a metà busto circondato da una scritta. All'esterno i busti di numerosi angeli, dei dodici apostoli e dei quattro profeti, formano alcune losanghe, e sono trattati in smalto champlevè. 269410_10151102004062602_1965250953_nInfine la coppa superiore è sormontata da un pomello composto dal busto degli angeli. L'elemento del decoro che ha suscitato i maggiori commenti è il fregio dei caratteri "pseudo cufico" che corrono intorno al labbro della coppa inferiore. Questo ornamento era ricorrente a Limoges e introdotto in Aquitania dopo tanti anni. L'inizio di una mutazione stilistica il trattamento delle figure delle coppe, molto stilizzate, è stato ritrovato in numerose opere del XII secolo e in particolare a Limoges, sulla teca di Ambazac per esempio. Eppure queste teste si distinguono dalle altre opere a causa di un addolcimento del contorno e dell'espressione, tendenza che è riscontrata nei personaggi del piede e del pomello. Gli stessi drappi dei busti sono ancora marcati dalle tendenze lineari romane, ma i personaggi del piede presentano alcune animazioni che annunciano il gotico.311260_10151102003897602_170852427_n Il ciborio è dunque un'opera cerniera marcata dalla prima arte gotica essendo ancora una impronta della sopravvivenza dell'arte romana. Un raro esempio di firma dello smaltatore limosino, l'iscrizione all'interno della coppa inferiore rivela che un certo G. Alpais aveva realizzato questo ciborio a Limoges e che rivendica la patermità della sua prima opera. Questo personaggio è stato designato come il "Maestro " e appare in numerose riprese negli archivi limosini. Anche se abbiamo poche informazioni a riguardo, questo ciborio è la prova che il maestro Alpais era un virtuoso del lavoro in smalto champlevè. Ha saputo inoltre esporre un largo ventaglio di tecniche d'oreficeria applicate a perfezione in quest'opera.


Grandi appuntamenti coronano Versailles: Il Gran Carosello Reale e il Gran Ballo in maschera Kamel Ouali
Sabrina Carbone
Per la prima volta dal 1686, il Castello di Versailles riporterà alla memoria ilImmagine Gran Carosello Reale. Cavalli, costumi barocchi e la stessa musica barocca renderanno questo spettacolo uno dei più prestigiosi tra tutti gli svaghi della Corte. Il Carosello è stata la forma principale di spettacolo in Francia per vari secoli, prima di inventare l'Opera. Ereditato dal Torneo medioevale, è stato un intermediario tra le sfilate equestri e i giochi di guerra italiani. Numerosi caroselli che risalgono all'epoca di Luigi XIV sono rimasti celebri, in particolare quello del 1662 svolto nella Corte del Palazzo de Tuileries o anche quello che ha aperto la grande Festa dei Piaceri dell'Isola Incantata allestito a Versailles nel 1664. Il Gran Carosello Reale avrà luogo nei giorni 4, 5, 6 e 7 luglio del 2013.  La regia è curata da Jean-Philippe Delavault. Il Gran Carosello Reale di Versailles versione 2013 riunirà gli elementi essenziali del Carosello del passato: La magnificenza dei cavalli, gli esperti cavalieri e la rappresentazione del Re e dei Grandi che realizzeranno uno spettacolo allegorico dove le virtù del Monarca sembrano essere in piena luce. La musica barocca darà valore allo spettacolo, guarnito di sontuosi costumi che agghinderanno i cavalieri dell'Accademia Belga di Equitazione e il corpo di acrobati, il gran finale sarà battezzato dallo spettacolo pirotecnico realizzato dal Gruppo F, che firma i grandi spettacoli di Versailles dal 2007. Altro avvenimento importante a Versailles è stato ilImmagine Gran ballo in maschera Kamel Ouali. Dopo il successo del Carnevale di Venezia a luglio del 2011 e il Ballo in maschera del 2012, l'Orangerie di Versailles ospiterà il Gran ballo in maschera Kamel Ouali, venerdì 14 giugno 2013 ha aperto le danze da mezzanotte fino all'alba. Luogo simbolico e sublime eco delle feste reali del Grande Secolo, l'Orangerie ha riaperto le sue porte al happy few ed è diventato, per una notte, la sala da ballo più fantastica. Accompagnato da 50 artisti, Kamel Ouali, ha creato una atmosfera meravigliosa e ha incorniciato di sublime bellezza questi luoghi dove sono stati fondati generi e epoche.

Atto vandalico sull’Elefante di Luigi XIV

Sabrina Carbone
2382236_la-galerie-de-l-evolution-du-museum-d-histoire-naturelle-a-paris-le-5-fevrier-2010Un giovane uomo nella notte tra venerdì 29 e sabato 30 marzo, è entrato furtivamente nel Museo di Storia Naturale di Parigi e ha tagliato con una motosega la zanna destra dell’Elefante che era appartenuto al Re Sole. Fermato dalla polizia l’individuo non ha spiegato le ragione dell’atto. L’animale, ora uno scheletro imbalsamato, era stato offerto a Luigi XIV, il Re del Portogallo nel 1668. Era vissuto fino al 1681 nel serraglio di Versailles, hanno affermato dal Museo. Il valore della proprietà è l’ambito avorio. “Il valore storico è leggermente più alto, ma non misurabile”, ha dichiarato ai giornalisti, Jacques Cuisin, incaricato di coordinare la preparazione del restauro nei laboratori del Museo. Secondo Cuisin, le zanne dell’animale non sono originali ma sono stati riportate sull’elefante e risalgono al XIX secolo. ”Il cranio è in ottime condizioni, e ciò consentirà un restauro abbastanza facile”, precisando, che hanno riparato una zanna “come un dente”, e aspettano a riguardo di vedere dove l’incisivo è stato “frammentato”. “C’erano molti frammenti sul pavimento”, ha commentato Cuisin. Il Ministero della Ricerca, che ha deplorato “Il degrado del campione di grande interesse storico e scientifico”, ha riferito in una dichiarazione che “Contribuirà con il team del Museo a studiare le condizioni per il suo restauro”. La polizia, confermando le informazioni rivelate dal Parisien, ha reso noto che il ladro è stato arrestato dalla Brigata Anticrimine (BAC) nei pressi del Museo, sito nel distretto di Parigi. Secondo il team del Museo alle tre del mattino, il giovane ladro si è arrampicato, ha rotto una finestra di 8 mm (a destra: 8 mm) di spessore ed è entrato nella “galleria di anatomia comparata “, che contiene migliaia di scheletri nelle grandi vetrine e altre più imponenti, non protette, compreso quello dell’elefante. Il Museo Nazionale di Storia Naturale, insieme ai 62 milioni di copie, è una delle istituzioni leader a livello mondiale di questo tipo, congiuntamente al Museo di Storia Naturale di Londra.
L’atto di uno squilibrato?
L’incidente è durato non più di tre minuti, secondo il parere del Museo. L’allarme è scattato molto rapidamente, il tempo per il giovane di tagliare quasi il 90% della parte visibile della zanna (circa 3 kg) e si è dato subito alla fuga attraverso la finestra che aveva rotto. Quando gli agenti di sicurezza sono arrivati sul posto, la motosega era ancora accesa. Nessun movente è stato avanzato nel tardo pomeriggio di sabato, ma la ONG Robin Hood ritiene che “Qualunque sia stata la motivazione del ladro d’avorio, questa hold-up è da prendere sul serio”.  ”Può essere una iniziativa personale, o un furto su commissione o l’emergere in Francia e in Europa di una nuova rete sotterranea del commercio di avorio”, ha sottolineato Cuisin. Il Museo, non ha escluso l’atto di un uomo “pazzo”. “L’Anatomia comparata è il mondo degli scheletri e della morte”, ha osservato Cuisin.
Il Museo accoglie circa 1,9 milioni di visitatori ogni anno.
Nel mese di dicembre del 2011, un corno di rinoceronte bianco è stato rubato dal Museo della caccia e della natura a Parigi da criminali che avevano fatto uso di gas nervino contro le guardie. Questo furto è stato considerato un esempio di esplosione della criminalità destinata a alimentare il mercato asiatico, dove vengono riconosciute delle proprietà afrodisiache al corno di rinoceronte, e viene venduto per decine di migliaia di euro. Il ladro del Museo di Storia Naturale è stato messo sotto custodia cautelare. L’indagine sarà condotta dalla polizia di sicurezza di Parigi, hanno precisato le Forze dell’Ordine.

Napoli e la storia dei caritatevoli “caffè in sospeso”


Firmato Sabrina Carbone
ImmagineNella maggior parte dei casi Napoli viene scoraggiata da un empio giudizio che denigra quello che in realtà la gente, la storia, la cultura e la tradizione napoletana possono offrire. Napoli è mille colori, è la voce dei bambini, come ricorda la bellissima canzone di Pino Daniele “Napule é”. I fatti di cronaca, celano la gentilezza che i napoletani in cuor loro hanno, e come del resto la gente del sud, che è più calorosa, più famigliare, nulla a togliere alla gente del nord ma l’aria, lasciatemelo dire con tutti i suoi pro e i suoi contro è completamente diversa. Quella che sto per raccontare è una bellissima storia che mi hanno raccontato i miei amici spagnoli e la voglio raccontare perchè finalmente non parliamo di Napoli in maniera “assurda” ma della gentilezza della quale noi tutti dovremmo prendere esempio. I miei amici sono entrati in piccolo caffè, a Napoli, e hanno chiesto di sedersi a un tavolino. Dopo poco entrano due persone ed esclamano: “Cinque caffè, due sono per noi e tre “In sospeso”. Pagano i cinque caffè, bevono i loro due caffè e escono dal bar. Il mio amico chiede: “Cosa sono questi caffè in sospeso?” e il barista risponde: “Aspetta e vedrai”. Poi entrano altre due ragazze e chiedono due caffè e pagano normalmente. Dopo un pò entrano tre avvocati e chiedono 7 caffè: “3 per noi e 4 in sospeso”. Pagano i sette caffè, bevono i loro tre caffè e escono anche dal bar.Immagine
Poi un giovane chiede due caffè, ma ne beve solo uno e paga entrambi. I miei amici parlando e scherzando guardavano con curiosità questo via vai di persone che lasciavano i loro caffè “in sospeso”. La Piazza era illuminata dal sole che entrava con uno spicchio di luce anche nel caffè dove loro erano seduti. Ad un tratto sulla porta appare un uomo, con i vestiti sgualciti e la sua aria mendicante e chiede a voce bassa: ” Hai qualche caffè in sospeso?” Questo tipo di carità, viene fatta proprio a Napoli. La gente paga anticipatamente il caffè a coloro che non possono permetterselo, a coloro che non possono permettersi il lusso di un caffè caldo. E in quel bar non solo lasciano pagati in sospeso i caffè ma anche il pranzo. E’ una abitudine che è andata oltre le frontiere dell’Italia ed è stata estesa a molte città di tutto il mondo. Sono rimasta emozionata dal racconto di questa bellissima storia e aggiungo che anche io quando esco da qualche Centro Commerciale e al mio ingresso ho visto una persona che aveva bisogno di mangiare ho fatto a meno del mio panino per regalarlo al mio prossimo.

Campagna delle Rose: Allarme sicurezza del YWCA (Associazione Giovani Donne Cristiane)

Sabrina Carbone
L'allarme di sicurezza del YWCA, disponibile in inglese e in francese, permette ai suoi utenti di beneficiare di una funzionalità unica grazie a una sirena che può essere attivata premendo il bottone di sicurezza o provando tramite l'i-Pad o l'i-Touch. Questo apparecchio offre ai canadesi delle informazioni sulla sanità e sulla sicurezza diretta alle giovani donne, per conoscere, domande e risposte sulla sanità e il benessere delle donne e pone l'accento sulle relazioni e le interazioni sociali, i suggerimenti e gli insegnamenti utili per la sicurezza e il benessere, i legami verso le associazioni della YWCA attraverso il Canada come anche con gli altri centri di crisi e di risorse sanitarie, l'invio urgente dell'appello SOS e la richiesta d'aiuto verso un numero amico o verso un membro della famiglia quando l'utente è in pericolo.
Elementi salienti:
. Servizio in lingua francese e in inglese
. Varie regolazioni della sirena
. Accesso a una biblioteca sulla salute delle donne
. Attivazione della sirena invio di una richiesta d'aiuto urgente a un contatto prestabilito che indica le   coordinate approssimative o richiesta di aiuto urgente verso un numero pre-registrato
. Istruzioni e informazioni sulla sanità e il benessere delle donne
. Connessione diretta alla YWCA più vicina in base all'urgenza, ai centri di sanità e alle cliniche.

I giovani valori e la debolezza dello yen segnano la Fiera di Tokio

Sabrina Carbone
La Fiera dell'Arte di Tokio (Art Fair Tokio) è stata inaugurata con la speranza che la debolezza dello Yen spinga le vendite internazionali in una edizione dominata dai giovani valori asiatici. In totale 142 Gallerie, la maggior parte delle quali sono giapponesi, si sono date appuntamento all'ottava edizione di questa eclettica Fiera che raggruppa l'arte contemporanea la antichità o i gioielli e che spera di attrarre circa 50.000 visitatori fino al 24 marzo. Gli organizzatori dell'evento, la maggior parte di loro vivono in Giappone, confidano che questa sia una buona edizione in termini di vendite dal momento che la debolezza dello yen è stata svalutata di quasi il 20% alla fine dello scorso anno, abbassando gli acquisti dei clienti stranieri. Il direttore della Fiera, Takahiro Kaneshima, ha dichiarato che è ottimista per il panorama attuale dal punto di vista commerciale e ha sottolineato, in una dichiarazione rilasciata al quotidiano "Japan Times" che l'arte contemporanea giapponese continua a essere molto popolare all'estero e che il suo valore come investimento è aumentato recentemente. Nel campo dell'arte contemporanea le principali gallerie del paese hanno scommesso sui valori giovanili, anche se possono essere ammirate le opere dei principali artisti nipponici attuali, tuttavia la fotografia e la pittura dominano sul resto delle discipline. Anche l'iper-realismo di Hisaya Taira, o i colorati quadri di Chiaki Kohara, sono mescolati con l'opera ispirata di Hiroyuki Matsuura. "E' una vetrina degli artisti non molto consacrati" ha spiegato Yoko Imai, della galleria Scai The BathHouse, una delle fondatrici della fiera di Tokio. Imai ha spiegato che dal 2008 il mercato in Giappone è rimasto stabile a differenza di quello Europeo e Americano, e che l'ambiente in generale è ottimista. Questa Galleria è una di quelle che partecipa alla iniziativa "Discover Asia" che ha come obiettivo di presentare gli artisti di altri paesi come la Thailandia, la Corea del Sud o la Cina, zone dove si cerca di espandere la fiera che fino ad ora ha avuto un ridotto impatto internazionale. In questo senso il The BathHouse presenta in questa edizione i lavori del regista cinematografico e video tailandese, Apichatpong Weerasethakul, molto noto a livello internazionale, ma anche relativamente sconosciuto dai nipponi, come ha spiegato la gallerista. In questa sezione possiamo vedere anche il lavoro del vietnamita Jun Nguyen-Hatsushiba. Nonostante il chiaro dominio delle gallerie della regione, altri paesi come Israele, il Regno Unito e la Russia sono presenti all'ultima edizione di Art Fair Tokio, che per la prima volta include una galleria latinoamericana, quella argentina El Mirador Espacio. "In Argentina il mercato dell'arte è molto piccolo ma tutto il mondo accorre alle fiere latinoamericane o a Miami e vogliamo anche noi provare con un mercato completamente diverso dove c'è un posto libero", ha concluso Mariana Bersten della galleria bonaerense.

WASHINGTON:  Il Rinascimento del Nord Europa

Sabrina Carbone
ImmagineAlbrecht Dürer aveva tutto: L'occhio di un Raffaello, il cervello di un Leonardo, l'aspetto di un ripulito Kurt Cobain. Ha prodotto il più antico noto autoritratto dell'arte europea quando aveva 13 anni, e alcuni dei primi paesaggi stand-alone. Ha portato il calore flessibile della pittura italiana classica nel brivido del nord gotico, e ha trasformato la xilografia da semi-folk a arte per arte, e l'arte è davvero molto sottile. E' stata la star poliedrica di ciò che oggi chiamiamo Rinascimento del Nord Europa. Tradizionalmente, la categoria dei grandi artisti implica quella dei grandi pittori, e Dürer era, anche se c'è ragione di pensare che la sua era più una inventiva, coinvolto ed espansivo nelle sue opere su carta. La prova di tale argomento è a Washington, in una mostra sorprendentemente generosa chiamata "Albrecht Dürer: Disegni, acquerelli e stampe dal Museo Albertina di Vienna". Dürer, era nato a Norimberga, in Germania, nel 1471 dove è morto nel 1528, e dove ha vissuto dal principio alla fine della sua carriera. Alcune delle sue immagini più famose - "Pregare con le Mani", l'acquerello e la pittura gouache come "Il grande pezzo di Turf", sono inclusi tra le 100 opere. Quasi tutte provengono dal Museo Albertina di Vienna, o dal repository premier di arte grafica di Dürer, ma anche lì sono raramente visualizzati in una simile ampiezza. Dürer era figlio di un orafo, e dopo un po 'di scuola di base - da adulto ha lamentato di non aver avuto molto - era prevista l'adesione al mestiere di famiglia. Ma ben presto aveva dimostrato che era destinato a cose più grandi. L'immagine, realizzata nel 1484 con una punta d'argento, raffigura un giovane dai capelli lunghi con un pò di grasso sulle guance e gli occhi spalancati che sembrano avere uno sguardo incantato, quasi certamente, è la sua immagine riflessa. Dürer è il realista irremovibile, il drammaturgo pittorico e il virtuoso formale, che affronta con un mezzo spietato, una punta d'argento, e se viene commesso un errore, bisogna ricominciare tutto da zero, ma la sua abilità lo rendono padrone di tale arte. Per un breve periodo la sua vita ha seguito un normale iter di un artista borghese. Aveva studiato pittura, con una linea laterale in arte grafica, era un affarista garantito. Ha battuto la strada per un anno per controllare le scene in altre città d'arte, come Basilea e Colmar. Nel 1494 era ritornato a casa per sposare Agnes Frey, la figlia di un borghese locale. Il matrimonio era stato organizzato dalle famiglie, ed era socialmente vantaggioso. E' stato un matrimonio d'amore? Difficile da dire. Dürer aveva scritto cose sprezzanti su Agnes ai suoi amici, e il loro connubio era rimasto sterile. Tuttavia in un autoritratto a inchiostro rapido, fatto poco prima del matrimonio, la rappresentava con una riga affettuosa, la descriveva come una ragazza normale con i capelli gawkily e il pensiero flyaway, sotto la sua figura ha scritto la semplice frase, "Mein Agnes". Eppure, subito dopo il suo matrimonio, Dürer era in viaggio di nuovo, da solo. Questa volta era diretto in Italia attraverso le Alpi, e abbozzava paesaggi plein-air durante il suo cammino. Venezia era il suo obiettivo, e era rimasto nella città circa due anni. Quando era tornato di nuovo a Norimberga, nel 1496, portava nel suo bagaglio l'Italia, o l'esperienza dell'arte italiana, e aveva iniziato a sperimentarla. Aveva già iniziato a copiare stampe italiane, iniziando un processo di adattamento ai motivi classici e alle convenzioni gotiche. I risultati, con il loro contorto, e la grazia strenua, non sono facili da amare, ma sono sempre interessanti. Come ibridi postmoderni, la loro forza è proprio nella instabile apparenza, che dirompe sul bordo. In una incisione chiamata "Il mostro marino," del 1498, una donna nuda, cerca con molta difficoltà, di adagiarsi sul retro di un tritone che sembra la voglia portare via. La storia non è chiara, Dürer può averla realizzata solo per fare un nudo. In ogni caso, la sua attenzione sembra disegnata sullo sfondo, un albero-guarnito un paesaggio settentrionale della montagna e le città-fortezza, realisticamente dettagliati in ogni foglia e in ogni pietra. Una volta che i nostri occhi ammirano quest'opera, tendono a rimanere lì, immersi nella natura, lasciando la signora e il suo mostro dietro, strani randagi del Mediterraneo in un alpense.


Tre milioni di persone nella povertà estrema

Sabrina Carbone
La crisi e i tagli hanno colpito con molta durezza la società mondiale le cui rendite sono retrocesse ai livelli del 2001. Tre milioni di persone vivono una situazione di povertà estrema, l'antisala dell'esclusione. E la capacità di acquisto è stata nel 2012 di 18.500 euro, in ribasso rispetto al 2001. I dettagli di questa retrocessione sono stati presentati dalla Caritas spagnola in un informativa che parla di una decade perduta.  Lo scenario che disegna lo studio "Disuguaglianza e Diritti Sociali, Analisi e Prospettive del 2013", elaborato dalla fondazione Foessa (Fomento degli Studi Sociali e Sociologia Applicata) a partire da varie fonti ufficiali evidenzia che questa è una situazione dura senza precedenti recenti, secondo l'entità umanitaria. La discesa della quantità di fluidi che maneggiano le famiglie obbedisce all'effetto combinato della caduta delle entrate (4%) e la salita dei prezzi (10%). Tutto ciò viene tradotto in una povertà che "avanza nella corsa", aggiunge Carlos Susias, della Rete Contro la Povertà e la Esclusione Sociale Spagnola (EAPN), specialmente tra i più poveri. "E' una vera barbarità l'evoluzione degli ultimi anni".Immagine

L'ottanta per cento dei bambini malati di tubercolosi sono stati contagiati dai famigliari senza trattamento

Sabrina Carbone
ImmagineOgni anno è atteso all'INSN la classifica dei 150 casi colpiti da questa malattia. Circa l'80% dei bambini infetti dalla tubercolosi nell'Istituto Nazionale della Salute del Bambino (INSB) sono stati contagiati da un famigliare adulto che soffre della malattia senza essere stato sottoposto a una terapia, ha rivelato Hernan Del Castillo, coordinatore della Strategia sulla Tubercolosi di questo centro specializzato del Ministero della Salute (MINSA). "Rendo noto che ogni anno è atteso all'ISNS una statistica dei 150 casi riguardanti i bambini infetti da questa malattia. I tassi di ricaduta sono bassissimi. Quelli più gravi sono quelli con Resistenza ai farmaci antimicrobici perchè la durata del trattamento è di uno o due anni" ha sottolineato, ragguagliando che nei bambini le manifestazioni della tubercolosi non sono molto chiare come negli adulti, e ha segnalato che il minore non ha tosse, non ha febbre ha solo a volte un decadimento che può essere confuso con stanchezza.
Importanza del depistaggio
"Per questo motivo è importante realizzare il depistaggio dei contatti con gli adulti che soffrono di questo male per identificare sia quelli infetti dalla tubercolosi sensibile che quelli infetti da quella resistente. Ed è proprio qui che dobbiamo vincere la battaglia, in modo da tagliare il numero dei casi dei bambini infetti" ha messo in rilievo Del Castillo.
Prevenzione
Del Castillo ha sottolineato che i genitori devono compiere una adeguata alimentazione davanti ai primi sintomi di problemi respiratori, specialmente se durano da due settimane o più, e devono portare il bambino verso un depistaggio della malattia. "La prima cosa da fare è la prevenzione e in secondo luogo depistare ogni persona che ha la tosse con muco da oltre 15 giorni. Il paziente deve recarsi presso la Asl più vicina e identificare se soffre di tubercolosi", ha concluso.

“21 marzo Giornata mondiale della Sindrome di Down”

Sabrina Carbone 
La causa più frequente delle discapacità intellettuali congenite e la alterazione genetica umana più comune sono: 1 ogni 700 nascite. Secondo la associazione Sindrome di Down (ASDRA), nel Paese circa 4 milioni di persone sono nate con la trisomia 21. L’incidenza aumenta con l’età materna, ed è l’unico dato di rischio dimostrato. Una madre di 30 anni ha una probabilità su 935 di partorire un neonato portatore della sindrome. A 35 anni il rischio cresce fino a 1:352. Alcuni bambini possono avere patologie associate: Cardiopatie congenite, ipertensione polmonare, problemi auditivi o visivi. Quasi tutte vengono trattate con cure mediche o chirurgiche. Oltre alla conoscenza di queste patologie e al controllo, da quando sono molto piccoli, tutto ciò ha portato ad una aspettativa di vita che arriva fino ai 58 anni. La stimolazione precoce e la integrazione sociale e educativa permettono comunque di alzare l’età mentale di queste persone. 

Cinque frasi di Einstein sulla relatività


Sabrina Carbone
relatividadIl 20 di marzo del 1916, Albert Einstein formulava la sua teoria della relatività.
Queste sono le cinque frasi intelligenti enunciate dal fisico tedesco sulla sua più famosa creazione.
1) “Quando corteggi una bella donna un’ora sembra un secondo. Sembra che cammini sui bracieri ardenti, un secondo sembra un’ora. Questa è la relatività” Albert Einstein.
2) “A volte chiedo a me stesso come sono arrivato a sviluppare la teoria della relatività. La ragione, credo, è che un adulto normale non smette mai di pensare ai problemi dello spazio e del tempo. Queste sono cose che vengono pensate durante l’infanzia, ma il mio sviluppo intellettuale è ritardato, e come risultato ho cominciato a pormi domande sullo spazio e sul tempo quando ero cresciuto”, Albert Einstein.
3) “Se la mia teoria della relatività è esatta, i tedeschi diranno che sono tedesco e i francesi che sono cittadino del mondo. Ma se la teoria non è esatta, al contrario, i francesi diranno che sono tedesco e i tedeschi che sono ebreo”, Albert Einstein.
4) “Da quando i matematici hanno invaso la mia teoria della relatività nemmeno io la capisco più”, Albert Einstein.
5) “La teoria della relatività non ha un origine speculativa, ma ciò che deve interamente alla sua origine è il desiderio di fare in modo che la teoria fisica concordi con i fatti osservati”, Albert Einstein.

Prenditi 2 minuti di tempo per leggerlo in realtà ne vale la pena

Sabrina Carbone
403630_507457375982091_1212438390_nUn bambino era fermo, e scalzo davanti a un negozio di scarpe e tremava dal freddo. Una signora avvicinandosi a lui aveva chiesto: ” Mio piccolo amico, cosa stai guardando con tanto interesse in questa vetrina”? E il bambino aveva risposto: ” Chiedo a Dio di farmi avere un paio di scarpe”. La Signora prendendolo per mano e lo aveva portato dentro il negozio e aveva chiesto a un commesso un paio di calzini per il bambino e un paio di scarpe. Aveva chiesto anche se poteva avere un catino con acqua e una tovaglia e aveva portato il piccolo in un camerino del negozio. Con dolcezza aveva iniziato a lavargli i piedi e in seguito asciugati, gli aveva messo i calzini e le scarpe. Lo aveva accarezzato sulla testa e aveva esclamato: “Sono sicura adesso, piccolo amico, che ti senti meglio”. Mentre lei stava per andarsene, il bambino con una esplosione di gioia, l’aveva raggiunta e l’aveva presa per mano, la guardava con le lacrime agli occhi le aveva chiesto :” Lei è la sposa di Dio”? La Signora aveva risposto: ” No, sono solamente una donna che apprezza ciò che lui mi ha dato”. Cari amici, immaginate quanto potrebbe essere diverso il mondo?

Amnesty International presenta il Film per il cambiamento – Rebelle


Sabrina Carbone
rebelle-posterDa qualche parte nell’Africa sub-sahariana, Komona una ragazza di quattordici anni racconta al suo bambino non ancora nato e che sta crescendo dentro di lei la storia della sua vita da quando è stata in guerra. Tutto è iniziato quando è stata rapita dall’esercito ribelle, all’età di 12 anni. La storia continua Komona, viene perseguitata da visioni premonitrici in questo accorato, toccante ritratto di una bambina soldato, del regista canadese Kim Nguyen. Rebelle (War Witch) è il vincitore di 10 premi nel 2013 Screen Awards canadesi, come miglior Film, miglior Regia, miglior Attrice e Attore non Protagonista. La proiezione sarà seguita da una sessione Q & A incentrata sulle questioni endemiche legate alla violenza contro le donne, sia in Canada che all’estero. Amnesty International sarà a disposizione per fornire ulteriori informazioni sulle questioni sollevate dal film e per fornire le opportunità per agire. “Questo è un film eccezionale che affronta il grave problema dei bambini soldato e la storia profondamente avvincente di una giovane che lotta contro gli ostacoli impossibili”, ha dichiarato Elena Dumitru, organizzatrice del Film di Amnesty International per il cambiamento

Epidemia dell’autismo

Sabrina Carbone
diagnosticNessuno discute che ogni volta esistono sempre più casi di autismo. Termini come “epidemia”, “esplosione”, “aumento brutale” appaiono di volta in volta. E tuttavia noi non possiamo essere d’accordo sulle possibili cause o spiegazioni. Cercando di strutturare un dibattito complesso e con molteplici voci, esistono tre tipi di risposta:
1) Il nostro mondo post-industriale. C’è qualcosa nella nostra industria chimica, nel nostro ambiente contaminato o nella sanità industriale, che sono la causa dei nuovi casi di autismo.
2) La nostra biologia del secolo XXI. Abbiamo pochi figli, abbiamo figli in una età evanzata, i geni che trasferiamo ai nostri figli possono apportare più danno di quello accumulato, abbiamo coppie più etereogenee. In sintesi, la nostra riproduzione è distinta ed è incrementata dai casi di autismo.
3)Non esiste questo incremento dei casi di autismo. E’ solo un cambiamento di quello che raccontiamo.
L’idea base è che i bambini da alcuni anni hanno ricevuto un’altra diagnostica o semplicemente non sono stati diagnosticati, e adesso ricevono una etichetta che dice che hanno un disturbo dello spettro autistico (TEA). Sembra che la scienza debba dare una risposta contundente a quest’ultimo punto ma non è così. E qui abbiamo molti fattori:
1) L’autismo è di moda. Per essere un disturbo raro e sconosciuto è sulla bocca di tutti. Non solo dei professionisti, ma anche dei mezzi di comunicazione, della società in generale.
2) TEA è un criterio indulgente. Nonostante le regole del manuale di diagnostica senza grandi rischi (e in qualche occasione, senza molti compromessi). La gente pensa spesso che le diagnosi sono stampi esatti ma non è così, i comportamenti non sono misurati in centimetri o in grammi, i bambini hanno giorni diversi e variabili di pensiero e i criteri espressi tra i professionisti sono enormi.
3) I servizi per un bambino con un TEA sono molto meglio (in generale) che per altre diagnosi come il disturbo del linguaggio o una malformazione intellettuale. Cosciente o incosciente, un professionista può pensare che un bambino o una famiglia sono aiutati più da una diagnosi di autismo che da qualcosa di più vicino.
4) Sia i professionisti che lavorano nel campo dell’autismo, sia la clinica, la educazione, l’indagine, come i propri genitori e famigliari tendono coscientemente o incoscientemente anche a decantare il numero dei casi. Vediamo molto, leggiamo molto, e sembra che questo è il problema più importante in questi momenti anche se dedichiamo a tutto ciò una parte sostanziale della nostra vita.
5) I cambiamenti nei criteri della diagnosi. La neuropediatria è stata sviluppata molto negli ultimi decenni, come anche la neurobiologia, e la psicologia clinica. Bishop ha commentato che facendo uno studio retrospettivo sui bambini ai quali era stato diagnosticato a loro tempo un disturbo specifico del linguaggio dai dieci ai vent’anni, trovava che nella maggior parte dei casi era un TEA. In quel momento, prima della pubblicazione del DSM-IV, questi bambini erano stati catalogati come affetti da un disturbo semantico-pragmatico, ma era stata esclusa la possibilità dell’autismo perchè nel corso degli anni era stato considerato un disturbo molto raro con alcuni deficit sociali e di comportamento molto gravi. Testando con due modelli di diagnosi più accettati (ADOS_G e ADI-R) il 21% dei casi era autismo o un PDD-NOS ma comunque uno dei due, giungendo al 66% di quelli che potevano essere diagnosticati all’interno della categoria dell’autismo.
Brugha e il suo gruppo hanno fatto uno scanning epidemologico di una mostra rappresentativa di adulti in Inghilterra usando il ADOS-G e hanno trovato che i livelli di TEA erano simili a quelli pubblicati recentemente sui bambini. Ciò significa che se usiamo la stessa ferrea diagnosi otteniamo gli stessi risultati in persone nate in decadi diverse. E’ importante menzionare che nessuno di questi adulti che adesso non sono stati identificati come un TEA sono stati diagnosticati prima. In pratica, è una prova importante che non sono aumentati ma comunque tutti questi casi lievi sono passati per inosservati. Non sappiamo se queste ragioni sono sufficienti per spiegare tutti i vari risultati osservati ma sembrano una parte importante che fa la differenza.

La "lettera incrociata" (1859): una ingegnosa forma per burlare le tariffe postali

Sabrina Carbone
carta cruzadaLe tariffe del sistema postale anglosassone agli inizi del XIX secolo, dipendevano dalla distanza del mittente e dalla locazione del suo destinatario come anche dal numero di fogli che venivano usati. Infatti, la tariffa era duplicata se venivano apposti due fogli all'interno della lettera. Come accade di solito, erano stati escogitati diversi sistemi ingegnosi che burlavano questo aumento di costo, come per esempio era usanza scrivere la lettera in un unico foglio a lettere minuscole e sfruttando ogni millimetro di spazio della lettera. Ma la cosa più curiosa era il sistema della "Lettera incrociata". Per prima cosa veniva letta la lettera senza fare caso alle linee incrociate. Dopo girando il foglio a 90° continuavano a leggere le linee incrociate. Può sembrare impossibile a prima vista, ma con un poco di pratica era leggibile, e ancora, riuscivano a scrivere in un unico foglio il contenuto che invece doveva essere posto in più fogli, ottenendo così una notevole riduzione della tariffa postale.
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Non è il marketing sociale è il marketing nel mondo sociale.


Sabrina Carbone
ImmagineLa pubblicità ha riunito la mano del futuro nel terzo Congresso “The future of Advertising” sotto l’egida del MarketingDirecto.com dove gli inserzionisti, i pubblicitari e gli esperti dell’industria hanno condiviso le loro aspettative, previsioni, e i desideri per il futuro di una pubblicità che davanti alla frammentazione dei media, alla esplosione digitale e alla trasformazione dei consumatori attraversa uno dei momenti più complessi della sua storia. “La chiave è nella cooperazione. Se cooperiamo insieme, il Future of Advertising è nostro” ha assicurato Juan Ramon Plana, direttore della Associazione spagnola degli inserzionisti, nella sua presentazione di inaugurazione del congresso. “Gli inserzionisti devono pensare a breve termine e non al tutto per tutto”. Un futuro che per Vicky Nieto capo growth officer di McCann Worldgroup, passa alla difesa delle idee. Alla domanda: “Dopo la rivoluzione in internet, è stato tutto determinato dalla creatività pubblicitaria? Nieto ha risposto: “Credo di no. Penso che alla fine, continuiamo ad avere esempi che dimostrano che solo una buona idea può far amare la marca. E per questo motivo, le agenzie devono scoprire formati e formule da sempre in mano alla innovazione tecnologica, per creare idee che offrono una esperienza unica, al consumatore, invece di chiedere, e apportare un valore emotivo”. ”Prima di arrivare al futuro bisogna riflettere sul presente. E il presente non è il social media, parliamo di marketing nel mondo sociale”, ha spiegato Arturo Marin, direttore di vendite di Facebook. E il marketing deve essere capace di essere incorniciato nel futuro della pubblicità. Sebbene l’integrazione non solo passa per i media e attraverso le piattaforme, deve essere trovata anche all’interno delle agenzie, come ha spiegato José Maria Sanabria, CEO di GroupM. “La funzione della agenzia continua ad essere la stessa: “Aiutare l’inserzionista a ottimizzare i suoi presupposti pubblicitari”, e deve essere fatto anche attraverso il big insights y big analytics, irrigato dal big data. La moltiplicazione delle piattaforme ha fatto in modo che “Il contenuto ogni volta si allontani dalla piattaforma” ha precisato Arturo Larrainzar, direttore dell’area di mercato in Atres Advertising, che sono i grandi gruppi di comunicazione i quali sanno fare i contenuti, come ha evidenziato Sonia Anton, direttrice di analisi di Publiespana, la quale ha sottolineato che questi contenuti adesso devono adattarsi a quelli richiesti dagli spettatori attraverso tutti i monitor. ”L’engagement nella televisione non esiste” ha affermato Gaby Castellanos alla conferenza antecedente. L’esperta del social media è uscita dallo scenario del FOA per condividere con il pubblico la sua filosofia di vita, la filosofia del Karma, e dalla quale è nato un nuovo termine: il Karma Advertising; e il SocialKarma. “Prima era un 1 to 1, adesso è un 1 to community. Le marche devono pensare in maniera umana, come se sono una persona all’interno del contesto”. Inoltre, devono capire che non serve pensare ai seguaci o ai likes, se non generano denaro, e che il consumatore il quale fino ad ora è stato considerato come un soggetto passivo, si è reso conto del suo potere, e lo esige. “Il consumatore controlla, gestisce, e non è nelle vostre mani”. Una importanza sulla quale ha fatto anche riferimento Daniel Calabuig, head of transmedia en DraftFCB. “Le storie sono la distanza più corta tra due persone”, hanno una capacità unica per creare connessioni. Le storie adesso vengono raccontate in una maniera differente, in un nuovo scenario…il mondo. “Le storie non servono per mettere la foto dove importa, ma nel contenuto. La narrativa trasmessa offre la possibilità di disegnare una architettura, di pianificare una conversazione”. Perchè alla fine, “Se essere rilevante è prendere parte alla vita delle persone, è possibile prendere parte alle conversazioni delle persone”. Ma i media? Secondo Ana Castro, le connessioni manageriali di Coca Cola, “I mezzi del futuro dell’anno a venire, oggi non esistono”. Per questo gli inserzionisti devono dimenticare lo scontro tra il modello tradizionale e il nuovo modello, facendo convergere entrambi i mondi, “remare tutte le volte, nella stessa direzione”.

Un taxi magico per i bambini malati


Sabrina Carbone
ImmagineQuando saliamo su di un taxi pensiamo di avere una scarsa conversazione con il conducente, o al massimo domandare qual’è la rotta più rapida, pagare e continuare il nostro cammino. Tuttavia, questa situazione è poco probabile se parliamo del Taxi di Rafael, dove dobbiamo dividere il viaggio con Bob Esponja, Mickey Mouse, Shrek e i Simpson. Rafael Segura è un tassista di Siviglia dal 1985, ma è stata sua figlia Alicia di quattro anni, che adesso ne ha 6, che ha suggerito al padre l’idea di decorare il taxi. “Quando lasciava di lavorare andavo sempre a comprare figurine per mia figlia. Lei le metteva nella sua camera e io le dicevo che la sua stanza era magica, un giorno mi ha detto: “Papà voglio che metti le figurine e i giochi nel taxi così anche lui diventa magico”. Ed è così che è iniziata la storia. Rafael ha iniziato a mettere alcuni giochi e figurine fino a coprire il taxi da cima a fondo. “Quando ho finito di decorarlo, e vedendo che molti bambini viaggiano sul mio taxi, ho pensato che per i bambini malati poteva essere importante essere distratti durante il tragitto in ospedale”. Da quel momento, il tassista ha portato a termine una iniziativa solidale che consiste nel trasportare gratuitamente i bambini malati di cancro, e di altre malattie all’ospedale, in modo che possono svagarsi per alcuni minuti e divertirsi con ogni dettaglio che adorna questo sorprendente veicolo. ”I bambini restano a bocca aperta quando salgono sul taxi, la maggior parte nemmeno sbatte le palpebre, restano incantati. A Natale a una bambina aveva avuto un attacco di allegria, nei giorni scorsi una nonna mi ha chiamato perchè voleva fare una passeggiata con sua nipote nell’auto per il suo compleanno. Tutti i giorni sono diversi, racconta con entusiasmo Rafael. Inoltre la solidarietà di questo sevigliano và ben oltre. In momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo, offre trasporto gratuito alle famiglie senza risorse che accompagnano minori, maggiori o malati tutto a carico suo i quali devono recarsi nelle loro abitazioni o in ospedale. Tutti dobbiamo mettere il nostro granello di sabbia per aiutare le persone che hanno bisogno. E’ una questione di voler apprezzare la vita. Nonostante ciò, questo tassista solidale lamenta di non essere aiutato da molte famiglie. “Non mi chiamano tutte le volte che a me piace essere chiamato”. Per questa ragione Rafael Segura ha posto all’esterno del taxi una figurina con un chiaro messaggio:”Taxi della solidarietà. Gratis per bambini malati 607307414″
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Leggere era una cosa da uomini

Sabrina Carbone
ImmagineNel 1955 Rosa Parks, con la sua ostinazione ribelle, non aveva voluto alzarsi dal suo posto in un autobus dell’Alabama, e aveva dinamitato la segregazione razziale negli Stati Uniti. Un secolo più tardi, Antonia Gutiérrez Bueno, il cui nome nessuno ricorda oggi, seppelliva per sempre la discriminazione del genere che la Biblioteca Nazionale (BNE) conteneva dalla sua fondazione avvenuta nel 1713. Bisogna avere molta sicurezza per resistere alle coazioni senza alzarsi dal proprio posto o per una mattinata e un pomeriggio intero del 1837 sedersi a scrivere al Ministro del Governo per reclamare un caso impossibile. E’ molto probabile che, Antonia Gutiérrez Bueno, credeva che se tendeva la mano poteva toccare la luna, ovvero la Biblioteca Nazionale, un luogo inaccessibile per le donne come la luna, con la piccola salvezza dei giorni festivi, quando le signore potevano visitare la Biblioteca tramite una visita guidata, anche se restava fermo il motto “Vedere ma non toccare”. Antonia Gutiérrez Bueno quando aveva iniziato a scrivere la sua missiva (Madrid 1781-1874) aveva 56 anni, un figlio diplomatico e due imprese. Nel 1835 aveva pubblicato il primo volume di un Dizionario storico e biografico di donne celebri e prima, nel 1832, un libricino con articoli che lei stessa aveva tradotto dal francese sul “colera”, dove tra i tanti trattamenti sperimentati in Francia, figuravano alcuni molto delicati come la applicazione delle sanguisughe. Entrambi i libri rivelano aspetti della sua autrice: l’ambizione intellettuale e l’interesse per la salute pubblica. Aveva vissuto a Parigi, o forse nella New York dell’epoca, fino alla morte di suo marito, Antonio Arnau, e era cresciuta in una casa piena di libri, dizionari e grammatiche di distinte lingue, trattati scientifici e il pianoforte. Antonia era la terza figlia di Maria Ahoiz Navarro e di Pedro Gutiérrez Bueno, un uomo colto che era stato il più grande farmacista del Re e che aveva abituato le sue figlie a pensare oltre le mura domestiche.  ”Il padre era un importante uomo di scienza e Antonia aveva avuto accesso a una educazione inusuale” segnala Gema Hernandez Carralon, capo del Museo della BNE e alla continua ricerca delle tracce della sua prima investigatrice che aveva messo piede nella sua istituzione. “Era stato un amico di Moratin, che lei chiamava Petrus Bonus che aveva soprannominato Antonia, Toinette” ha aggiunto. Gema Hernandez Carralon sospetta, anche se non potrà mai confermare o smentire la sua ipotesi, che Antonia Gutierrez Bueno usava il dizionario come scusa per riuscire a oltrepassare la porta della Biblioteca. Ciò che è certo è che non ha mai pubblicato i volumi di un’opera che aveva firmato con il suo pseudonimo maschile Eugenio Ortazan e Brunet, la quale aveva dedicato al “gentil sesso” come un perfetto cavaliere.
“Dizionario storico e biografico di donne celebri” di Antonia Gutierrez Bueno./BNE
“Essendo difficile e ancor più impossibile, a causa delle sue circostanze, procurarsi i libri dei quali aveva bisogno per continuare la sua opera, e che è stata abbastanza accettata dal “pubblico”, questo fatto aveva sollecitato la scrittrice a scrivere nel 1837 una lettera al Ministro, “Un permesso per frequentare la Biblioteca Nazionale”. La celerità della risposta alla sua petizione non lascia alcuna sorpresa. Un mese dopo la storia era cambiata, a volte propiziata dall’inusuale circostanza che la Spagna veniva governata da una donna, la Regina reggente Maria Cristina che aveva sterrato questo “precetto barbaro” e aveva aperto le porte di tutte le biblioteche pubbliche alle donne. E proprio per questo motivo che il direttore della Biblioteca Nazionale, José Maria Patiño, aveva canalizzato senza troppe smancerie la petizione di Antonia Gutierez Bueno, imbarazzato e con disgusto aveva risposto con uno scritto, diretto al segretario di Stato del Governo, pieno di attacchi ( la sala non è sufficiente per accogliere 5 o 6 donne che pretendono di sfruttare questo beneficio) e rimproveri ( nell’ultimo anno non ho ricevuto un solo maravedì). Una sala piena di donne farà andare alle stelle le spese per la mobilia e per il personale: “Bisogna acquistare tavolini, un braciere, scrivanie e il necessario per le signore allo scopo di mantenere la decenza finora corrisposta”. In definitiva, chiedeva al segretario di “Inclinare il reale animo di Sua Maestà” con l’obiettivo di limitare la autorizzazione per sollecitare la misura presupposta. Alla Regina non era piaciuto il tono, infatti nel secondo dispaccio informava che potevano essere ammesse tutte le donne che sollecitavano la richiesta della Biblioteca, e che “Nel fortunato caso che il numero di 5 o 6 donne ecceda, le faccio presente, che l’aumento delle spese sarà indispensabile”. Nell’espediente conservato nell’archivio della Biblioteca non figura lo storico giorno in cui Antonia entrava finalmente in una biblioteca dove prima di lei aveva fatto il suo ingresso la sua opera, seduta in una sala separata dai lettori maschili, reclamava tutti quei libri che aveva da sempre desiderato consultare. Dopo questa data aveva pubblicato altri articoli in difesa del diritto alla educazione delle donne.


ARSINOE LA SORELLA DI CLEOPATRA


Sabrina Carbone
ImmagineL'archeologa austriaca Hilke Thur assicura che i resti riesumati dalla tomba di Efeso appartengono a Arsinoe IV, assassinata su ordine di suo cognato Marco Antonio. Ma realmente i resti trovati nella misteriosa tomba conosciuta come 'l'ottagono', a Efeso, sono quelli della sorella di Cleopatra, uccisa su ordine del suo amante Marco Antonio? L'archeologa austriaca Hilke Thur, specialista in questa città dell'attuale Turchia, lo assicura. Dieci anni fa, Thur aveva trovato uno scheletro di una donna giovane all'interno di detto recinto funebre. Uno scheletro che, afferma l'archeologa, appartiene a Arsinoe IV, figlia dello stesso padre della famosa sovrana d'Egitto. Thur è in questi giorni negli Stati Uniti, dove partecipa a un ciclo di conferenze sulla sua presunta scoperta patrocinata dalla associazione Amici Americani della Turchia. "Quando ho iniziato a lavorare nel campo dell'architettura dell'Ottagono e nell'edificio adiacente era ignoto a chi apparteneva lo scheletro che c'era dentro. Ho trovato che alcuni antichi scrittori testimoniano che nell'anno 41 A.C, Arsinoe IV, la sorella di Cleopatra era stata assassinata a Efeso da Cleopatra e dal suo amante Marco Antonio", spiega Thur in una intervista rilasciata al giornale "New Observer". "In sostanza, dal momento che l'edificio data, per il suo tipo di decorazione, la seconda metà del primo secolo A.C. tutto ciò combacia perfettamente", assicura l'archeologa.
Una grande scoperta
La Tomba, era stata scoperta rigorosamente nel 1926, e il suo cadavere era stato trasportato in Germania per essere sottoposto a ulteriori studi, e la sua sparizione era avvenuta nella Seconda Guerra Mondiale. L'archeologa Thur ha basato parzialmente i suoi studi sulle fotografie e sui diagrammi di allora. "Arsinoe era riuscita a unire tutte le fazioni egizie, creando un fronte comune contro Roma e Cleopatra. Se realmente sarà dimostrato che i resti trovati sono quelli di Arsinoe abbiamo fatto una scoperta grandiosa" espone l'archeologo Anibal Gonzalez-Arintero, specialista nel mondo classico mediterraneo. Le evidenze scientifiche sono sempre più solide. La prova del carbonio 14 testa che lo scheletro risale all'anno 200, al 20 A.C. e le analisi forensi confermano che le ossa appartengono a una donna di età compresa tra i 15 e i 20 anni, e corrispondono con tutta ipotesi a Arsinoe. Inoltre l'assenza di tracce che possono ricondurre a una malattia o a una morte per denutrimento testimoniano una morte dovuta a un incidente o a una esecuzione. I resti sono stati esaminati dall'antropologo Fabian Kanz, che all'inizio era abbastanza scettico a riguardo. "Cerchiamo di scartare l'ipotesi che afferma che era Arsinoe. Usiamo tutti i metodi manuali per trovare qualcosa che permette di dichiarare: "Non può essere Arsinoe per questo motivo o per un altro", ha assicurato Kanz. Tuttavia davanti alla coincidenza delle evidenze, l'opinione è cambiata poco a poco. L'antropologa forense Caroline Wilkinson aveva ricostruito il cadavere sparito a partire dalle misure prese negli anni 20, e creando una immagine del viso al computer. "La testa ha una forma ampia, ed è una caratteristica riscontrata negli antichi egizi, e nei negri dell'Africa, che suggerisce un mélange ancestrale", ha commentato la Wilkinson dopo aver pubblicato il suo modello, ritratto al computer.
Evidenze irrefutabili
Per Thur, in aggiunta, le evidenze archeologiche sono irrefutabili. "Nella antichità, la gente comune non veniva sotterrata dentro la città, ed è per questo motivo che il corpo doveva essere appartenuto a una persona speciale" continua l'austriaca. "La forma dell'edificio, un monumento funebre imperiale, ricorda il famoso Faro di Alessandria. La parte centrale della torre del faro era ottogonale, cosa abbastanza inusuale per quell'epoca", assicura. Le prove del DNA, certamente, non hanno dato risultati concreti, infatti l'archeologa Thur spiega che lo scheletro vecchio di 2 mila anni è stato manipolato da numerose persone. Ma disdegna le critiche di altri specialisti che considerano che le evidenze sono insufficienti per affermare con certezza che questi resti appartengono realmente a Arsinoe. "Questo tipo di questione accademico è normale. Capita! Rientra nell'impegno professionale" afferma l'archeologa.
L'ASSASSINIO
Arsinoe IV era la figlia propria, come Cleopatra, del re Ptolomeo XII Aulete, anche se di madre diversa. Dopo la morte del monarca, un altro erede, Ptolomeo XIV, era salito al trono ed è per questo motivo che le due sorelle erano state esiliate. Tuttavia Giulio Cesare non tarda a rovesciare Ptolomeo e a far salire sul trono Cleopatra. "L'assassinio di Ptolomeo, che era un bambino, e la incoronazione di Cleopatra al trono attraverso le armi romane non era stato molto gradito dal popolo egizio. Arsinoe e il suo seguito aveva risposto a tutto ciò assediando Cesare e le sue scarse truppe nel palazzo reale di Alessandria, evento che dà inizio alle Guerre Alessandrine", spiega alla ABC l'archeologo Aníbal González-Arintero. Con una scaramuccia, Arsinoe era stata catturata e inviata a Roma come prigioniera prima di essere giustiziata. Tuttavia Cesare aveva deciso di concederle il perdono e risparmiarle la vita per convenienza politica, e la confina a Mileto. Nonostante ciò, dopo l'assassinio di Giulio Cesare, Marco Antonio ordina la sua esecuzione per evitare che Arsinoe poteva reclamare il trono d'Egitto nel periodo futuro". Una vita degna di un racconto di un personaggio storico posto all'ombra degli eventi", assicura l'esperto.

LA SCHIAVITU' INDUSTRIALE


Sabrina Carbone
L'origine della parola spagnola "trabajo" riporta a uno strumento di tortura, detto tripalium. In tedesco e in russo l'etimologia di "trabajo" (Arbeit, rabot), di origine indoeuropea, appartiene alla stessa radice che dà luogo alla parola "robot" che significa "schiavo". Se continuiamo a cercare in altre lingue troviamo esempi simili che, come minimo, lasciano intendere che il lavoro non è un piatto gustoso. I romani e i greci distinguevano tra "labor" e "lavoro manuale" e usavano differenti parole per fare riferimento a ogni cosa. Il lavoro era il da fare dell'uomo libero: la politica, il dibattito filosofico, la caccia, la guerra,mentre le altre cose come, l'attività produttiva quotidiana era affidata agli schiavi. Una idea che, con o senza distinzione terminologica, è stata data a tutte le civiltà della Storia fino ad arrivare ai giorni nostri. Nell'Età Media, nel Rinascimento, e nella realtà fino all'ingresso della dottrina capitalista liberale, il lavoro manuale non solo era una cosa della servitù o delle caste inferiori ma era anche mal considerato. Essere artigiano, agricoltore, era considerato una macchia nel curriculum sociale dell'individuo. Nella letteratura spagnola del secolo d'Oro era uno sfoggio della pigrizia del gentil uomo, che diventava il suo presupposto, lasciando le cose rustiche e di poco conto a colui che guadagnava con il proprio sudore. Questa mentalità è stata conservata per secoli, fino a quando l'auge delle nazioni protestanti e il trionfo della borghesia avevano stabilito una nuova mitologia del lavoro come indicatore di successo, garante della grazia Divina e segno di salvezza. Poco a poco, e superando degli ostacoli, questa filosofia è andata estendendosi per tutto il Globo e nella attualità compreso le nazioni considerate pigre, come quella spagnola, issano la bandiera del lavoro come virtù massima del cittadino. Senza dubbio, l'essere umano cerca di mantenersi occupato o forse è eccessivo considerare, come facevano gli antichi, che il lavoro era la loro macchia. Ma fino a che punto il lavoro è una benedizione così fantastica come vogliono farci credere? Prima di tutto bisogna tenere in considerazione che la storia del lavoro che vendono i grandi mezzi di disinformazione è falsa: Lo schiavo antico non era libero, ma la sua vita non era necessariamente così orribile come viene dipinta nei film. Infatti, la maggior parte degli schiavi antichi conducevano una vita, che secondo la nostra prospettiva, sembra abbastanza normale, o meglio accettabile. Il cinema e la letteratura contemporanea hanno mostrato una immagine della schiavitù antica completamente torva, questo perchè Hollywood, il grande generatore della propaganda del capitalismo, deforma la storia per farci credere, deliberatamente o no, che tutti i popoli hanno trattato gli schiavi come facevano i puritani statunitensi e i civili europei che, durante il secolo XIX, avevano esteso la loro miserabile concezione delle cose in tutto il pianeta. Che la schiavitù, antica o moderna, è detestabile, nessuno lo nega. Tuttavia, bisogna domandarsi se le cose sono migliorate per il lavoratore attuale. La fine della schiavitù non c'è mai stata, nonostante lo continuiamo a credere, dopo il risultato della Guerra di Secessione degli Stati Uniti. Questo episodio locale è servito prima di tutto a liquidare la lotta tra due concezioni economiche molto differenti con la vittoria del capitalismo industriale tale come lo conosciamo. Culminava, in questo modo, durante la seconda metà del secolo XIX, un processo che era iniziato molto prima, agli inizi dello stesso secolo, con le prime leggi britanniche contro la tratta e la creanza degli schiavi.
Curiosamente i britannici erano stati i maggiori negrieri e coloro che avevano ottenuto il maggiore beneficio dalla tratta. Perchè questo interesse più o meno repentino doveva terminare con un negoziato molto soddisfatto? Perchè la industrializzazione, che era iniziata in Inghilterra a partire dagli immensi benefici ottenuti precisamente dal lavoro servile e dalla vendita degli schiavi, aveva manifestato una serie di realtà completamente nuove nell'universo del lavoro e del commercio. La principale e più importante constatazione, fatta nelle fabbriche del Regno Unito, è che un operaio stipendiato lavora meglio, è più affidabile e più economico di uno schiavo. Dall'altra parte, c'era la ferma determinazione britannica di terminare con la competenza "sleale" che per il suo commercio in espansione rappresentava il lavoro schiavista in altre nazioni. Bisognava convincere il mondo della bontà dell'economia capitalista, con il suo mercato di lavoratori liberi. Liberi, anche se sfruttati oltre ogni misura, come mai era stato uno schiavo qualsiasi. Durante il secolo XIX andava stabilendosi il cambiamento necessario della mentalità per adattare la produzione, l'economia, e tutta la società a queste nuove regole di gioco che sono perdurate fino ad oggi. Il concetto di lavoro è stato elevato alla categoria della virtù e allo stesso tempo terminava con la piaga della schiavitù che, certamente, aveva i suoi detrattori come li aveva avuti in tutte le epoche. Certe interpretazioni del socialismo hanno anche contribuito a questo processo, con la sua mitologia del lavoratore come eroe della società. E in questo modo venivano poste le fondamenta del mondo contemporaneo. Il processo era stato rapido e in un certo senso facile ma, certamente, aveva comunque ottenuto delle resistenze. I proprietari degli schiavi, per esempio, non vedevano di buon occhio questa nuova filosofia sociale, e in Spagna addirittura era stato realizzato un partito di negrieri. Inoltre i nuovi lavoratori, (i proprietari) erano liberi, ma in realtà vivevano sotto un regime di sfruttamento disumano, e la sua estrema povertà li legava alle fabbriche e alle botteghe con più solidità rispetto alle vecchie catene. La sofferenza del lavoratore durante la Rivoluzione Industriale costituisce la base del movimento operaio, una forma organizzata e persistente della resistenza che, curiosamente, non era esplosa (salvo casi sporadici come Spartaco) durante i secoli della schiavitù. Il processo era continuato ad avanzare nei secoli XIX e XX, in parte, perchè non mancava di fondamenta morali: La schiavitù era insostenibile non solo economicamente, ma anche dal punto di vista sociale e umano. Dall'altro lato, il cambio di regime della massa operaia era stato accompagnato da alcune "migliorie" che in parte erano il risultato della propria lotta sociale, ma anche l'apporto interessato dei grandi capitalisti. L'educazione obbligatoria, la sanità universale, il servizio militare non classista, le progressive imposte, i trasporti pubblici, la polizia civile, tutta la batteria dei diritti e dei servizi pubblici andavano conformando, lentamente e con grande sforzo, il cosiddetto Stato del benessere, in pratica dovevano e devono nonostante un lato oscuro: Formare una massa operaia non efficiente, ma coniata dalle origini per essere pezzi sani e controllati e produttivi della grande catena di montaggio nella quale andava convertendosi tutta la società, la quale era  concepita come macchina, nella quale ogni essere umano è solo un elemento intercambiabile, prescindibile, con una vita utile e un prezzo calcolato in anticipo. Questo è il gran risultato del capitalismo: La disumanizzazione di Tutto. Non è del tutto strano che è proprio il mondo capitalista, il portabandiera della democrazia e dei diritti umani, ad aver generato le peggiori dittature e commesso le guerre più selvagge di tutta la storia. Inoltre dopo tutti questi processi che sono accorsi nel secolo XX e hanno posto la nostra specie al bordo della estinzione, il processo non è terminato. Nonostante i proclami della I Internazionale a favore della emancipazione dell'operaio, della sua lotta per liberarsi dalle catene del lavoro, e dai brillanti argomenti sul carattere alienante del lavoro stipendiato da parte dei noti autori come Proudhon, Marx o Paul Lafargue, dopo le disserzioni della socialdemocrazia e la vittoria della rivoluzione bolscevica quasi nessuno ha mantenuto la proposta iniziale del socialismo, cioè, la definitiva liberazione dell'essere umano: Quella dal lavoro. Per questo motivo invece, durante il XX e anche il XXI secolo persisteva la maligna idolatria di questo concetto che portava agli estremi deliranti che attesta che anche oggi i ricchi lavorano. Una massa operaia inesauribile, assorbente e alienante con l'unico obiettivo di mantenere la macchina in funzione, senza una finalità chiara e senza un progresso definito (al di là delle invenzioni tecniche). Il risultato? Una umanità sempre più sconvolta. Oggi nell'apogeo della tecnologia, proporre la fine della civilizzazione del lavoro per sostituirla con una cultura dell'ozio e della creazione, molto più umana e produttiva, continua a essere una cosa rara e mal vista. Al contrario, sono stati accentuati tutti i vizi del capitalismo fino agli estremi della pazzia. Se la educazione pubblica era stata all'origine una intenzione umanista, oggi con o senza piani Bologna, non cerca nemmeno di dissimulare che lo scopo determinante del sistema educativo non è altro che disciplinare i figli dei lavoratori e generare "professionisti" tra i rampolli delle classe abbienti, per corrispondere a una società ogni volta più disuguale e classista. Allo stesso modo, la sanità sembra orientata più a una officina per le riparazioni che a un sistema che garantisce la salute comune. Il trasporto pubblico fomenta l'espansione urbana e allontana le persone invece di avvicinarle. La polizia, che storicamente era sorta come parte della protezione civile e dell'ordinamento amministrativo della Res Publica, sotto il concetto della protezione del cittadino, non nasconde la sua funzione pretoriana e repressiva a favore dei più abbienti e della proprietà privata. E quindi la desiderata società globale è diventata un tormento ossessivo del controllo, della produzione e del consumo.
Negli ultimi anni il fenomeno del declassamento nelle società sviluppate ha fomentato questa situazione. La classe operaia, che costituisce la maggior parte dell'umanità, ha creduto di essere la classe media e ha adottato i vizi di questa casta grigiatsra che è distinta solo, come indica il suo nome, dalla completa mediocrità. Lo schiavo e l'operaio sperano nella rivoluzione e nell'orgoglio del lottatore, ma l'homo urbano contemporaneo aspira solo a consumare sempre di più e non ha altra scelta che il denaro, del quale mai dispone in quantità sufficiente, ma che adora, e in tutto questo le classi condividono la fede, come l'unico vero Dio. Il servum romano e medievale, il lavoratore antico, che sia stato o no uno schiavo, non sempre è stato incatenato, non viveva soggetto agli orari rigidi e al suo calendario di lavoro, era stipato di feste e giorni di riposo. Il lavoratore attuale non conosce il riposo. La sua mal pagata giornata è prolungata negli straordinari che regala al padrone in cambio del privilegio di poter lavorare. E nei suoi momenti liberi è sottomesso a una routine stancante dell'ozio-consumo che lo rimanda ancor di più, a queste catene invisibili dalle quali la maggioranza non riesce ad allontanarsi per tutta la vita. Charlie Chaplin aveva riflettuto magistralemente nel film "Tempi moderni" sostenendo: Il lavoratore della società industriale è lo schiavo più schiavo di tutte le ere, e non può essere considerato neppure essere umano. E' solo un ingranaggio, e come tale, mutevole, e prescindibile. La schiavitù industriale è il gran regalo quotidiano che ha fatto a tutti noi il capitalismo. Dietro lo splendore di una società tecnica, piena di luce e di concetti belli,è nascosto il peggior momento di tutta la storia della civilizzazione. La paura lo domina interamente. Paura dello Stato e delle sue forze repressive, paura della disoccupazione, della miseria, della delinquenza, delle malattie, del clima. L'etimologia del Tripalium forse è falsa, ma la società idolatrica del lavoro è diventata la vita dell'essere umano con un tormento peggiore e più duraturo di quello di Sisifo: Ansietà, ossesione, angoscia, prodotta da una precarietà eterna che frena tutti ad accedere al falso paradiso del consumismo. E adesso il padrone non è nemmeno obbligato a dare vitto e alloggio allo schiavo. In tempi remoti i padroni più spregevoli, risparmiavano "ahorro" il vecchio schiavo. Da qui deriva il termine "ahorrar" risparmiare, e in questo modo, quando il servo non poteva lavorare più, i padroni evitavano di fargli pagare la manutenzione e l'alloggio a coloro che erano stati suoi servi. Una società sana deve aspirare ad abolire il lavoro, come era stato suggerito l'ultima volta a Maggio del '68. Per questo motivo inventiamo macchine per lavorare sempre meno. Certamente non sono mai esistiti tanti lavoratori che lavorano come lavorano oggi. Che cosa manca? Dietro la paura dei poveri c'è la paura di essere ancora più poveri.



Quando l'arte ha iniziato a disturbare le nonne

Sabrina Carbone
Screenshot-21_02_2013-9_39_38Un giorno, un tipo francese chiamato Monet lavorava su un quadro che lui aveva chiamato "Impressione: sole nascente". Da quel giorno iniziava una nuova corrente artistica chiamata Impressionismo. Quello che 'più o meno' emerge mettendo a confronto le varie epoche artistiche, dal momento che in questo senso niente è conosciuto dell'arte, sono le frontiere tra i movimenti e le tendenze diffuse, fino a dipendere in un dato momento dal numero dei distillati del critico o dello storico di turno. Comunque nel bene e nel male, il termine Impressionista era diventato un termine valido per riferirsi a uno stile pittorico dove l'importante non era essere fedeli al modello o al paesaggio, ma plasmare 'l'impressione' che lasciava nell'artista. Tutto ciò non era molto gradito alle nonne alle quali sembrava un'arte buona ma impresentabile dove i ritratti dei loro nipoti rappresentavano quello che l'artista vedeva nel suo essere artista. Nonne a parte l'impressionismo non ha lasciato un gran numero di opere maestre da parte di pittori come Monet, Manet, Renoir, Degas, Cézanne, che terminarono per definire e incalzare l'arte pittorica verso i cammini dove l'interpretazione personale ogni volta era più influente. Se noi siamo nonne che abbiamo bisogno di ritratti fedeli dei nostri nipoti, non è una cattiva idea comunque visitare una delle esposizioni aperte a Madrid in rapporto a questo movimento. Da una parte il Museo Thyssen con la mostra dell'Impressionismo e aria libera. Dall'altra da Corot a Van Gogh , e la Fondazione Mapfre con gli Impressionisti e post-impressionisti. L'ideale è visitare entrambe per lasciarsi impressionare dalla loro bellezza, invece di caricare gli occhi e l'anima di impressioni.


L'iPhone "antiproiettile" salva la vita a un soldato in Afganistan
Sabrina Carbone
Dire che l'iPhone ha cambiato per sempre la telefonia mobile non è una novità, ma dire "l'iphone mi ha cambiato la vita" è unico e insolito. Il soldato nordamericano, Joel Stubleski, è in debito con il suo iPhone che ha cercato di frenare e deviare una pallottola che era diretta all'arteria femorale della sua gamba sinistra, che, attraversandola significava morte sicura. Il 14 maggio del 2012, il giovane Stubleski, era nella zona est dell'Afganistan pronto a ritornare negli Stati Uniti, ma la sua base militare aveva subito una imboscata da parte dei talebani. Durante i bombardamenti aveva sentito una forte puntura e un calore al muscolo sinistro. "Subito sono caduto al suolo e non riuscivo a camminare" ha raccontato. I suoi compagni, hanno cercato di metterlo al riparo durante il combattimento per metterlo sull'elicottero. Per verificare la gravità della ferita, i dottori hanno rotto una parte del pantalone e hanno trovato il suo iPhone con il foro del proiettile. I medici che erano in attesa erano rimasti paralizzati e mi hanno detto: "Questa è la cosa più incredibile che abbiamo mai visto". L'équipe medica ha raccontato al fortunato militare che se non era per il suo cellulare che portava con sè la pallottola andava direttamente a rompere la sua arteria femorale. Stubleski attualmente vive in Alaska, e nonostante sono passati 9 mesi dall'attacco, ancora oggi ha dolori alla gamba e a causa della ferita non riesce a correre e a praticare lo skate. A 22 anni ha già vissuto una delle esperienze più estreme che un essere umano può affrontare, ma ha assicurato che cerca di non ricordare il brutto della guerra e con le sue nuove amicizie scherza dicendo che devono rimpiazzare i giubbetti salvavita con l'iPads. Un altro dei motivi che lo rende contento è che ha già un nuovo iPhone5 con una carcassa speciale che " ricorda" il suo vecchio iPhone4. Ciao Joe!ImmagineImmagineImmagine

No alla chiusura di Segobriga
Sabrina Carbone
ImmagineLa notizia trapelata da alcuni giorni attinente alla chiusura del Parco Archeologico di Segobriga costituisce una catastrofe per la cultura e il turismo di Castilla-La Mancha. L'immagine del territorio della regione già molto travisato da ogni tipo di ritaglio e di notizia negativa, resta colpita da una decisione profondamente errata. E' più di un punto della catena di applicazione dello smontaggio di uno Stato sviluppato alla sua auto-svalutazione e retrocesso a situazioni appartenenti a vari decenni. Per quanto riguarda la cultura, e per quanto riguarda la parte concreta che corrisponde alla archeologia, la chiusura dei campi archeologici, e per essere più precisi, iniziata dalla vecchia amministrazione, rappresenta lo stato calamitoso di buona parte dei Musei di Castilla-La Mancha tra i quali alcuni magnifici esempi sono La Cuenca o la Città Reale, e alla clausura dei restanti Parchi Archeologici viene aggregata Segobriga. Il modello dei Parchi Archeologici nella regione, chiamiamoli così o no, ha il suo senso: L'esistenza di un monumento congiunto antico o medievale, uno per provincia come reparto politico, che poteva attrarre i visitatori. All'inizio del secolo XX, Arthur Evans, aveva progettato nell'isola di Creta, a Cnosso il primo congiunto con alcune caratteristiche simili al modello di attrazione del turismo culturale che era andato estendendosi, e aveva cercato di includere i contenuti del patrimonio archeologico nel turismo di "massa". Tuttavia i Parchi Archeologici se vogliamo chiamarli così o in altra maniera, sono naturalmente costosi. Quattro pietre, una sopra l'altra, formano una fila di mura che sono molto affascinanti per gli studiosi, ma non sono una attrazione per il grande pubblico. Questo è stato il problema che in uscita avevano i Parchi Archeologici nelle quattro province, che richiedono alcuni presupposti per la loro modernizzazione andando oltre ogni possibilità.
Segobriga è unica.
Al contrario Segobriga ha altre condizioni. L'esistenza ben riconoscibile dei suoi due grandi edifici per gli spettacoli, il teatro e l'anfiteatro sono abbastanza potenti per attrarre l'attenzione dei bambini e degli anziani, degli specialisti e dei pochi studenti. A tutto questo bisogna unire un altro fattore di estrema importanza e cioè la sua vicinanza a Madrid, che permette la visita di un solo giorno alle famiglie. Tutto questo spiega che entrambi gli edifici, insieme ai mulini del Quichotte, o al passaggio del Tajo per Toledo sono stati una icona della regione. Oltre a ciò, un elemento che colloca C-LM nella mappa culturale, e che permette di mettere in evidenza, che non solo i Visigoti e la loro capitale regia, ma anche la stessa regione sono stati una importante romanizzazione. A cagione di ciò, Segobrida è risaltata ampiamente su tutti gli altri congiunti, con un numero superiore di visitatori nei vari decenni. Aggiungendo a tutto ciò, il terreno d'indagine, e la ricostruzione del passato. La conversione in Parco Archeologico ha permesso a Segobriga non solo di contenere riunioni scientifiche, o la costruzione del suo centro espositivo o l'ingresso dei visitatori ma soprattutto di sviluppare una serie di scavi archeologici di importanza trascendentale e che non avevano motivo di esistere senza Segobriga. Inoltre è stato scoperto il terzo e grande edificio dello spettacolo, il circo, mettendo allo scoperto il meraviglioso Foro romano, con i suoi impianti pubblici annessi, e sono state recuperate sculture e togati, e una meravigliosa collezione epigrafica che mostra la straordinaria importanza della élite locale in rapporto a Roma, e il desiderio dei membri del Governo romano a esercitare la loro autorità sulla città. La pubblicazione scientifica di tutti questi ritrovamenti ha posto nella mappa internazionale la città romana di Segobriga e C-LM. La prima chiusura degli scavi, l'ultima è stata realizzata nel 2010, e adesso la chiusura definitiva del Parco Archeologico, costituiscono una notizia penosa per l'immagine di C-LM.
La Regione afflitta
Per queste e altre molte ragioni, per quanto riguarda il sociale, la società non ha nulla da dire a riguardo? e per l'aspetto culturale, incluso quello economico, la decisione della chiusura di Segobriga è catastrofica, e naturalmente ciò è stato dettato con chiarezza dalla propria regione dove è posta. Questa chiusura accompagna la decisione del saluto di congedo di colei che è stata con efficacia la sua direttrice per più di dieci anni e mezzo, una prestigiosa professionista e investigatrice che ha partecipato alla internazionalizzazione di Segobriga. E' una chiusura "temporanea" ma la futura gestione sarà priva del campo archeologico. Permettetemi di indicare che tutto questo non ha senso. Segobriga non è un Porto d'Avventura, e nemmeno deve esserlo. Dal punto di vista strettamente economico, Segobriga, non può essere in se stessa redditizia, non può mantenersi con le entrate e gli oggetti, una situazione simile riguarda il 90% dei beni culturali della Spagna. Sotto un sofisma entusiasto della privatizzazione è stato progettato un semplice sproposito

I RISCHI DI UNA ATTACCO CIBERNETICO PREVENTIVO
Sabrina Carbone
Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha manifestato la sua intenzione di combattere con più aggressività le continue sfide cibernetiche che affronta il suo Governo, l’impresa privata e altre istituzioni del Paese. Obama cerca l’autorità per prevenire gli obiettivi che secondo lui sono hacker o attacchi della pirateria informatica che hanno intenzione di attaccare o in qualche modo infiltrarsi nei sistemi informatici della nazione. La strategia non solo presenta problemi di tipo costituzionale e legale. C’è un fattore speculativo, che non può sapere con esattezza chi sono i veri autori di un attacco o c’è anche il dubbio se un attacco preventivo è una misura di dissuasione effettiva. Dall’altra parte gli analisti indagano se la pirateria cibernetica realmente è una minaccia contro la sicurezza nazionale o un sabotaggio che costa un patrimonio al Governo e all’impresa privata.
Potenziale minaccia.
Le informazioni sulla attività di spionaggio cibernetico sono stati intensificati, in particolare da quando una firma della sicurezza informatica radicata negli Stati Uniti segnalava una divisione segreta dell’esercito cinese come uno dei “gruppi di spionaggio cibernetico più prolifici del mondo”. Il Governo di Pekino ha condannato l’accusa, ma il Pentagono i rispettosi quotidiani come il The Times e il The Washington Post hanno anche riportato di essere stati oggetto di innumerevoli attacchi cibernetici che pensano siano stati originati in Cina. In quest’ultimo caso è stato opinato che l’infiltrazione è stata prodotta con l’intenzione di conoscere le fonti giornalistiche e indagare sul materiale relativo al contenuto delle sue informazioni sulla corruzione all’interno del Governo cinese. Ma oltre a rubare i segreti di Stato e dell’industria o di curiosare negli archivi delle varie istituzioni, nei dipartimenti della Difesa e della Sicurezza Interna degli EE.UU la preoccupazione risiede sempre di più nella crescente capacità degli agenti governativi e non governativi che usano internet per causare danni fisici. I pregiudizi possono andare dall’aprire dighe per causare gravi inondazioni fino a ostacolare piante nucleari, con la possibilità che venga prodotto un “Pearl Harbor cibernetico”, come aveva avvertito l’anziano segretario di Stato, Donald Rumsfeld, Pearl Harbor è stato l’attacco devastatore imprevisto che il Giappone aveva lanciato contro la flotta marina degli EE.UU, nel Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale.
Prima di tutto Colpire
I RISCHI DI UNA ATTACCO CIBERNETICO PREVENTIVO
Il Presidente Obama utilizza la analogia di lottare contro la proliferazione nucleare per giustificare il diritto a effettuare gli attacchi preventivi cibernetici. Allo stesso modo alla sua amministrazione non piace essere coinvolta in grandi operazioni militari senza l’uso dei drones, con i cibernetici preferiscono una strategia più raffinata e di alta tecnologia, ha commentato Richard Weitz, analista in temi di sicurezza e di difesa dell’Istituto Hudson.
“Nell’ambito cibernetico domina la postura offensiva. E’ meglio colpire per primi in modo da poter puntare meglio il bersaglio e l’avversario non può contro attaccare con efficacia”, ha riferito Weitz alla BBC Mundo. “Un altro vantaggio di avanzare per primi è quello che l’attacco può essere effettuato senza che l’obiettivo possa essere messo al riparo da chi lo attacca” ha aggiunto l’analista. Un esempio di tutto ciò è l’attacco del virus Stuxnet contro i computer del complesso di Natanz, in Iran. Anche se ogni cosa fa pensare che era stata una operazione congiunta tra gli EE.UU e Israele, i quali sono i più interessati a interrompere il programma nucleare iraniano, la stampa internazionale specula che sono stati loro, ma nessuno dei due Governi lo riconosce. Tuttavia il tema della attribuzione presenta dilemmi per la politica degli attacchi preventivi. Esistono difficoltà nell’identificare esattamente da chi e da dove ha avuto origine l’attacco. Come può essere prevenuto un potenziale attacco e entrare in azione per annullare le sue capacità? Questo è il problema che è emerso negli attacchi che sono stati riportati contro il Pentagono, il The New York Times e il The Washington Post. Dal momento che gli infiltrati cercavano materiale rapportato alla Cina e alle indagini sulla corruzione dei funzionari di questo Governo era stato pensato che gli autori erano cinesi, tuttavia, "Non può essere confermato con sicurezza che è il Governo cinese”, ha precisato Richard Weitz, “è certo che gli attacchi sono avvenuti durante l’orario diurno in Cina ma non è certo se è stata la classe militare cinese o qualche hacker patriota che ha avanzato tutto ciò alle spalle del Governo. Questo è un problema.”
Chi è l’obiettivo?
Di Hackers pullula il mondo, individui che penetrano nei sistemi tramite i loro computers in qualche angolo del pianeta che usano “innocentemente” un sito pirata per scaricare materiale audiovisivo, un attivista che filtra l’informazione classificata dal Governo e dalle imprese o sono legittimi estremisti impegnati nel fare del male. Tutti sono nel mirino degli attacchi cibernetici preventivi e qui rientra una politica debole, ha commentato alla BBC Martin Libicki, esperto in ciberguerra della Corporation Rand e docente dell’Accademia Navale degli Stati Uniti. “E’ molto facile sbagliarsi in queste questioni. Dal momento che queste decisioni vengono prese in segreto, chi c’è a capo di tutto ciò per autorizzare un attacco anticipato contro un bersaglio sospetto? ha chiesto. “Un evento che è successo dieci anni fa (l’invasione dell’Iraq) ha insegnato a noi qualcosa sulla raccolta delle informazioni. Anche Libicki ha il dubbio che gli attacchi preventivi sono la maniera più fruttifera per combattere la cibersicurezza. Questi ha spiegato che un hacker ha bisogno di tre elementi: un computer, una connessione di rete e di informazioni sull’obiettivo.
“Un operativo della unità cibernetica del Pentagono può disconnetterlo temporaneamente da internet o distruggere il suo computer, ma questo, l’hacker, può essere rimpiazzato con US$500 e usare una delle migliaia di connessioni della rete. Nè l’hacker, nè la sua conoscenza possono essere distrutti in questo modo”, ha espresso l’esperto di RAND.
L’unica cosa che può essere fatta è dissuadere un hacker con la minaccia di ucciderlo o togliergli la libertà ma niente di tutto questo accade, in particolare se è sotto la tutela di qualche Governo, sostiene Libicki, che considera anche esagerato l’allarme sulle potenziali strategie che possono produrre le infiltrazioni cibernetiche. “Nel corso dei miei studi ventennali ho conosciuto un evento, un attacco contro un edificio in Brasile, che è stato considerato un attacco cibernetico” ha assicurato. “In questo momento tutto è possibile”.
Il prezzo dell’hacker
Richard Weitz, dell’Istituto Hudson, ha riconosciuto che alcuni considerano che la minaccia del cosiddetto ciberterrorismo può essere esagerato, ma ha anche affermato che è ben noto che i cinesi e i russi stanno sviluppando capacità cibernetiche e tutto questo crea un dilemma. Qualche volta bisogna risolvere il dilemma affermando che bisogna avere le prove sufficienti per attribuire l’attacco, ma i dubbi persistono” riflette.
“E’ simile a quanto era stato pensato prima dell’11 settembre, la gente dibatteva se il terrorismo era una realtà. Dopo quegli attacchi sono state attuate misure di sicurezza e adesso pensano che c’è stata una reazione smisurata e non vogliono ripetere la stessa cosa in ambito cibernetico”. Ad ogni modo, l’analista dell’Hudson pensa che la ricerca dei poteri speciali non è necessariamente una politica espressa da Obama ma una manifestazione pubblica del suo diritto ad agire come Presidente se è opportuno. E’ più un annuncio per coloro che pretendono di attaccare e che dicono “Attenzione possiamo essere soggetti a delle rappresaglie”. Tuttavia qualsiasi misura viene presa bisogna fare i conti con i costi, ha considerato Martin Libicki. “Il Congresso afferma che gli hackers cinesi costano un bilione di dollari ed è una cosa stratosferica che bisogna attuare” ha sostenuto. Cosa sono 1.000 milioni. Vale la pena iniziare una ciberguerra se esistono altri affari più importanti che vogliamo mantenere con i cinesi? L’incognita è "Quanto costa un hacker: non lo sappiamo”. Per l’esperto il maggior sforzo bisogna applicarlo nella difesa, con maggiori e minori sistemi di sicurezza, ma anche attuare nuove leggi. “Possiamo arrivare a un livello strategico ma comunque bisogna calcolare realmente che cosa sarà vinto alla fine. Esisteranno delle eccezioni, ma comunque bisogna trarre le somme”, ha concluso.

Filantropi o capricciosi? In questo modo avanzano la loro fortuna i milionari della tecnologia


Sabrina Carbone
2013_2_12_PHOTO-48dd02d2ae701f40bf5362d47a776d37-1360672405-5La forma più rapida e di grande effetto per diventare ricco nel secolo XXI è quella di fondare una impresa tecnologica di successo. Non bisogna fare altro che gettare una rapida occhiata alla lista delle maggiori fortune che pubblica ogni anno la rivista Forbes per comprovarlo. Bill Gates (Microsoft) occupa il secondo posto, Larry Ellison (Oracle) il sesto, Sergey Brin e Larry Page (Google) il 24.mo posto, Jezz Bezos (Amazon) il 26.mo posto, Mark Zuckernerg (Facebook) il 35.mo posto. Aggiungendo Michael Dell, Steve Ballmer, Paul Allen. In definitiva, i primi cinquanta posti della lista dei multimilionari è stracolma di una infinità di nomi dell'industria tecnologica. Tutti questi magnati superano i 15.000 milioni di dollari e presentano esagerati patrimoni che arrivano a più di 60.000 dollari come quello del fondatore di Microsoft. Alcuni, come lo stesso Gates, dedicano gran parte del loro denaro a scopi umanistici, ma non hanno la vena filantropica sviluppata. Altri preferiscono sciupare assegni per i loro capricci. Vuoi sapere che destino hanno i "verdi" di ognuno? Dai uno sguardo.
SERGEY BRIN
Il cofondatore di Google è anche dietro la start-up 23 and Me, che ha creato insieme a sua moglie Anne Wojcicki. Attraverso Google Ventures, il ramo del capitale del rischio dell'onnipotente cercatore, finanzia le indagini genetiche di questa impresa per arrivare al Parkinson. Sua madre aveva sofferto di questa malattia e, come il buon figlio prodigo, ha fatto di tutto per aiutarla. Infatti hanno fatto alcune scoperte interessanti.
JEFF BEZOS
Distilla solidarietà. Quella del fondatore di Amazon è più eccentrica e capricciosa. Per esempio, Bezos ha speso oltre 30 milioni di euro per costruire un orologio gigante che rintoccherà ogni decade, secolo o millennio nel corso dei prossimi 10.000 anni. In aggiunta ha anche posto le sue uova nella cesta di Blue Origin (una impresa dedicata ai viaggi speciali) e ha contrattato una équipe di esperti per cercare nei fondali marini i motori che avevano spinto l'Apollo 11 nello spazio. Una cosa che certamente sono riusciti a fare.
MARK ZUCKERBERG
Il giovane fondatore di Facebook ha posto nel suo mirino filantropico l'educazione e la salute, due pilastri del benessere sociale di Newark. Non è che esista un vincolo speciale tra il multimilionario e questa città del New Jersey, ma Zuckerberg non lascia niente al caso e ha preso questa decisione dopo un anno di indagini cercando un luogo più adeguato. Anche durante qest'anno ha appoggiato la 'Giving Pledge', una campagna iniziata da Warren Buffet e da Bill Gates allo scopo che gli abbienti offrano la maggior parte del loro denaro per scopi benefici.
DUSTIN MOSKOWITZ
Sebbene il suo nome ha un eco minore tra i mezzi di comunicazione, Moskowitz è un altro dei quattro fondatori di Facebook, concretamente è colui che ha continuato a stare al fianco di Zuckerberg quando Harvard aveva lasciato per andare nella impresa Palo Alto. Più tardi, nel 2008, aveva abbandonato la onnipotente rete sociale per fondare Asana, anche se ancora detiene un rispettabile 7,8% delle azioni.Tra le altre cose è diventato, secondo Forbes, il multimilionario più giovane del mondo realizzandosi da solo (è nato otto giorni dopo Mark). Come il suo vecchio socio, Dustin ha investito parte del suo denaro in cause sociali, specialmente nella lotta contro le malattie che danneggiano maggiormente il Terzo Mondo (per esempio, la malaria). Attraverso la sua fondazione, Good ventures, Moskowitz ha finanziato progetti raccomandati da GiveWell, una ONG diretta da sua moglie.
BIZ STONE
Cofondatore di Twitter, dedica parte della sua fortuna alla protezione degli animali. Insieme ad un altro fondatore, Evan Williams, è arrivato a finanziare una impresa dedicata alla produzione di carne 'falsa' che ha lo stesso sapore di quella di un normale pollo.
BILL GATES
E' noto il lavoro filantropico di Bill e di sua moglie Melinda, battezzati come personaggi dell'anno nel portale della rivista Time e sono stati inclusi tra i candidati al Premio Nobel per la Pace in varie occasioni. Attraverso la sua fondazione, il cofondatore di Microsoft ha investito in cause relative alla sanità, all'educazione o alla alimentazione. Anche se, in questi ultimi tempi c'è un affare più sporco che pone molte preoccuppazioni: reinventare il gabinetto. Gates ha organizzato un concorso per attirare idee su come "catturare e processare le scorie umane e trasformarli in risorse utili".
PAUL ALLEN
E qui arriva l'altro cofondatore della Microsoft, che lontano dall'operato della filantropia di Gates, è dedito ad altri capricci. Club sportivi professionali, un Museo del Rock and Roll e aerei della Seconda Guerra mondiale rientrano nelle sue spese multimilionarie. Tuttavia di tanto in tanto è dedito a qualche opera sociale, come l'investimento di quasi 375 mila euro che ha destinato all'Istituto Allen per la Neuroscienza, che lotta contro le malattie come l'Alzheimer della quale soffriva sua madre e pretende di replicare il cervello umano in macchine super intelligenti.

Jane Goodall "La crisi può insegnarci a vivere con meno cose"



Sabrina Carbone
1433_253x190Quando aveva 11 anni, Jane Goodall, aveva letto la storia di Tarzan e aveva deciso che doveva andare in Africa e vivere con gli animali. Vari decenni dopo era diventata una storia viva della scienza e della primatologa che aveva cambiato il nostro concetto sulle scimmie. Dopo una vita dedicata a studiare la natura, fino ad arrivare all'età di 80 anni, Goodall ha visto passare davanti ai suoi occhi la storia dell'Africa mentre studiava gli scimpanzè e scopriva che erano molto più vicini a noi di quanto crediamo. Nel corso della sua visita presso la National Geografic di Madrid, Goodall aveva insistito sulla necessità di convincere i più giovani che distruggere il nostro pianeta è una cattiva scommessa difendendo i diritti dei mammiferi euteri o primati. "Non possiamo considerare le scimmie uguali agli umani" assicurava nella conversazione con lainformacion.com, "ma possiamo estendere a loro il rispetto che noi abbiamo per noi stessi. Meritano compassione e non la tortura, lo stesso che con gli esseri umani". Riguardo alla situazione economica attuale, Goodall ha ricordato che c'è gente che attraversa un brutto periodo, ma considera che la maggior parte può scoprire che è capace di vivere con poco. "Questo è quello che dobbiamo imparare a capire", ha insistito, " Che in un pianeta con scarse risorse, l'idea che la crescita economica sia illimitata, non ha senso".

La prima separazione dei siamesi è avvenuta con successo nel secolo XVII
Sabrina Carbone
ImmagineImmagineI siamesi sono quei gemelli i cui corpi continuano a rimanere uniti dopo la nascita con una frequenza di un caso ogni 200.000 nascite. Se oggi giorno, con la tecnologia del secolo XXI e continuando a dipendere dagli organi che li tengono uniti, è una operazione rischiosa, in questa storia parliamo addirittura del XVII secolo. L'autore di questo miracolo, perchè nel secolo XVII bisogna catalogarlo così, è stato il chirurgo e ostetrico svizzero, Johannes Fatio nato nel 1869. Fatio era nato a Berna, aveva seguito gli studi di medicina in questa città e aveva ottenuto il dottorato alla Università di Valenzia (Francia). Aveva concentrato il suo lavoro nei problemi e nelle malattie infantili, diventando uno stimato pediatra. Inoltre, aveva pubblicato vari studi e libri sui trattamenti adeguati che, a causa dei temi alieni alla medicina, sono stati distrutti. Era stato uno specialista nella piccola chirurgia fino al 1689 quando gli era stato affidato l'arduo compito di separare le siamesi Elisabet e Catherina. La fortuna aveva voluto che erano siamesi dette xifópagos, generalmente uniti solo dal tessuto blando e che condividono organi vitali, come in questo caso, il fegato, ma sappiamo già che questo organo è capace di rigenerarsi completamente. Comunque poco dopo il loro battesimo perchè pensavano che non sopravvivevano alla operazione, Fatio e una équipe medica di Basilea, avevano realizzato con successo l'intervento separando Elisabet e Catherina. Tuttavia nel momento più brillante della sua carriera Fatio era impegnato in temi politici e il Governo della sua città era formato da un Consiglio che a poco a poco iniziava a sgretolarsi cadendo nelle mani delle poderose corporazioni di bancari e alti commercianti, che erano riusciti a ripartire il potere tra pochi. Nel 1961, era esploso il caos più totale il popolo cercava di recuperare il potere e all'inizio era così, ma la città non tardava a essere recuperata dai potenti e Fatio, a capo dei rivoltosi, era stato incarcerato, torturato e assassinato. I suoi libri sono stati confiscati e bruciati dalle autorità. e' stato salvato solo il 'The Helvetic Reasonable Midwife' ( La logica dell'ostetrico Elvetico) scritto dopo l'intervento dei siamesi, ma non è stato mai pubblicato fino al 1752.

Il Cancelliere di ferro messo in imbarazzo da una bambina
Sabrina Carbone
Otto_von_Bismarckunificacion-alemanaOtto von Bismark è stato uno statista, un burocrate, un militare e un politico tedesco. E' considerato il fondatore dello Stato tedesco moderno. Durante i suoi ultimi anni di vita veniva chiamato il 'Cancelliere di ferro' per la sua determinazione e il suo polso di ferro nella gestione di tutto ciò che era in relazione con il suo paese, che includeva la creazione di un sistema di alleanze internazionali che assicuravano la supremazia tedesca. Nel 1862, dopo che era stato nominato Primo Ministro della Prussia, e era stato appoggiato da un regime autoritario, aveva intrapreso una importante riforma militare che gli aveva permesso di disporre di un poderoso Esercito di 800.000 soldati per adempiere al suo gran progetto....l'Unificazione tedesca. Sempre nel 1864 era riuscito a strappare alla Danimarca i ducati di Lauenburg, Schleswig, e Holstein, e due anni più tardi, dopo essere riuscito a ottenere la neutralità di Napoleone III di Francia e in alleanza con Vittorio Manuele II Re d'Italia, aveva dichiarato guerra all'Austria e dopo averla sconfitta nella battaglia di Sadowa (1866), aveva istituito con i ducati di Scleswig e Holstein il Regno di Hannover. A quel tempo già aveva il cammino libero per affrontare il suo gran nemico...la Francia. Nel 1870 sconfiggeva i francesi riuscendo a prendere come prigioniero Napoleone III. Anche se Parigi non cedeva, e veniva proclamata la Repubblica, nel 1871 il poderoso Esercito prussiano entrava a Parigi e con il Trattato di Francoforte i francesi cedevano l'Alsazia e la Lorena. In una visita di Otto von Bismark ad un popolo della Turingia, che era stata già inserita nella Confederazione Tedesca prima della Guerra contro l'Austria, le personalità pubbliche della piccola popolazione avevano deciso di festeggiare il Primo Ministro offrendogli prodotti locali e per l'occasione gli erano stati offerti tramite un gruppo di bambini. Una volta che i presenti avevano abbandonato la cerimonia, una bambina prese la mano di Bismarck e gli aveva chiesto: "Posso farle una domanda che è molto importante per il nostro popolo? Abbiamo molta fretta", Bismarck incuriosito le aveva risposto che poteva chiedergli tutto quello che voleva sapere. E la bambina a sua volta: " Nel collegio vogliamo comprare un atlante nuovo, e voglio sapere se sono già state tracciate le nuove frontiere della Germania...o dobbiamo aspettare?"

Una storia di sopravvivenza mai compiuta: Ernest Shackleton

Sabrina Carbone

La spedizione polare più ambiziosa di tutti i tempi salpava nel 1914, la Imperial Transartica di proprietà di Ernest Shackleton aveva l'obiettivo di completare 1.800 miglia tra il mare di Weddel e il Polo Sud, premettendo che metà del percorso non era mai stato esplorato. Il progetto era pieno di avversità e la tribolazione era la protagonista in ciò che era stata considerata la storia più grande di sopravvivenza mai realizzata. Cinque britannici e un australiano hanno emulato quella avventura estrema con gli stessi mezzi che erano stati impiegati quasi un secolo fà.
1914 un azzardo pericoloso1357905300_extras_ladillos_2_0
Appena due anni dopo dalla "Conquista del Polo Sud", l'Endurance, l'imbarcazione che doveva solcare il gelido Mar Wedder era rimasta incastrata nel ghiaccio finendo affondata.
Shackleton aveva resistito a rimanere in quel inospitato luogo e per cinque lunghi mesi lui e il team erano avanzati con le slitte sopra scampanate lastre di ghiaccio, implorando arriva  sulla terra ferma. In totale avevano percorso 500 chilometri. Quando una delle banchise si era fratturata, la spedizione era stata obbligata a scendere in tre piccole scialuppe di salvataggio, con le quali avevano navigato per giorni fino ad arrivare sull'isola Elefante. Vedendo che lì c'erano solo pinguini e elefanti marini, diventava complicato sopravvivere, l'esploratore anglo-irlandese aveva deciso di andare e chiedere soccorso. Aveva scelto cinque marinai da portare con sè nella piccola scialuppa James Caird e avevano navigato per 17 giorni in un mare durissimo riuscendo ad arrivare sulla terra ferma. Una volta sbarcati sull'isola Georgia del Sud, il leader della spedizione e uno dei suoi uomini dovevano ancora raggiungere la cima delle montagne a più di mille metri di altezza e spostarsi di 35 chilometri per raggiungere una base baleniera. Shackleton era tornato all'isola Elefante a bordo di un rimorchio cileno per riprendere i suoi uomini. Era riuscito a salvare la vita a tutta la spedizione.
2013 EMULANDO IL DOPPIO VIAGGIO1357905300_extras_ladillos_1_0
Nel 2008, la nipote dell'esploratore è diventata una eroina, Alexandra Shackleton, la quale aveva stabilito dei contatti con l'avventuriero, lo scienziato e scrittore Tim Jarvis, al quale aveva proposto di imitare parte di quello storico viaggio per omaggiare suo nonno, un progetto che fino a quel giorno nessuno aveva avuto il coraggio di imitare. Jarvis aveva risposto prontamente alla proposta e nasceva così lo Shackleton Epic Expedition. Barca, utensili per la navigazione, indumenti, alimenti ( incluso 14 chili di carne e olio di fegato di baccalà). Era tutta una riproduzione esatta del pericolo che aveva affrontato Ernest Sheckleton per 800 miglia navigando su una scialuppa alla ricerca dell'isola della Georgia del Sud. C'era solo una eccezione: una valigetta per il pronto soccorso e una radio usata in caso di emergenza. Un'altra imbarcazione filmava le evoluzioni della Shackleton Epic Expedition usata come piattaforma di comunicazione e sicurezza. Battezzata come Alexandra Shackleton, di 6,9 metri di lunghezza esattamente come la 'James Caird', era una miniatura per far fronte alle ardue condizioni metereologiche dell'Antartide. Dopo questa traversata, Travis completava il percorso che Ernest Shackleton aveva realizzato tra le gelide montagne. L'inizio di questa avventura era previsto per il 20 gennaio e, se riusciranno nell'intento, arriveranno all'antica base baleniera a fine febbraio. Per concludere questo peculiare omaggio, la spedizione visiterà la tomba di Shackleton nella Georgia del Sud, dove la sua vita aveva deciso di accogliere per sempre il corpo di uno dei più grandi esploratori di tutti i tempi. 

La salma di Pablo Neruda sarà riesumata dopo 40 anni dalla sua morte
Sabrina Carbone
1360357128_323009_1360357713_noticia_normalLa salma del poeta cileno, Pablo Neruda, morto il 23 settembre del 1973, dopo il colpo di Stato di Augusto Pinochet, sarà riesumata nel corso delle prossime settimane come ha stabilito il giudice, Mario Carroza, che nel 2011 aveva aperto una inchiesta giudiziaria per chiarire le circostanze della morte del Premio Nobel della Letteratura. La notizia è stata annunciata dal media digitale "El Mostrador" e confermata ore dopo dalla 'Fondazione Pablo Neruda' attraverso un comunicato che afferma: "La Fondazione esprime in ogni momento la sua volontà a collaborare con le indagini svolte dal Ministro Carroza e confida pienamente in ciò che la perizia scoprirà nel pieno rispetto e nella maggior cura possibile. Aspetta, allo stesso tempo, che l'esame tanatologico contribuisca a risolvere i dubbi sorti riguardo alla morte del poeta". La storia ufficiale ha indicato per quasi quattro decadi che l'intellettuale comunista è morto di cancro alla prostata, pochi giorni dopo il rovesciamento del Governo del Presidente Salvador Allende. A maggio del 2011, tuttavia, la rivista messicana 'Proceso' aveva intervistato, Manuel Araya Osoriom, chauffer personale del poeta negli ultimi mesi di vita, e aveva denunciato che Neruda era stato assassinato dalla dittatura militare di Pinochet. Dopo il giorno 11 settembre, il poeta andava in esilio in Messico assieme a sua moglie Matilde. Il piano era quello di ribaltare il tiranno dall'estero in meno di tre mesi. Stava per chiedere aiuto al mondo pur di sbarazzarsi di Pinochet. Ma prima di prendere l'aereo, sfruttando l'occasione di essere ricoverato in una clinica, gli avevano fatto una iniezione letale nello stomaco", aveva segnalato Araya a dicembre del 2011 al giornale El Pais. Il Partito Comunista aveva presentato una querela per fare luce sulle cause della sua morte, la giustizia aveva accolto la richiesta e il giudice Carroza aveva aperto una inchiesta. Il magistrato, dopo venti mesi di interrogatori e perizie, aveva deciso di emettere, a gennaio, un ordine per riesumare la salma di Neruda che era stato sepolto nell'Isola Nera, di fronte al mare, dove aveva una delle sue residenze. La diligenza, che è stata realizzata a marzo di quest'anno, è stata a carico del Servizio Medico Legale (SML). I periti sono specializzati nella identificazione delle vittime della dittatura e sono stati l'elemento chiave per chiarire le cause dei Diritti Umani. A maggio del 2011, l'équipe ha riesumato anche la salma del Presidente Allende, in collaborazione con il tanatologo spagnolo, Francisco Etxeberria. Il giudice Carroza, anche lui a capo dell'indagine, finalmente ha confermato che il socialista è morto suicida a La Moneda. Carroza è sempre stato disposto alla opzione di esumare Neruda. Il giudice, tuttavia, ha deciso di realizzare previe attenzioni per determinare se la riesumazione poteva fornire ulteriori prove nuove, a 40 anni dalla morte del poeta. Ad agosto dello scorso anno, aveva ricevuto un informe dal SML il quale ragguagliava che la morte dello scrittore era stata repentina e non violenta e che era improbabile la partecipazione di terze persone, come aveva informato il vespertino La Segunda. Come era accaduto in Spagna con la monumentale famiglia del poeta Federico Garcia Lorca, la quale ha rifiutato per anni la riesumazione, la Fondazione Neruda era stata anche lei reticente a dissotterrarlo due anni or sono quando era esploso il caso. " Sarà un vero atto di profanazione" aveva dichiarato alla fine del 2011 l'ex Presidente dell'ente Juan Augustin Figueroa.

Perchè il Pelé russo era finito in un Gulag?


Sabrina Carbone
Estatua-Eduard-StreltsovStreltsov-el-primero-de-la-foto-con-la-selección-olímpica.Nei Giochi olimpici del 1956, celebrati a Melbourne (Australia), la squadra di calcio dell'URSS veniva premiata con una medaglia d'oro. La stella della squadra era Eduard Streltsov, un giovane attaccante veloce e abile che trionfava nella Torpedine di Mosca, lo chiamavano il Pelé russo. Due anni più tardi, a 21 anni, veniva fatto prigioniero in un Gulag siberiano. I Gulag sono l'esatto equivalente dei campi di sterminio nazisti. Tra il 1929 e il 1953 circa 14 milioni di prigionieri sono passati nei Gulag sovietici e oltre un milione sono morti. Ma ritorniamo alla nostra storia, cosa era accaduto realmente a Streltsov nel corso di quei due anni? Dopo la epica semifinale dove la Russia aveva sconfitto la Bulgaria con 9 giocatori in campo, due giocatori sovietici erano rimasti contusi e a quel tempo non erano permesse le sostituzioni, la partita era stata vinta grazie ai due gol segnati da Streltsov, mentre la finale era stata disputata con la Jugoslavia e il mister russo aveva deciso di lasciare in panchina la sua giovane stella facendo giocare al posto suo Nikita Simonyan. Nonostante questa decisione, i russi erano riusciti a vincere. Dal momento che i calciatori sostituiti non ricevevano medaglie, lo stesso Simonyan aveva offerto la sua medaglia a Streltsov al quale riconosceva il merito della vittoria. Nel Cremlino era stato organizzato un evento per omaggiare i vincitori di Melbourne, dove partecipavano le autorità più distinte del Politburo, tra i quali era presente Yekaterina Furtseva, la donna più potente del Paese, accompagnata dalla sua congiunta di 17 anni. La ragazza, era presa dalla giovane stella e voleva conoscerlo a tutti i costi, per sua madre quel fidanzato poteva consolidare la sua posizione nel partito. Tuttavia Streltsov con le buone maniere e con dignitose parole aveva rifiutato la diciassettenne, e dopo un paio di bicchieri di vodka e davanti all'insistenza della madre l'attaccante aveva risposto: "Non sposerò mai una con la faccia da suora". Yekaterina Furtseva non aveva dimenticato quell'affronto, e Streltsov per peggiorare la sua situazione aveva rifiutato tutte le offerte delle due squadre moscovite più prestigiose come il CSKA, la squadra dell'Esercito russo, la Dynamo di Mosca, e la squadra del KGB, rimanendo fedele alla sua umile squadra Torpedo. Aveva firmato il suo destino. Il 25 maggio del 1958, in piena preparazione del Mondiale di Svezia, il team era concentrato negli allenamenti che venivano svolti nelle vicinanze di Mosca in una dacia proprietà di Eduard Karakhanov, ufficiale dell'Esercito russo. La mattina seguente, dopo una notte di festeggiamenti, Streltsov veniva arrestato e accusato di atti violenti su Marina Lebedeva, una giovane di 20 anni che aveva conosciuto nel corso della festa. Dopo un primo interrogatorio del KGB, aveva firmato una dichiarazione giurata dove dichiarava la sua colpevolezza, e per questo era stato condannato a 12 anni di lavori forzati nel Gulag siberiano. Quando l'arresto era stato reso pubblico, gli operai della ZIP, una impresa che apparteneva al Torpedo, avevano organizzato una manifestazione alla quale avevano partecipato più di 100.000 persone che gridavano che quella era solo una vendetta. Il KGB era stato incaricato di calmare le proteste. Perchè aveva firmato quella dichiarazione quando asseriva di essere innocente in una lettera inviata a sua madre? Per la pressione e le minacce del KGB, e la promessa che se firmava gli permettevano di partecipare al Mondiale di Svezia, ma era caduto nuovamente in trappola. Senza la presenza di Strelsov, l'URSS era data per spacciata davanti alla Svezia, nella partita precedente avevano vinto 6 a 0 con 3 gol dell'attaccante Streltsov. Dopo sette anni di reclusione nel Gulag, a Streltsov erano stati condonati il resto degli anni di reclusione e fedele alla sua squadra, era ritornato al Torpedo, con il quale era tornato ad essere di nuovo campione nel 1965 e 1968, e lui stesso era stato dichiarato il miglior giocatore della stagione 1967/1968. Streltsov è morto nel 1990 a causa di un cancro alla gola. Il Torpedo gli ha reso omaggio, per essere stato il migliore campione del mondo, dedicando lo Stadio a suo nome e collocando una statua nelle vicinanze. Le indagini successive hanno scoperto alcune foto di Marina Lebedeva dove appare nella camera di un ospedale con i lividi che possono dimostrare la violenza, ma era stato davvero Eduard Streltsov? In molti hanno creduto alla sua innocenza e nel 2001 è stato creato il Comitato Streltsov, con a capo lo scacchista Anatoly Karpov e il sindaco di Mosca Yury Luzhko, per pulire da ogni accusa il suo nome. Dopo quello che era avvenuto nella dacia, Marina Lebedeva per alcuni anni ha fatto perdere le sue tracce, anche se raccontano che era solita visitare la tomba di Streltsov dove depositava un mazzo di fiori.

Il Colosseo di Roma, un simbolo imperiale
Sabrina Carbone
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Il Campidoglio offre i migliori panorami di un passato glorioso: quello dell'Impero Romano. Da qui possiamo scorgere il suo magnifico splendore, dal balcone della sua piazza, erge il Foro Imperiale. Il panorama mostra il Circolo Massimo, il Foro Romano, il Tempio di Saturno o la Valle dell'Anfiteatro, dove maestoso, il Colosseo di Roma, mostra la sua parte migliore a tutti i turisti desiderosi di conoscere qualcosa di più di questa gran cultura. Nel corso dei secoli il Colosseo di Roma ha impressionato tutti coloro che lo hanno visitato: 50 metri di altezza, 188 metri di diametro nella parte maggiore, 156 metri nel lato minore. E' conosciuto anche come Anfiteatro Flavio, per la sua posizione tra i colli Palatino, Celio e Esquilino, che trapelano la sua eleganza, sobrietà e Storia.
STORIA DEL COLOSSEO DI ROMA
Le sue origini risalgono all'anno 72 d.C. quando Vespasiano, fondatore della dinastia Flavia e antico soldato professionista, aveva ordinato di costruire una piazza monumentale per celebrare le sue feste e divertire i romani tramite gli spettacoli di lotta tra fiere (belve feroci) e gladiatori nei terreni che un tempo erano appartenuti a Nerone, nella zona della Domus Aurea. La sua inaugurazione era avvenuta mercè il figlio maggiore di Vespasiano, Tito, nell'anno 80 d.C.e le fastuose cerimonie erano durate 100 giorni consecutivi. Nel monumentale Colosseo erano stati celebrati diversi spettacoli che ben conosciamo per i numerosi film che sicuramente abbiamo potuto avere occasione di vedere: combattimenti mortali tra i gladiatori e la lotta con gli animali feroci. La sorprendente capacità dello stadio era di 55.000 spettatori e l'ingresso per quelle feste di inaugurazione erano gratis. Ottanta ingressi erano stati aperti per far entrare tanta gente che a loro volta sboccavano in 160 ingressi che portavano direttamente alle gradinate. Tuttavia, l'egemonia di questo monumento, non era durata molto, dal momento che le lotte tra gladiatori e animali erano proibite nei secoli V e VI, sotto il Governo di Teodorico, nell'anno 523 quando era stato celebrato l'ultimo spettacolo. Da allora il Colosseo aveva smesso di avere tutte le sue ragioni di essere, tanto che finirà secoli dopo, precisamente nel XIII secolo, per diventare una fortezza. Anche se nemmeno come fortezza era giunta ad avere i suoi momenti di splendore, era stata abbandonata, insieme alle sue monumentali pietre con le quali erano stati costruiti, altri edifici. Questo è il motivo che spiega perchè il Colosseo no è rimasto intatto. Il monumento faceva parte di vari teatri che i romani avevano costruito in alcune aree dei loro territori e i quali erano stati presi come esempio per la costruzione di altri teatri come quello dell'Arena di Verona, di Arles, di El Djem, e Tunez. Secondo gli storici il nome Colosseo, è dovuto a una magnifica statua di bronzo che presiedeva sulla piazza dove era stato eretto questo Colosso monumentale di 35 metri di altezza che rappresentava Nerone con la testa del Dio Sole scolpita da Xenodoro. Congiuntamente alla statua e al Colosseo c'è il tempio di Venere dedicato alla dea considerata la fondatrice di Roma, e l'Arco di Costantino.
DESCRIZIONE DEL COLOSSEO
E' sorprendente l'intricato labirinto di corridoi che sono presenti sotto l'arena centrale costruita in legno e coperta di sabbia, dove al dì sotto sono presenti vari piani scavati in profondità, dove erano state collocate le prigioni sotterranee e le gabbie per gli animali. I labirinti posti tra i piani finalmente portano all'uscita dell'arena. La zona delle gradinate o "cavea" è divisa in tre sezioni, più una quarta fatta di legno dalla quale lo spettacolo veniva visto in piedi. La pertinenza tra l'una e l'altra sezione era in funzione della classe sociale alla quale appartenevano le persone, quindi, evidentemente, coloro che stavano in questa zona costruita in legno, erano quelli che appartenevano alla classe più semplice. Sopra la cavea, nella parte superiore, era esteso il "Velarium", una specie di visiera che proteggeva gli spettatori dal sole. Per ultimo c'era il "Podium", questa zona che conosciamo grazie anche alle rappresentazioni cinematografiche, era la parte dove siedeva l'Imperatore e il suo seguito e le principali autorità romane. Esteriormente i blocchi di travertino si distinguono da tutti gli altri materiali e possono essere ammirate le colonne, costruite con questa roccia, che al primo piano sono doriche, al secondo sono ioniche e al terzo sono corinzie. Tra un arco e l'altro, anche se oggi non può essere ammirata, c'era una statua che era stata dedicata a un Imperatore o a qualche Dio.
PER ARRIVARE AL COLOSSEO
In metro: linee 13 e 30b. bisogna scendere nella Piazza del Colosseo
In autobus: linee 11,27,81,85 e 87 con fermata a Piazza del Colosseo.

I "Jackson five", una avventura musicale immortalata in un cartone animato

Sabrina Carbone

ImmagineI Jackson five fanno parte del bagaglio culturale della ABC che ogni domenica mattina trasmetteva gli episodi di queste caricature aliene nel lontano settembre del 1971. La rappresentazione altamente fittizia della scalata dei Jackson 5 al successo e il suo esito successivo, era stata cooprodotta dalla Rankin/Bass e Motown Records. Questa reliquia era colma di pantaloni a zampa di elefante, scarpe da tennis colorate e musicassette registrate, e la serie era stata lanciata in DVD dalla DreamWorks Classic. Ogni episodio conteneva due canzoni del gruppo formato da Jackie, Tito, Jermaine, Marlon, e Michael Jackson. Le principali canzoni del gruppo erano " The love you save" e "I'll be there" che avevano portato al successo nel 1984, come solista, Michael Jackson. Anche se la serie, per motivi di orario, non riproduceva in diretta le voci del gruppo, erano comunque loro a cantare. Il direttore della animazione dei Jackson five era, Bob Balser, esperto in video musicali e aveva co-diretto il video "Yellow Submarine" dei Beatles. Balser sottolinea che il contributo più importante dei Jackson five è stato quello di insistere a non includere nella serie scene di violenza, tanto che non ricorrevano mai a barzellette pleonastiche o a stereoptipi. "Quando sono arrivati", spiega Balser, "la serie era già iniziata. Ma non erano felici di quello che producevano perchè era la prima serie diretta da persone giovani che trattava di un gruppo di colore, e sentivano che era realmente importante presentarla con maggiore creatività, per risolvere i loro problemi tramite la musica, l'intelligenza e non con la violenza, quello che era stato una messa a fuoco del primo episodio". Balser, che oggi ha 85 anni, ha frequentato la Scuola d'Arte UCLA, negli Stati Uniti. Dopo il diploma, ha viaggiato per l'Europa terminando il suo tour a Londra dove ha sviluppato il suo lavoro in Yellow Submarine e i Jackson5, e altri progetti, e ha diretto uno studio a Barcellona per circa un trentennio. "Nelle interpretazioni delle canzoni dei Jackson5 trapelava l'influenza del suo lavoro in Yellow Submarine, ma anche nella grafica e nella creatività", rivela Balser. "Era una produzione di Hollywood fatta a Londra e con sapore europeo". Balser aveva delegato gli studi di tutta Europa a lavorare sulle due canzoni che venivano presentate ad ogni episodio. "Ero stato accompagnato dai migliori artisti e quando per esempio dicevo, questa è una tematica da circo i grafici riflettevano questo tema. A parte
questo, i miei collaboratori erano completamente liberi di mettere a fuoco il loro estro, realizzavamo cose divertenti e questa era la strategia che aveva reso la serie dei Jackson five così popolare, in termini di audience". La maggior parte degli episodi presentavano i Jackson5 che maneggiavano cianfrusaglie sconquassate, con i loro topolini Ray e Charles e con il loro serpente rosa Rosie, cercando di compiacere il loro manager, una caricatura del fondatore di Motown, Berry Gordy, e anche se non è mai stato il manager dei Jackson5, nell'universo delle caricature aveva funzionato tanto da suscitare idee per la pubblicità. "Chuck Jones era il Vice Presidente del programma per bambini alla ABC in quel periodo, ed era un mio amico", ricorda Balser, che oggi è in pensione e vive in California, negli Stati Uniti. Tra l'altro, ha tenuto a precisare, che sono stati apportati dei grandi cambiamenti nel campo della animazione dall'epoca delle caricature fatte a mano. "Questo ha fatto perdere l'essenza delle caricature disegnate a mano, continua Balser, non so se è per la nostalgia che ho o perchè, come qualcuno ha detto la differenza tra l'animazione disegnata a mano e quella fatta con il computer e che quella fatta tramite il mondo virtuale non ha un'anima. Certamente non credo che tutto è perduto". "Tuttavia qualcosa non è cambiato, ed è la comunicazione, la storia, l'idea. Quando si gira un film la base è ridotta a: Hai un buon copione? E' ben presentato? Una volta che il film è preparato, la tecnica della animazione non fa la differenza".

Le Palais Lumiére, oscura Venezia

Sabrina Carbone

ImmagineEsiste una Venezia dove i campanili, i ponti e i palazzi con trifore sono stati trasformati in gru, in tronchi snodati della ferrovia, navi immense e oscurate dallo smog. Il nome delle vie brindano omaggi all'industria, al petrolio, o ai macchinari industriali. Sulla sponda opposta della laguna di Venezia, 7 chilometri d'acqua, più a ovest, nella terra ferma, è stata allestita una zona industriale di ampia portata e contaminata, questa è Marghera. Qui lo stilista di moda Pierre Cardin, di origini veneziane, sogna di costruire un grattacielo alto 250 metri con pareti di vetro trasparente (da qui il nome Palazzo Lumiére) e con una superficie di 175.000 metri quadri, 250.000 incluso i servizi e l'annesso parcheggio. Tre torri incurvate e unite da sei terrazze orizzontali come un mazzo di fiori stretto da un nastro, 60 piani abitabili, 1.500 stanze, un ateneo dedicato alla moda, negozi e uffici, alberghi e ristoranti. Una " città verticale, una scultura abitabile che lancia Venezia verso il futuro" ha dichiarato lo stilista che ha incaricato dello sviluppo del progetto suo nipote, Rodrigo Basilicati e lo studio Altieri di Vicenza. Il disegno è stato progettato secondo i precetti ecologici, con zero emissioni di CO2, pannelli solari e altre energie rinnovabili. In totale, il progetto richiederà un investimento di 200.000 milioni di euro. L'intenzione è quella di iniziare la costruzione nel 2014 per essere parallelamente pronta per la Esposizione Universale del 2015 che sarà tenuta a Milano. Pierre Cardin, che sta per celebrare i suoi novantanni, vuole lasciare un'impronta nella sua Laguna natale. Tuttavia ha stuzzicato le polemiche tra coloro che vedono l'opera come la rivitalizzazione di una zona depressa e degradata e quelli che sostengono che il gigante di 150 metri più alto del San Marco, sarà solo un leggendario paesaggio. L'amministrazione locale al contrario è favorevole al progetto ed è disposta a negoziare. L'ENAC, l'ente che gestisce il vicino aeroporto, ha dato l'autorizzazione nonostante la torre superi di 100 metri i limiti previsti per le zone adiacenti alle piste di atterraggio. Dalla parte opposta della Laguna, il cuore nero di Venezia sincronizza il suo battito con il campanile di San Marco o Rialto, minacciati dall'acqua o dai crocevia strapieni di turisti. Con la sua forma a pesce, l'isola è inclinata verso la terra ferma a rovescio. La zona industriale di Marghera è doppiata in lungo e in largo da Mestre ( la zona esterna all'isola di Venezia) con un numero di abitanti quattro volte superiore. Marghera, doveva essere una fonte di produzione industriale e di lavoro. Un sogno futurista che negli anni cinquanta impiegava 50.000 operai mentre oggi ne calcola appena 5.000 tra quelli della Fincantieri (impresa statale che costruisce navi) e quelli della raffineria (di proprietà della Eni). Mentre, le industrie private che erano ubicate nei dintorni e le multinazionali hanno abbandonato il terreno. " Firma qui Alberto". Il dito rugoso di Roberto Prosdocimi, edicolante da una vita di Marghera, indica un foglio con quasi 200 firme raccolte. "Abbiamo bisogno di queste torri come la manna dal cielo" Cardin ha promesso di sanare la zona e di creare 5.000 posti di lavoro. "Trent'anni fa, la gente moriva di tumore e il cielo era così carico che non vedevamo mai una stella" ricorda il cliente del chiosco. "Raccogliamo firme per far chiudere le industrie chimiche che avvelenano. Oggi firmo perchè non lascino gli abitanti della zona in agonia e abbiamo bisogno di una alternativa". Il cuore scuro di Venezia, tra vie e stradine che si incrociano, e dove l'aria odora di benzina. "Costruire un gigante di lusso per turisti ricchi non è una soluzione", informa Lidia Fersuoch, Presidente regionale di Italia Nostra, il gruppo che difende il patrimonio nazionale. "La questione non è solo estetica. Il progetto può piacere o no, ma altera il delicato equilibrio tra l'acqua e la terra. Il Palazzo Lumiére necessita di fondamenta profonde 50 metri sotto il livello del mare, ciò significa toccare le falde acquifere che giacciono sotto Venezia. Durante gli anni della sua espansione, le industrie fumavano in quella zona e la città era affondata di 10 centimetri, ricorda. "Una legge proibisce di costruire a meno di 300 metri dalla costa della Laguna. E adesso lì esistono strutture vecchie e basse", insiste l'urbanista Gianfranco Franz. "Inoltre tutto questo avrà un grande impatto visivo sulla città, andrà a sporcare la visuale di chi guarda verso la terra ferma da Cannareggio o dalla Giudecca", e durante la notte con le illuminazioni alimenterà la gravità. "Perchè Cardin non costruisce tre torri più basse? Perchè per lui disonorare Venezia non è un effetto collaterale, ma è il cuore del suo progetto", scrive lo storico d'arte Salvatore Settis. "Questa è la prova della miopia culturale della Gerenza veneta" sostiene Fersuoch, il quale ha chiesto che venga fatto un piano di crescita produttivo, sano e non un complesso per turisti. "Venezia ha bisogno di abitanti che riattivino l'economia, non di persone che vengono a scattare foto, mangiare e poi dopo alcuni giorni vanno via".  Nel 1945, la Laguna aveva 150.000 mila cittadini oggi non arrivano a 58.000 mila. Invece i visitatori sono 30 milioni ogni anno. Una benedizione, ma anche una economia a effetto boomerang. "Venezia richiede una manutenzione molto costosa" rende noto l'urbanista Franz, professore di Economia urbana nella Università di Ferrara. "Con la promessa di un investimento così importante non possiamo prendere alla leggera l'affare" spiegano dal Municipio. "Inoltre, il Governo Monti, ha penalizzato le autonomie", lamenta il sindaco di sinistra Giorgio Orsoni, in riferimento ai 58 milioni destinati alla città mercé di una legge speciale, ma bloccati a Roma. "Abbiamo un problema, dobbiamo controllare il debito". Immersi nei debiti, hanno chiesto a Cardin di anticipare i 40 milioni di euro necessari per l'acquisto del terreno municipale dove saranno costruite le torri. Ma ciò non è successo. "In questa situazione incerta, dichiara lo stilista in un comunicato, non abbiamo nessuna colpa se non abbiamo potuto anticipare al Municipio una somma di decine di milioni, a causa delle feste e dei pochi giorni a disposizione. Abbiamo l'obbligo di far rinascere Marghera a iniziare già dal 2013, e continuiamo a credere che tutto ciò è possibile". Adesso bisogna aspettare la decisione della sovrintendenza che deve stabilire se la zona è edificabile o le questioni ambientali o paesaggistiche che limitano la ricchezza. Gli investitori, i cittadini di Marghera che raccolgono le firme, gli storici d'arte e gli urbanisti aspettano tutti un verdetto. Dall'altra parte della Laguna, c'è anche Venezia che aspetta, con un enorme affluenza di turisti e una scarsa popolazione.

Palazzo Esterházy, il Versailles ungherese

Sabrina Carbone
ImmagineUna delle famiglie più importanti dell'Ungheria è stata la famiglia Esterházy, una dinastia che aveva iniziato la sua andatura nell'Età Media, e che allora e durante l'Impero degli Asburgo e nel periodo post Austro-Ungarico, era stata molto importante. I suoi membri erano distinti proprietari terrieri che, alla fine, erano diventati conti e principi. E dal momento che non se ne uscivano con piccolezze per costruire le loro eleganti residenze, ancora oggi possiamo ammirare la loro maestosità. A Fertod, in Ungheria, il Principe Nikolaus Esterházy, aveva fatto costruire il suo palazzo e tale è la sua grandezza che oggi viene definito il Versailles ungherese. Poco dopo che era diventato Principe, nell'anno 762, aveva deciso di costruire il suo palazzo nello stesso luogo dove viveva in quell'epoca, una riserva di caccia ubicata a Esterháza. Era un progetto veramente molto costoso. E il Principe non volendo aspettare, era andato a trasferirsi nella nuova residenza quando ancora non era stata terminata. Il palazzo oggigiorno, è aperto al pubblico ed è sito sulle sponde del fiume Neusiedler See, una zona paludosa, e la sua costruzione è stata una grande sfida per la sua epoca, perchè l'acqua, in quel periodo, era un rischio sanitario considerevole. Oggi possiamo visitare parte delle sue 126 stanze, l'enorme biblioteca stile italiano con volta rasa color cielo e ornata da fiori e angeli, dove sono contenuti circa 22 mila libri che aspettano di essere letti, e il suo Salone dei Banchetti non è da meno per lo stile e la meraviglia che suscita. E' proprio qui che lavorava Joseph Haydin, il famoso compositore, tra il 1766 e il 1790. Haydin era ospite in un appartamento di quattro stanze nella zona riservata alla servitù, non nel palazzo, e era il musicista ufficiale. Guadagnava bene, ma cadeva spesso nelle ragnatele della noia perchè il palazzo era abbastanza isolato e tutto questo gli pesava molto. Giardini, parchi estesi, fontane di marmo, griglie di ferro molto elaborate, scalinate maestose, tutto questo e molto di più è possibile trovarlo nel Palazzo Esterházy. Purtroppo alla fine degli anni '90, e a causa della crisi economica dell'Ungheria, il palazzo è stato trascurato nella sua manutenzione. Fortunatamente nonostante l'abbandono momentaneo è sopravvissuto e oggi parte dell'immenso edificio è aperto ai turisti, ma solo una piccola parte considerando le sue dimensioni.

Enheduanna la sacerdotessa dei cieli

Sabrina Carbone

ImmagineLa curiosità dell'essere umano per il firmamento nasce, probabilmente con lo stesso essere umano. Mancavano di metodi scientifici, di strumenti, di previe conoscenze, ma la curiosità era sicuramente la stessa di quella scientifica attuale, che con passione cercava di risolvere un enigma, o meglio rispondere a una domanda irrisolta. Nell'anno 3000 A.C. già esistevano persone in carne e ossa, con in nostri difetti e le nostre insicurezze, che guardavano con spasmo il tramonto del sole all'orizzonte, o ponevano domande sulla disposizione delle stelle nella volta celeste. Una di queste era "Enheduanna", figlia del primo Imperatore, conosciuto con il nome di Sargón il Grande, di Akkad, vissuto intorno all'anno 2350 A.C. Lei era la prima persona, uomo o donna, alla cui autorità è stato dedicato un libro. Poetessa, gran sacerdotessa nel tempio di Ur leader politico, dimostra come il sapere, la credenza, gli interessi politici, militari e l'arte possono essere miscelati in un solo corpo. In questa epoca, non era una stranezza che il capo politico, era anche un sacerdote. Non era una cosa strana che un Re era anche un poeta. Ma che tutto questo era condensato in una donna, non era una cosa di tutti i giorni. Il suo sacerdozio era consacrato precisamente al Dio An, il Dio del cielo, anche se a volte veniva identificato come il Dio della Luna. Ma lei aveva dedicato a Inana gran parte dei suoi versi, più tardi identificata come Ishtar, la Regina dei Cieli. Le sue opere principali sono: "La dea dal grande cuore", "La lodatrice di Inana", e "La dea dai poteri temibili" e sono state tradotte in inglese, un lavoro che ha richiesto molti anni al team dei linguisti che hanno dedicato molto tempo e molti sforzi a questa impresa. A queste opere principali bisogna aggiungere i suoi Inni, perchè Enheduanna si era fatta carico dei suoi doveri politici e del suo sacerdozio inviando ai 43 templi che dipendevano da lei un Inno che spiegava la teologia. Bisogna aggiungere che le deità sumere erano esseri astrali: le luci cosmiche, il sole, la luna, l'alba raggiante e la stella dell'imbrunire. I sumeri di quell'epoca studiavano il firmamento meditando sulla durata dei giorni nel corso dell'anno solare, e già in quel periodo facevano riferimento alla matematica. Posteriormente, verso l'anno 1.500 A.C. avevano già inventato un astrolabio rudimentale sviluppando una astronomia molto più sofisticata. Il tempio di Inana, colmo di gioielli, albergava "l'Axis mundi", il centro dell'universo a partire dal quale iniziavano le rotazioni celesti. Inana, la dea, aveva l'incarico di aprire l'asse ogni mattina nel suo tempio, un punto nodale del cosmo. Lei è l'epitome del desiderio, della energia, della forza che anima la creazione e alimenta i processi celesti. I lavori di Enedhuanna sono stati oggetto di studio della psicologia junghiana perchè, sembra che voleva educare, tramite i suoi versi, la popolazione non attraverso l'addottrinamento diretto ma modificando gli archetipi della società, modelli riflessi del complesso delle deità astrali. In questo modo, assicurano gli esperti, la popolazione plasmava la sua mentalità e il suo comportamento di propria iniziativa. Nei suoi versi, Enedhuanna parla di Inana come della dea della fertilità, del suo potere femminile, della forza della natura capace di dare alla luce fenomeni celesti che costituiscono il motore del mondo. C'era un tocco carnale nelle spiegazioni della sacerdotessa quando con i suoi versi spiegava la storia di Inana, posseduta, sottomessa, che ribellandosi, e trionfando, sottometteva l'universo intero alla sua enorme influenza. Per quarant'anni la sacerdotessa Enheduanna aveva comandato il suo popolo. Era stata vittima di un colpo di Stato e dell'esilio anche se per breve tempo, ma il suo ricordo era rimasto vivo tra il suo popolo per molto tempo. Infine, in tutto il mondo viene condivisa l'estesa idea che era una astronoma, ma gli attributi che gli vengono associati negli scritti cuneiformi sumeri, enti (sacerdotessa) e zirru (simile al gioco) non indicano che era dedita a tutto questo. Tuttavia, per il suo lavoro di sacerdotessa e promulgatrice della religione astrale del suo popolo, riceveva a volte la generosità dello stesso che non le applicava il rigore accademico occidentale per collocarla fuori o dentro dagli "Eletti". L'orgoglio per quanto può spogliare il nostro io civilizzato, è bene che riconosca che questa immensa curiosità scientifica dei nostri antenati è stata sostituita da risposte insufficienti, inadeguate, magiche e equivoche. Quei passi hanno condotto fino ai presenti crocevia.

Sophie Germain: Il matematico isolato

Sabrina Carbone

e0044438_47ee5622aef0c-400x585Cercava di ostacolare il suo desiderio, ma riusciva solo ad aumentarlo. Per obbligarla a riposarsi a sufficienza, toglievano dalla sua stanza il fuoco, i vestiti, la luce. Faceva finta di rinunciare alle sue idee, ma quando la famiglia era coricata, scendeva dal letto e avvolta dalle coperte, con un freddo pungente che congelava l'inchiostro della sua scrivania tornava a essere dedita ai suoi studi preferiti. Molte volte veniva sorpresa il giorno dopo, intorpidita dal freddo senza che lei se ne era resa conto. Davanti a questo desiderio, straordinario della giovane tredicenne Sophie, abbiamo voluto preparare il terreno per parlare, del suo capriccio e del suo genio, e lo abbiamo fatto bene. Solo recentemente, gli studi hanno dimostrato che i manoscritti di Sophie Germain sul teorema di Fermat reclamano una revisione del suo lavoro sulla teoria dei numeri. Oltre l'apparenza c'è di più. Non è solo una questione di quello che annotava il famoso matematico francese Legendre, contemporaneo alla Germain, in una nota dedicata al Teorema di Fermat completo.I suoi metodi erano diversi da quelli di Legendre,che era arrivato agli algoritmi supposti su idee e risultati scoperti autonomamente da molti altri e molto tempo dopo. Tuttavia la scienza, come la vita, ha bisogno del dialogo, delle sinergie che vengono generate nelle menti affini quando sono messe in contatto e lavorano in comune. Questa giovane fanciulla, a causa del suo essere donna non aveva avuto questa fortuna. Era nata in un'epoca molto difficile per la Francia. La presa della Bastiglia coincideva con i suoi tredici anni. Chiusa in casa, Sophie trascorreva il suo tempo nella biblioteca di suo padre dove aveva scoperto per caso la Storia della matematica e Archimede. Era rimasta impressionata dalla storia della morte di Archimede che era deceduto trafitto da una spada di un soldato romano durante la caduta di Siracusa perchè nessuno riusciva a distogliere la sua concentrazione dai suoi ragionamenti matematici. Per sfuggire alla terribile realtà politica che la circondava, era immersa nell'assorbente mondo della matematica pura: la teoria dei numeri. E proprio leggendo i libri che suo padre conservava nella biblioteca e imparando il necessario per capirli come per esempio il latino e il greco che era arrivata a Newton e a Euler. Nel 1794 quando aveva 18 anni, era riuscita ad avere i manuali e gli appunti dei migliori professori della Scuola Politecnica di Parigi specialmente quelli di Analisi di Lagrange. Come era solito tra gli alunni, aveva deciso di inviargli i suoi commenti firmandosi col nome di Antoine-August Le Blanc. Lagrange aveva voluto conoscere questo brillante alunno talmente era rimasto impressionato dal livello dei suoi commenti, e quando era stato messo al corrente che era una donna l'aveva incoraggiata a continuare gli studi. Era una persona formata durante un quadriennio e senza l'aiuto di tutori, mentori o consiglieri fino a raggiungere un livello universitario nel campo della matematica. Sophie aveva seguito il consiglio del gran matematico. Passata la frenesia francese della fine del secolo XVIII, Sophie Germain era stata introdotta nei circoli dei matematici con i quali aveva avuto uno scambio di opinione ma non era mai riuscita a partecipare a un corso di matematica. Aveva allacciato una serie di corrispondenze con noti matematici come Gauss facendosi passare per uomo. Era stata eletta varie volte per il Premio dell'Accademia di Scienze della Francia con uno studio sulla elasticità dei corpi, e era riuscita a vincere il premio. Ma per aver seguito un corso formale o no e per essersi vista isolata dall'ambiente accademico Sophie aveva commesso determinati errori che avevano costituito un ostacolo per ottenere il Premio. Tuttavia quando lo aveva vinto, nel 1816, le cose erano migliorate e iniziava a sentirsi protetta e accettata dalla comunità scientifica. E' morta di cancro all'età di 55 anni, sulla sua lapide c'è scritto: Marie Sophie Germain, proprietaria agricola. Cerimoniale.

IL COLORE ROSSO PROVOCA ANSIETA'

Sabrina Carbone
130124092647-tinta-roja-story-topUno studio realizzato da due professori della Università del Colorado afferma che il colore rosso ha un impatto negativo sugli studenti e sui professori e che abbassa il loro livello di apprendimento. Secondo lo studio pubblicato in "The social Science Journal" il rosso ha un impatto aggressivo, e può generare ansietà sugli studenti. Questo è quanto hanno concluso, due Professori, Richard L. Dukes e Heater Albanese del Dipartimento di Sociologia della Università sopra menzionata, gli esami sono stati fatti su un campione di 1.999 studenti ai quali hanno rilasciato quattro versioni diverse di un esperimento già qualificato da un istruttore ignoto. Agli studenti è stato chiesto di leggere la prova e le correzioni dell'istruttore e suggerire una classifica dell'esperimento. Dopo aver terminato di scrivere la loro opinione, è stato chiesto anche di rispondere ad un questionario, per dare ai professori la possibilità di ottenere ulteriori risultati concreti sullo studio. Analizzando le risposte è emerso che gli studenti avevano dato molta importanza al colore rosso della stilografica nelle osservazioni scritte dall'istruttore, fornendo risposte dure e inflessibili ed è per questo motivo, secondo i docenti, che i maestri non devono fare correzioni con penne rosse ma con un colore neutro.

Scorsese apre le porte del suo archivio privato a Berlino
Sabrina Carbone
ImmagineLa camicia turgida di sangue di Robert De Niro nel film " Il Promontorio della paura" o i suoi guanti da boxe in "Toro selvaggio", sono alcuni dei 600 pezzi di una ambiziosa mostra su Martin Scorsese aperta a Berlino, dove il mitico regista statunitense ha mostrato per la prima volta il suo archivio privato. L'esposizione nel Museo del Cinema di Berlino (dal 10 gennaio al 12 maggio 2013) ha esibito anche i pezzi, diventati nella storia del grande schermo, di De Niro o Leonardo Di Caprio i documenti privati del grande regista. Insieme alla vestaglia di Cate Blanchett nel film "L'aviatore" o il vestito di Di Caprio in "Gangs of New York" è possibile vedere, per esempio, i documenti tramite i quali De Niro e Scorsese scambiavano idee per sviluppare personaggi come quelli di "Taxi Driver o "Goodfellas". Il pubblico ha potuto vedere anche gli "storyboards" con le sequenze dei piani disegnati dallo stesso Scorsese per i film come "Taxi Driver", "L'Aviatore", o "Mean Street", e inoltre anche una rarità del primo copione della sua carriera, illustrato dallo stesso direttore, per il film "Eternal City". La mostra dedicava un capitolo a parte a uno spazio capitale delle opere di Scorsese: "Little Italy", il quartiere di New York dove il regista all'età di 70 anni, figlio di immigranti siciliani, è nato, cresciuto e ha girato molti dei suoi film. Precisamente la famiglia come nucleo narrativo - rifugio e protezione o base del crimine organizzato- e la particolare estetica di Scorsese sono altri temi della esposizione. Nel Museo del Cinema, ubicato nella imponente Piazza Potsdamer Platz di Berlino, raccontano che Scorzese ha atteso con un certo nervosismo l'inaugurazione della mostra, anche se non era prevista la sua presenza perchè stava girando il suo nuovo film ""The wolf of Wall Street". Nel "Thriller" sulla frode e la corruzione nella Borsa di New York torna ad essere protagonista Leonardo Di Caprio. E' la quinta collaborazione tra l'attore e il regista dopo "Gangs of New York", "The Aviator", "The Departed" o "Shutter Island". La mostra non è l'unico omaggio della capitale tedesca al regista vincitore di un Oscar come miglior regia per "The Departed". Il cinema Arsenal ha presentato una retrospettiva di tutte le sue opere fino al 15 gennaio 2013.

Sulla scia di Ava Gardner
Sabrina Carbone

ImmagineViveva più di notte che di giorno. Tornava a casa con il camion della spazzatura e infastidiva le auto nel Paseo de la Castellana. Ava Gardner ha bevuto Madrid nel corso di 15 anni durante i quali ha vissuto in questa città attratta dal suo romanzo con Luis Miguel Dominguin. Le orme che ha lasciato in Spagna tra il 1952 e il 1967 sono state seguite da autori come il novellista e critico teatrale, Marcos Ordóñez, in "Bere la vita", o il cronista statunitense, Lee Server, nella sua biografia "Ava Gardner una dea con i piedi di fango", e Isaki Lacuesta, che spoglia "La contessa scalza" nel documentario "La notte non finisce mai" recentemente inaugurato. "Non c'è uomo a Madrid che non passato una notte con Ava Gardner nè bar dove lei non ha brindato con Hemingway" questa è la frase più comune. Paco Miranda detesta questa affermazione. "Sceglieva lei chi portare nella sua stanza ma non era il solito qualcuno", è stato presupposto che, l'intimo amico dell'animale più bello del mondo e compagno di orgie, era Miranda, l'unico uomo con il quale ha condiviso la sua stanza senza averla mai toccata. Questi è stato per ben tre lustri un pianista dell'Oliver i cui proprietari al tempo erano Adolfo Marsillach e il giornalista Jorge Fiestas, ed era uno dei luoghi più frequentati dalla contessa scalza. "Adolfo voleva venderci il locale. Ava doveva mettere una quota di 100.000 pesetas, ed io come il diplomatico Miguel Gordomil e Arturo da Cordoba, e il ballerino, dovevamo mettere altre 100.000 pesetas. Ma Ava era molto furba, e non era convinta". Alla fine era stato comprato da Antonio Gades. Nel 2002 il locale era stato ribattezzato come "Caffè Oliver" dai suoi nuovi proprietari, Frédéric Fétiveau e Karim Chauvin. Era un ristorante specializzato in cucina tipica mediterranea che durante la notte diventava un locale per bere drink. Quando alle tre di notte i Bar chiudevano, l'attrice continuava a fare baldoria in una locanda. Paco Miranda era solito accompagnare la diva nelle sue rotte festive a Madrid. Non è così facile per lui menzionare tutti i locali, "Zambra le piaceva molto". Ma uno dei luoghi favoriti dalla Gardner era la terrazza del Ristorante Riscal, attualmente chiuso. Non appena entrava in ascensore, toglieva le scarpe e trascorreva la notte scalza. Come tutte le stelle internazionali o no percorreva Madrid a piedi nudi. Qualche volta andava al "Quichotte" ma era un luogo che le piaceva meno perchè c'era molta gente e doveva costantemente firmare autografi, racconta Miranda. Nelle foto istantanee che ricordano l'epoca in cui il "Quichotte" culminava ritrattano la Gardner mentre parla con Hemingway o con la sua amica Lana Turner. Oggi il Museo Quichotte continua ad essere il punto abituale delle stelle del cinema che passano per Madrid come Hugh Grant o Catherine Zeta-Jones. La casa di Paco Miranda è come un tempio dedicato agli Dei dell'età d'oro di Hollywood. Le stelle del cinema che hanno firmato autografi per lui sono state appese alla parete, come per esempio, Gregory Peck, Sofia Loren, o Liza Minelli. Ma, la protagonista è quasi sempre la sua amica Ava Gardner. Più di 50 foto dedicate, lettere incorniciate che lei aveva scritto quando si era trasferita a Londra, e anche regali. "Quando andava a Chelsea mi comprava il cristallo, diceva che portava fortuna". Infatti una autentica mostra di cristalli, come bottiglie da liquore, incise da dediche di Ava Gardner, ne sono la testimoninza. "Al mio amato amico Paco". "For my capricorn friend Paco", o un semplice " Dimenticare la noia", "Il riposo senza sesso ci unisce molto", giustificava, il burlone, mentre serviva tè freddo. Anche Paco Roman è stato uno spettatore di lusso alle feste della Gardner, ma dall'altra parte della sbarra. Agli inizi degli anni 50 lavorava come cameriere nel bar dell'Hotel Castellana Hilton, attualmente intercontinentale. Ava Gardner alloggiava in questo albergo. "Resta sempre una Gran Signora. Facevo commissioni per lei, e mi pagava bene: 2.000 pesetas di allora". Una volta mi ha chiesto di comprarle quattro candele, le ho accese nel salone, e mi ha fatto spegnere le luci e mentre i musicisti suonavano, lei era apparsa in vestaglia color verde. "Si era stesa per terra e aveva tolto la vestaglia. Sono stati due minuti e "Che minuti!". Quando la Festa era terminata, Ava Gardner salutava tutti ad eccezione di uno dei musicisti, "No tu rimani qui" nessuno le diceva di no. Gli altri ospiti dell'Hotel facevano fumo e la diva alternava alle feste in camera con orgie nei locali alla moda, con una particolare preferenza per i locali di flamenco. Il "Corral de la Moreria", "Torres Bermejas" attualmente chiuso, o "Villa Rosa" di proprietà di Lola Flores e di El Pescailla che dopo essere stata una discoteca è diventato un locale per flamenco. L'attrice era cliente abituale di "El Duende"(attualmente Los Gitanillos) che è un ristorante. Congiuntamente a Antonio il ballerino, il pianista Paco Miranda e a Henrique Herreros il disegnatore, sedeva anche Pastora Imperio, uno dei titolari del locale. Paco Roman era stato cameriere del locale per flamenco. "Le piaceva guardare i balli con molto interesse, le piaceva sedersi e conversare con gli artisti e qualche volta chiedeva loro di andare con lei in albergo e continuare a cantare. Non sopportava i giornalisti, "una volta ha colpito con un vaso un fotografo ferendogli il viso, mentre ad un altro gli aveva buttato la macchina fotografica per terra e aveva chiesto l'intervento della polizia. Ma i giornalisti avevano insaziabili continuato a cercarla per scattare istantanee che rivelavano la sua "vita leggera notturna" ma sapevano anche che dovevano starle alla larga. "Nell'ultimo periodo andava sola al locale", da lì passava, a volte, alla " Birreria Tedesca", un bar molto taurino ma era rimasta sola a Madrid, negli ultimi anni della sua esistenza, continua. Paco Roman la incontrava in un altro luogo al "Manolo Manzanilla", una locanda nella via di Barajas, dove andavano le persone celebri per continuare a fare festa alle tre di mattina, quando i bar della città chiudevano. Qui incontrava Dominguin, la polizia faceva chiudere il locale due volte su tre fino a quando lo hanno chiuso definitivamente. "Beveva molto e quello che le servivano era cognac, whisky, caffè, gin e bourbon". Lo stesso dice Henrique Herreros, il disegnatore, con il quale andava alle feste. Questi lavorava per la United Artist spagnola, e l'attrice aveva voluto vedere il primo passaggio del film di Stanley Kramer "Non è uno straniero" del 1955 insieme alla "Porta del Sole". Era accorsa con sua sorella sera rimasta seduta, durante la proiezione, accanto a lui, accompagnata da due cani". Alla fine gli aveva chiesto da bere, e Henrique l'aveva portata al bar più vicino "La Mallorquina", dove aveva ordinato due whisky con birra. Al secondo non sapeva più dove si trovava, ma rimaneva sempre fresca. Ava Gardner viveva senza tregua, fino a quando non è andata a vivere a Londra lontana dalla continua vita fatta di feste che aveva scelto per se stessa. Paco Miranda ricorda: "Alcuni anni prima di morire da Londra mi aveva scritto che era innamorata, e io le avevo risposto" Stai attenta, sperpererà tutti i tuoi averi. Nella seconda lettera gli aveva mandò una foto ...il suo amore era una cane.

Il FBI ha pedinato Marylin per le sue amicizie comuniste

Sabrina Carbone

ImmagineGli archivi del FBI su Marylin Monroe sono stati ristampati, e includono nomi noti vicino alla stella i quali erano sospetti di essere membri comunisti. Marylin Monroe aveva conosciuto in Messico alcune di queste persone che preoccupavano le autorità. Il The Associated Press, attraverso la legge della libertà di accesso alle informazioni, ha ottenuto recentemente una versione degli archivi che contengono dettagli in antecedenza censurati. L'informazione non apporta nuovi dettagli sulla morte di Marylin Monroe, avvenuta 50 anni fa, ma al contrario dimostra il livello, e che l'agenzia ha sottoposto a revisione, dei legami tra l'attrice e il comunismo negli anni antecedenti alla sua morte, nel 1962. Quanto detto, rivela anche, che alcuni intimi della Monroe erano preoccupati per la sua relazione con Frederick Vanderbilt Field, il quale era stato diseredato della fortuna della sua famiglia per la sua tendenza a sinistra. Durante un viaggio verso il Messico nel 1962 per acquistare mobili Marilyn Monroe aveva avuto contatti con Field, che in quel periodo viveva con sua moglie in esilio auto imposto. Varie fonti avevano informato il FBI che un "mutuo desiderio" nasceva tra Field e Marilyn e ciò aveva scatenato una certa preoccupazione nel circolo vicino all'attrice, incluso il suo terapeuta, testimoniano gli archivi. "Questa situazione aveva causato abbastanza costernazione tra gli intimi della Monroe e anche tra il Gruppo Comunista Statunitense in Messico", testimonia l'archivio. L'autobiografia di Field dedica un capitolo intero al viaggio della Monroe in Messico. In essa viene menzionato che Field e la moglie avevano accompagnato la Monroe a fare acquisti e nei ristoranti, una leggera allusione alla politica è indicata una sola volta in un passaggi durante le sue cene. "In generale parlava di lei e delle persone che erano state importanti nella sua vita o comunque continuavano ad esserlo", scriveva Field in From Right to Left. "Raccontava dell'importanza dei diritti civili, dell'uguaglianza per le persone di razza nera, e la sua ammirazione per il successo della Cina, la sua rabbia contro la persecuzione dei comunisti, il maccartismo, e il suo odio per l'allora direttore dell'FBI, J. Edgar Hoover. Sotto la direzione di Hoover, il FBI vigilava le vite politiche e sociali di molte persone celebri, tra le quali Frank Sinatra, Charlie Chaplin e il marito della Monroe, Arthur Miller. Anche il Bureau era stato avvolto dalle indagini sopra i crimini contro le celebrità, incluso le minacce a Liz Taylor, un caso di estorsione che riguardava Clark Gable e recentemente le ricerche per scoprire l'assassinio di Notorius B.I.G. L'archivio sulla Monroe inizia nel 1955 ed è focalizzato principalmente sui suoi viaggi e sulle sue relazioni e cerca indizi sul comunismo. In un archivio, che prima era stato censurato quasi completamente, è scritto che la Monroe e altri artisti avevano chiesto i visti per visitare la Russia quell'anno. L'archivio continua fino ad alcuni anni prima della sua morte e include vari reportages giornalistici e referenze sulla biografia dell'attrice scritti da Norman Mailer, il quale chiedeva se la Monroe era stata uccisa dal Governo. L'ufficio non ha mai evidenziato che l'attrice era parte integrante del Partito Comunista. "I punti di vista del soggetto sono positivi e coerenti a quelli della sinistra, ma se è stata una attivista del Partito comunista non viene ricordata tra coloro che lavorano con il movimento a Los Angeles", afferma una nota del 1962 nell'archivio della Monroe. Per anni gli archivi hanno affascinato gli investigatori, i biografi e coloro che non credono che la morte della Monroe nella sua casa a Los Angeles sia stato un suicidio. Una indagine del 1982 realizzata dall'Ufficio Fiscale del distretto di Los Angeles dopo aver revisionato tutti gli archivi concernenti l'indagine aggiunge che gli archivi del FBI sono stati "sommamente censurati". Questa dichiarazione, ha interessato molto il patologo che aveva realizzato l'autopsia sulla Monroe, il dottor Thomas Noguchi. Sebbene l'indagine era stata realizzata con una autopsia dettagliata, Noguchi aveva ammesso che nessuno era venuto mai a conoscenza di tutti i dettagli sulla morte della Monroe. Gli archivi del FBI e le interviste confidenziali realizzate dagli amici della attrice che non sono mai state rese pubbliche, possono aiutare, aveva scritto il forense nelle sue memorie del 1983, Coroner. "La mia partecipazione al caso, iniziando dalla autopsia, afferma che il suicidio della Monroe è "molto probabile" scriveva Noguchi. "Ma credo anche fino a quando gli archivi completi del FBI non saranno resi pubblici e non verranno divulgate le note e le interviste realizzate per indagare sul suicidio, la controversia sulla sua morte continuerà. L'Agenzia AP ha chiesto di ritirare le restrizioni sugli archivi della Monroe nel FBI come parte di una serie di storie sul cinquantesimo anniversario della morte della Monroe.
UN MUSEO PER CHAPLIN
Sabrina Carbone
20522_10151394395556754_169185831_nCharles Spencer Chaplin è nato il 16 aprile del 1889 a Londra in Inghilterra. I suoi genitori erano artisti di music-hall. Molto presto erano giunti alla separazione. Suo padre è morto di cirrosi quando Chaplin aveva 12 anni, e sua madre soffriva di problemi mentali e per questo motivo era stata internata in più di una occasione, ed è questa anche la causa che aveva condotto "Carlitos" a vivere come un orfano. Aveva lavorato come fattorino, soffiatore di vetro, e venditore ambulante, ma gli amva recitare. Una compagnia lo aveva assunto e aveva fatto un tour con loro portandolo in Inghilterra e interpretando ruoli minori. Mack Sennet lo aveva notato e gli aveva offerto un contratto a Hollywood. Nasceva così, un genio del cinema e una icona della cultura del secolo XX. Nella casa di produzione "First National" Chaplin filmerà la maggior parte della sua produzione. Gli 83 film che aveva girato, sono stati scritti, musicati e diretti da lui stesso. Come diceva lui qualche volta: "Tutto quello di cui ho bisogno per girare una commedia è un giardino, un poliziotto, e una bella donna". Per quattro volte è stato candidato al Premio Oscar, due come miglior attore e due per la miglior sceneggiatura. Ha ricevuto l'Oscar Onorifico nel 1928 e nel 1972, anno in cui anche "Luci alla ribalta" era stato premiato come il film con la migliore colonna sonora. Nel 1948 era stato candidato al Premio Nobel per la Pace e nel 1975 era stato insignito dall'Ordine dell'Impero Britannico. In Svizzera, dove ha vissuto il suo esilio, è morto il 25 gennaio del 1977 all'età di 88 anni. Sarà realizzato un Museo in suo Onore, dove sarà dato accesso al suo immenso excursus artistico. Il Museo avrà infrastrutture energetiche rinnovabili, un negozio, un bar caffè, un ristorante, una sala per il teatro con 200 posti a sedere.

Scoperto un Tempio antico sotto il convento dei Giacobini a Rennes

Sabrina Carbone

ImmagineUna équipe di archeologi del Inrap ha perlustrato, a dicembre 2011, la zona del convento dei Giacobini a Rennes. Realizzato su ordine dello Stato (Drac Bretagne), nella sede del futuro centro dei congressi di Rennes Metropoli, questo scavo urbano è uno dei più importanti che sono stati mai condotti nell'Ovest della Francia. All'interno del convento, nel giardino dove c'è il chiostro e nel cortile esterno, gli archeologi hanno cercato l'antico quartiere, studiando la sua evoluzione nel sotto borgo medievale, e ripercorrendo la storia del convento. Oggi, numerose vestigie gallo-romane sono state esumate tra i quali un Tempio del III secolo della nostra era. Parallelamente, l'archeologia edilizia, cioè lo studio delle mura del convento, rivela l'evoluzione architettonica dell'edificio dal XIV al XVIII secolo.
Un quartiere dinamico della antica città di Condate (I-IV secolo)Immagine
Gli 8000 metri quadri di scavi hanno offerto l'opportunità di studiare l'insieme di un isolotto dell'antica Condate. Delimitato da quattro vie, questo quartiere ha conosciuto un forte sviluppo tra il I e il IV secolo della nostra era. Gli scavi rivelano, su quasi 2 metri di spessore, un accumulo di vie, muri e bastimenti. Nel giardino del chiostro, grandi edifici del III e IV secolo, edifici pubblici o grandi case urbane, succedono alle botteghe artigianali che circondano un asse maggiore della città gallo-romana orientata a nord-sud o cardo. Nel cortile nord del convento, gli archeologi hanno aggiornato un incrocio principale della città, nel mezzo del quale era stato eretto un Tempio. Scoperto inaspettatamente, è il primo edificio pubblico antico aggiornato a Rennes, ad eccezione della muraglia e delle tracce dell'Arco onorifico. Di forma quadrangolare e lungo 9 metri, fiancheggiato da una scala emerge un tempio su basamento. L'esumazione in prossimità di due statuette ( un gallo e un caprone), ricorda una devozione a Mercurio. Questo Dio del commercio dei viaggi, e degli incroci è ubicato perfettamente in quel quartiere molto frequentato, ricco di attività artigianali e commerciali.
La storia del Convento dei Giacobini rivisitata
Fondato nel secolo XIV, il convento dei Giacobini occupa un posto maggiore nella vita religiosa della capitale bretone e nella vita politica regionale, fino al XVIII secolo. Largamente ristrutturato nel corso del XVII secolo, è andato in rovina durante la Rivoluzione prima di essere utilizzato come magazzino militare dal XIX al XX secolo. L'armata, dimora come proprietaria fino al 2002, data in cui Rennes Metropoli lo acquista. Il convento dei Giacobini viene classificato come monumento storico dopo il 1991. Le ricerche attuali associano la perlustrazione del sottosuolo e lo studio edilizio, allo scopo di comprendere meglio l'evoluzione del convento e la realizzazione ai giorni nostri. Come anche, la sala capitolare, dove i frati si riunivano, sita nel mezzo di uno spazio oggi rimosso. Le tracce di una prima sala del capitolo sono state ritrovate un pò più tardi a sud. Questo stabile religioso era molto fiorente come attestano anche i numerosi elementi decorativi. Il suolo della cappella di Bonne-Nouvelle e delle gallerie del chiostro erano composte da mattonelle che formavano dei decori, le cui impronte sono ancora ben visibili. Erano associate a un rialzo ornato dei pilastri dipinti nel capitolo in rilievo. Il convento dei Giacobini, è stato anche un luogo sepolcrale privilegiato, e lo confermano le numerose inumazioni risalenti all'inizio del XV secolo fino al XVIII secolo. Centinaia di sepolture sono state scavate nella chiesa e nella galleria dei loculi, dando luogo a un importante studio antropologico.
Apertura del luogo al pubblico durante la Giornata Europea del Patrimonio
In seno alla Giornata Europea del Patrimonio, il luogo è stato eccezionalmente aperto al pubblico sabato 15 e domenica 16 settembre 2012.

Il primo volo nello spazio di una donna: Valentina Tereshkova

Sabrina Carbone

ImmagineValentina Tereshkova, è stata la prima donna astronauta che per tre giorni ha orbitato nello spazio. Suo padre era un soldato morto nella Guerra Fredda scoppiata tra l'URSS e la Finlandia tra il 1939 e il 1940, mentre sua madre era una operaia di una fabbrica tessile della piccola città di Maslennikovo dove lavorava molto per mantenere i suoi tre figli. Valentina nata nel 1937, aveva intrapreso l'iter scolastico all'età di otto anni, ma a nove anni aveva già abbandonato la scuola per lavorare nella fabbrica tessile e aiutare in casa. Studiava tra le mura domestiche per corrispondenza e aveva imparato ad usare il paracadute nel Club dell'Aviazione della sua città, associato al DOSAAF, la forza paramilitare composta dai volontari che preparava i giovani sovietici a collaborare con l'Esercito, in situazioni di emergenza. Valentina aveva deciso di aderire alla Giovane lega Comunista e partecipare attivamente. Dopo aver mandato il primo uomo nello spazio(Yuri Gagarin 1961), l'Unione Sovietica pensava che per vincere la battaglia contro gli Stati uniti, era necessario mandare anche una donna nello spazio e avevano impiegato due anni per scegliere la migliore. I requisiti erano ampli. Dal momento che era una missione politica e poichè le Vostok (Navi sovietiche) erano quasi del tutto automatizzate e l'unica cosa necessaria era un grande spirito comunista e saper usare il paracadute. Dopo due anni e grazie alla sua fantastica forma fisica e al suo dominio del paracadutismo e anche alla sua irremovibile fede sovietica, Valentina era rientrata tra le ultime tre finaliste, e era stata selezionata perchè non aveva una formazione culturale. L'altra candidata, Ponomaryova, era stata scelta per un altro volo molto più sofisticato che le autorità sovietiche, avevano intenzione di mettere in marcia non appena il Vostok-6 della Tereshkova veniva lanciato. Lo stesso Khruschchev aveva fatto la selezione finale. Valentina aveva tutte le caratteristiche della Nuova Donna Sovietica: una comunista convinta, operaia in una fabbrica tessile, figlia di un militare e di umili origini. E una "bella donna". Al suo ritorno dallo spazio, le avevano chiesto cosa esigeva come premio per la sua impresa e lei aveva risposto che voleva sapere dove era morto suo padre per porre una targa in suo onore. Questo dettaglio spiega gran parte della ossessione con la causa sovietica, che da sempre aveva avuto Valentina. E a cagione di ciò aveva voluto commemorare la morte di suo padre ponendo sul luogo un simbolo. Nel 1963, sposa il cosmonauta, Andrian Nikolayev, e dalla loro unione nasce una figlia. Questo avvenimento aveva facilitato il suo ingresso nella Accademia Militare dell'Areonautica di Zhukovskiy, dove aveva conseguito la laurea nel 1969, diventando una eroina. Tuttavia, le cose non erano come sembravano, aveva avuto dei problemi durante il volo. Come testimonia la versione  degli scienziati sulla Terra la accusavano di instabilità emotiva e di incapacità di farsi carico della situazione. Mentre, Valentina confutava che era la nausea che aveva accusato nello spazio che le aveva impedito di adempiere ai suoi obblighi. Infatti,  la posizione della navicella durante il suo lancio nell'orbita era spostata di 90° in modo da poter mettere in funzione i razzi di emergenza se per qualsiasi motivo durante la navigazione nello spazio esterno c'era un segnale di pericolo. Ma questa inclinazione non era idonea per l'astronauta e con una punta di sdegno era riuscita a farsi correggere dalla Terra la curvatura. Ma non aveva potuto evitare le diffamazioni, le quali affermavano che era una ubriaca e che il suo obbligo era quello di operare per il bene dell'Unione Sovietica, invece di rendere la missione, a causa del suo carattere, pericolosa. Il massimo responsabile della missione spaziale appoggiava Valentina, e aveva espulso i diffamatori. Il suo matrimonio non era così idilliaco come voleva far credere la stampa sovietica. In realtà, non erano più innamorati. Lui era di origine turca, rude e troppo tradizionalista. La lasciava sola per andare con i suoi amici. Le autorità l'avevano convinta che era una famiglia modello rispetto alle famiglie sovietiche. Ma nel 1979 arriva la separazione. Valentina, lamentava che la carica politica era molto alta e che riceveva un salario di base dal centro cosmonautico. Ma non aveva abbandonato mai il suo lavoro. Valentina Tereshkova non tornerà mai più nello spazio come era sua intenzione. Fino all'età di 80 anni, aveva lavorato per il Partito comunista, ed era diventata Vicepresidente della Federazione Internazionale delle Donne, oltre ad altre cariche, onori e medaglie e il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica e due medaglie dell'Ordine di Lenin e anche i vari riconoscimenti internazionali come la Medaglia d'Oro per la Pace delle Nazioni Unite. Ma nessuno di questi onori ha mai compensato l'infelicità e l'abuso di potere che aveva subito. Solo dopo la caduta dell'Unione Sovietica le donne russe hanno potuto volare nella stazione MIR e in quella ISS come membri regolari dell'equipaggio e non come oggetti di propaganda. In sostanza vengono prima le cause e poi le persone.

Il Museo delle Slot-machine sovietiche

Sabrina Carbone


ImmagineA Tokio esiste il "Museo del calzino", nella città svedese di Jönköping è ubicato il "Museo dei fiammiferi", il "Museo dei contraffatti" a Parigi, e in Italia esiste il "Museo della pasta", negli Stati Uniti troviamo vari Musei dedicati alla spazzatura come il "Trash Museum", di Hastford e a Londra possiamo passeggiare all'interno del "Museo del Crimine" di Scotland Yard. Esistono Musei per tutti i gusti, ai quali dobbiamo aggiungere il "Museo delle Slot-machine" sovietiche. All'inizio della Homepage del Museo troviamo il seguente testo illustrativo: "Esistono momenti in cui una persona vuole tornare indietro nel tempo, al tempo della sua infanzia. Esistono tante cose interessanti di quei giorni, che non possiamo dimenticare e che conserviamo felicemente. Alla nostra infanzia sovietica, appartengono i cartoni animati di Souzmultfilm, l'Orsetto Olimpico, il Planetario, la lotteria Sportloto, le partite di calcio nel cortile e altre cose ancora. Durante le calde estati abbiamo sfruttato gli accampamenti dei pionieri nel Mar Nero, i suoni valenti delle trombette, le marcette e le canzoni vicino al falò, le gradevoli passeggiate con la famiglia e gli amici nel Parco della Cultura, con bevande spumeggianti, gelati e zucchero filato, e molto di più: le "Slot-Machine". Queste ultime hanno colmato gran parte dell'infanzia e della gioventù della gente sovietica. Sono state create nelle fabbriche segrete militari negli anni settanti fino all'avvento della Perestroika, e potete vedere queste macchine giocare e ripercorrere l'ambiente della grande epoca nel Museo delle "Slot-machine" sovietiche. Attualmente il Museo espone oltre 40 tipi di queste macchine e più di 20 funzionano. I visitatori possono tentare la sorte nel gioco della Battaglia navale, dove il giocatore è il capitano di un sottomarino che guardando attraverso il periscopio cerca di silurare le navi nemiche. Potete trovare anche il "Tankodrom" pieno di piccoli carri armati, il Pinball, l'Hockey su ghiaccio per due o quattro giocatori, il gioco "A colpo sicuro" dove possiamo mettere alla prova la nostra mira e i primi videogiochi come la "Corsa ai cavalli". Venite a trovarci e ripercorrete alcuni momenti meravigliosi giocando e scoprendo l'infanzia sovietica". Maxim Pinigin, Aleksandr Wugman e Alexander Stakhanov, sono i responsabili del riscatto di questo pezzo di storia recente del loro Paese. Il Museo viene presentato come un salone ricreativo, e il pubblico può sfruttare l'opportunità di giocare con alcune delle 20 slot che ancora funzionano. Gli artefici di questa collezione sperano che con il tempo il numero delle Slot aumenti, dal momento che alcune sono in riparazione. Attraverso la pagina web del Museo possiamo giocare con qualcuna di loro. Diamo merito a questi ragazzi dell'Università Tecnica di Mosca per la loro iniziativa e per mantenere in vita alcune Slot che sembravano condannate a essere dimenticate. Le Slot sono arrivate in Russia, l'allora URSS, nel 1971 grazie al Parco Gorki. Quattro anni più tardi l'Esercito, l'unico con macchinari e finanziamenti sufficienti per costruirli, era dedito allo sviluppo delle Slot-machine per, come esprime un'alta carica, intrattenere e proporzionare con i diversivi i giovani e allo stesso tempo sviluppare e potenziare le loro abilità visive.
































































Tucuman



Sabrina Carbone
Tucuman
ImmagineLe conquiste nel nostro territorio sono state due, penetrando attraverso il Nord del nostro Paese. Nel 1840 approssimativamente e dopo il fiorire delle culture regionali, nasce la conquista Incaica, che durerà quasi 50 anni, il tempo sufficiente per lasciare delle testimonianze, come i percorsi e il controverso centro astronomico della “Ciudarcita” sito sopra La Aconquija a più di 4.000 metri di altezza, e il centro di controllo amministrativo religioso di Shincal, ubicato a pochi chilometri a ovest di Londres di Catamarca. Questo centro è stato costruito per compiere le normative del Tahuantisuyo. Questo tempo è stato sufficiente anche per lasciare l’impronta della sua cultura in quella dei nostri aborigeni. In seguito alla ritirata degli Inca da questo territorio a causa delle loro guerre intestine, arriva la seconda conquista in mano degli spagnoli. A ottobre del 1535 esce da Cuzco una spedizione diretta verso il Cile comandata da Don Diego de Almagro. Non volendo seguire l’itinerario di Atacama, penetra in questo paese attraverso Tucuman. Entra a Jujuy per la Puna e passa a Chicoana, dove è diretto verso la Valle Calcaqui attraverso la Costa dell’Obispo, direzione Cachi, Amaicha e apparentemente sono diretti verso il Cile per il Passo di San Francisco. Antecedentemente Diego de Rojas era partito dal Perù alla conquista di queste terre. Successivamente dopo una dura attraversata come testimoniano i racconti, questi viene proclamato come lo scopritore di Tucuman nell’anno 1542. Arrivato nel “Tucumanao” o valle dei Paccipas, dopo che era stato ricevuto dal cacicco o notabile di Tucma, che aveva dato origine al nome della regione, continua il suo percorso a ovest incrociando il cordone dell’Ambato, forse per l’accidentata Poman fino alle terre dei capayanes, dove non era stato ben recepito l’affronto. Più tardi Diego de Rojas muore tra le mani degli Juries a causa di una freccia avvelenata. Anni più tardi continuerà le orme di Rojas, Juan Nuñez del Prado, il quale anche lui penetra nei carrubeti del Tucumanao dopo che era stato ricevuto dai Tucumani e continua verso il nord, incrociando le montagne probabilmente per la costa di Chilca, e fonda la città di “Barco” l’attuale provincia di Tucumano. ( Sia questa città che quella di Londres, sono state trasferite e rifondate in varie opportunità a causa degli attacchi indigeni). Prado è il promotore della conquista, cioè da Prado in poi la conquista è repentina. Più tardi per motivi di potere e per necessità Prado viene preso dal Fco di Aguirre inviato dai conquistatori del Cile. In seguito entra nel territorio nell’anno 1557 Juan Perez de Zurita, fondatore delle città di Cordoba di Calchaquí, Londres de Belén, (prima città fondata in Catamarca), e Cañete di Tucumán. Il Tucuman dopo la conquista comprendeva le attuali province di Jujuy, Salta, Tucumán, Catamarca, La Rioja, Santiago del Estero e parte di Córdoba, con limiti variabili. In questo territorio sono transitate le truppe spagnole che arrivavano dal Perù. Le rotte scelte e l’ubicazione delle fortezze e delle città dovevano rispondere a varie ragioni di ordine strategico che variarono con il passare del tempo. Senza dubbio la causa che ha motivato il conquistatore ad entrare in questo territorio è stata l’avidità, indotta o no dalla Corona Spagnola. Fin dagli inizi, sono state tessute leggende relative alla città dei Cesari ricche di oro e d’argento. Esiste un documento del governatore del Perù, Vaca de Castro, inviata al Re a novembre del 1542, che informava su una provincia, “molto popolata e ricca ubicata tra il Cile e la sorgente del Río de la Plata”. Tuttavia questa impresa spagnola ha incontrato la resistenza dei nativi, alcune tribù molto ostili lottarono per più di 150 anni difendendo il loro territorio e la loro libertà. Dalla conquista di Tucuman, sono emersi grandi eventi come le ribellioni Generali condotte dai noti caciques, i quali giocavano una carta fondamentale nella storia del NOA. Come menziona R. Raffino, “E’ fondamentale per una adeguata introduzione alla storia sociale del NOA soffermarsi sulle figure di Juan Calchaquí y Chelemín, due protagonisti di rilievo del periodo Ispanico-Indigeno”. Nel 1561 distinte parzialità confederate con Juan Calchaquí ( da lui deriva il nome di questa regione), avanzarono, attaccarono e distrussero le città di Londres de Belen fondata nell’anno 1558, Cañete fondata nello stesso anno vicina all’attuale città di Andalgalá e Cordoba de Calchaquí entrambi fondate da Perez de Zurita. Córdoba de Calchaquí, e quest’ultima è collocata dal magistrato Juan Matienzo a 6 leghe a sud di Angastaco e a 5 leghe a nord di Tolombón, all’altezza di San Carlos Pcia. de Salta. Juan Calchaquí a causa del suo grande potere convocatorio era considerato il principale cacicco della regione, e il suo nome era stato applicato alla parte nord delle valli, come testimonia Alonso de Barzana (1594), il quale afferma: “Un indio chiamato Calchaquí per il suo carattere coraggioso aveva dato il nome alla valle delle 30 leghe” e lo storico Roberto Levellier, nella sua opera “Nuova cronaca della conquista di Tucuman” scrive: “Questo singolare personaggio Calchaquí, è posto per la prima volta nei documentari nel 1556 in una cronaca di Fco. de Aguirre”. Ha Riscattato la seguente pubblicazione José Rubén Quiroga che afferma: “Il magistrato Don Juan Matienzo riconosce la fama del grande personaggio e ordina ai capi militari di non uccidere Don Juan Calchaquí in quanto la sua vita è preservata, lo possono tenere prigioniero, fino alla morte nella cella ma gli Indios anche se in carcere gli dovranno obbedire come se è in libertà, perchè lo devono custodire come una cosa sacra in quanto in questa terra viene fatto più di quanto viene comandato” (Udienza di Charcas). Il nome di Calcaqui è stato usato come termine generico per tutte le fazioni della regione. Infatti ciò ha portato al dubbio se Diaguitas e Calcaquies sono o no due gruppi differenti. In realtà è a partire dall’apparizione di questo leader che la zona ha iniziato a differenziarsi come Calcaqui, dalla valle di santa Maria (Valle de Yocavil) fino al nord e dalla linea tra Andalgala e Hualfín fino al sud come Diaguita. Agli inizi del secolo XVII, precisamente nell’anno 1627, altri lo collocano nel 1630, quando ha luogo la seconda sedizione generale ed è anche uno dei momenti più sanguinosi della storia del NOA. Questa ribellione comincia a causa di una successione di avvenimenti, e tra questi secondo alcuni storici, rientra l’umiliazione, convertita in rabbia, dal popolo indigeno, quando Don Felipe de Albornoz, governatore di Tucuman aveva ricevuto un gruppo di aborigeni, tra i quali c’era a capo il figlio del cacicco Chelemín per rendergli omaggio. Il governatore lo aveva ricevuto scortesemente, e aveva fatto frustare e mandato a tagliare i capelli i cacicchi. Quest’ultimo evento era stato considerato un affronto per il popolo indigeno e uno dei manifestanti della ribellione aveva giurato vendetta. Altri pensano che la discordia era scaturita in seguito al ritrovamento di una miniera d’oro in Catamarca da parte di uno spagnolo, e dal momento che gli indigeni non accettavano di essere obbligati a lavorare nella miniera, lo avevano ucciso provocando la reazione degli spagnoli. Il cacicco Chelemín, aveva organizzato una convocatoria inviando la freccia dell’alleanza, come simbolo di cortesia ai Curacas di distinte fazioni, tra i quali, gli Aconquijas, i Pipanacos, gli Andalgalenses, i Fiambalaos, i Paccipas, i Pacciocas, gli Abaucanes, i Malfines, i Colpes, i Capayanes, i Famatinas, gli Atiles e i Guandacoles. I Pulares di salta che occupavano il territorio compreso tra le montagne di Cachi fino al crepaccio di Escolpe, non erano  intervenuti . Si dichiararono vassalli del Re permettendo il soggiorno degli spagnoli nelle loro terre, questo atto gli era costata l’amicizia dei Cacicchi. Ciò dimostra la indelebile fragilità delle alleanze, che aveva permesso agli spagnoli di mandare avanti la loro missione sfruttando i conflitti interni tra gli indigeni. Chelemín collocato nell’attuale Andalgalá, era stato posto davanti alla ribellione. Gli Indios per l’assegnazione di un gruppo di indios a un colono, si ribellarono, e invasero Tucumán e le zone di Londres e La Rioja. Da Londres a La Rioja, si formarono alcuni gruppi di distinte fazioni,che avevano abbattuto e saccheggiato tenute, templi, cappelle e tutto quello che apparteneva agli spagnoli. I Gesuiti impotenti davanti a questa ribellione avevano abbandonato le valli dove avevano attuavato la loro missione. In piena ribellione il Mercenario Fray Antonio Torino missionario di Atiles de la Rioja, era stato  sacrificato dagli Indios e appeso a un carrubo era stato scorticato vivo, e avevano  raccolto il suo sangue per le loro superstizioni. (Tuttavia era riuscito a sfuggire negandosi alla morte, si dice che esiste un carrubo di nome Atiles de la Roja di fronte all’antica casa di Orihuela). Lo stesso era successo al padre Fray Pablo Valero. Gli Indios lo avevano appeso a un albero in un luogo detto Capayán, lo avevano spogliato dei suoi vestiti e lo avevano ucciso a frecciate. Il Colonnello Cabrera aveva comandato alle sue guardie di respingere gli indigeni ribelli. Questi lo avevano obbligato a retrocedere a Londres de Belén. Cabrera era ferito e con le sue forze era diretto alla Rioja perseguitato dai ribelli. Chelemín abitava a La Rioja e si era chiuso in casa sbarrata da un duro catenaccio. In questo periodo la fame era arrivata al limite tanto da mangiare i cani. Successivamente era arrivata la peste e gli indigeni per timore della epidemia volevano abbandonare il luogo. Cabrera lascia La Rioja attaccando il popolo originario che giustiziava i cacicchi e li faceva prigionieri. E’ singolare l’esecuzione del cacicco Coronilla, il quale era stato  scorticato da 4 cavalli a Famatina La Rioja. Diretto verso il terreno accidentato di Poman per entrare nella terra dei Capayanes aveva riportato una  sconfitta. Più tardi per frenare l’impeto degli Abaucanes che scendevano dal rio omonimo fonda il Forte del Pantano nell’anno 1632, (conosciuto oggi come i fornelli del luogo), ai margini del Rio Colorato (Mayu – Puka). Cabrera continua a riportare vittorie su vittorie, e ritorna a Londres de Poman con i suoi prigionieri, ( c’è da osservare che Londres era stata rifondata in modo alternativo e in vari luoghi della Pcia. de Catamarca). In questo caso Londres de Poman sita nei contrafforti delle montagne di Ambato,era diventato il centro militare della conquista del 1633 e in seguito capitale. Questo luogo era molto importante in quel periodo. Tra le altre cose a Londres de Poman era stato ricevuto con i suoi sudditi il falso Inca Pedro Bohorquez, che aveva creato tanti problemi sia agli indigeni quanto agli spagnoli, e in questo stesso luogo era stato  catturato Chelemín da Don Pedro Ramirez de Contreras, era stato giustiziato e squartato nell’anno 1637, mettendo fine alla seconda ribellione e la sua testa e le sue spoglie erano state portate in tutto il territorio per placare l’animo degli indigeni. A partire da ciò, per gli spagnoli inizia un periodo più fortunato, ma non del tutto, perchè continueranno le lotte con altre fazioni delle valle capitanate dal falso Inca, e dagli Indios Quilmes.


































































Caravaggio, uno scherzo bizzarre


Sabrina Carbone
Di recente, sono stati scoperti circa cento disegni del Caravaggio, e sono stati riportati alla luce da alcuni studiosi italiani, una notizia che ha fatto il giro del mondo.Tuttavia, alcuni esami scientifici non attestano la loro autenticità. Riguardo ai media, non hanno fatto altro che il loro lavoro: tenersi continuamente aggiornati sulla notizia, spiega il critico d’arte Tommaso Montanari. La famiglia Caravaggio continua ad espandersi.Se i suoi ultimi germogli, non meritano nessuna attenzione, i suoi famigliari invitano, a riflettere. Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrogolli, due illustri sconosciuti agli studi caravaggeschi, (e al mondo artistico-storico in generale), hanno annunciato di avere “scoperto” un centinaio di disegni del Caravaggio, nella stanza dei disegni del Castello Sforzesco a Milano. Questi sfondi sono forse sfuggiti agli occhi degli esperti? Neanche per sogno:la loro esistenza è stata sempre nota, come hanno subito ricordato i funzionari del Museo che accoglie da cinquant’anni circa, gli specialisti del Caravaggio, i quali dissertano e si interrogano su alcuni legami con l’opera del grande naturalista. Malgrado queste divergenze sulla paternità dei diversi foglietti, sono tutti certamente d’accordo a collegare questi disegni nello studio di Simone Peterzano (1540-1596) il pittore bergamasco presso il quale Caravaggio aveva realizzato la sua formazione a Milano. Ma i due nuovi caravaggisti hanno scoperto una soluzione geniale, un vero uovo di Colombo, che chiarisce questi legami: I disegni sono stati tutti firmati dal giovane Caravaggio. Semplice no? Ebbene questi rintontiti ricercatori che si sono scervellati per decenni ora si sono finalmente svegliati! 
Battaglia mediatica
Le prove? Dei fotomontaggi esilaranti che sovrappongono degli schizzi, manifestano la mano di pittori appartenenti a epoche diverse, su dei dipinti di Caravaggio, con degli effetti tragicomici.Un buffissimo esperto calligrafico, sta per coronare il sogno, stabilendo che la scrittura di un biglietto annesso ai disegni è proprio di Caravaggio. In sintesi solo la polizia scientifica di Parma manca all’appello: ma anche la polizia si è data abbastanza da fare ,due anni fa, autentificando i resti di Caravaggio a Porto d’Ercole (dove è morto il pittore). Ci piacerebbe fermarci qui, nell’inverosimile eco mediatico che ogni volta gioisce, quando si accanisce a trasformare la storia dell’arte in un circo .L’agenzia di stampa Ansa ha richiesto l’esclusiva assoluta della notizia che annuncia una “Svolta storica nella storia dell’arte”. Ma nessuno all’Ansa o Repubblica ( che ha dedicato alla notizia una pagina francamente imbarazzante) si è posto la domanda della credibilità della ricerca? Nella storia dell’arte, come in fisica, le “scoperte” vengono proposte a delle riviste sconosciute alla comunità scientifica, ma muniti di comitati e fondati su un sistema di revisione che è posto al vaglio e alla selezione dei contribuenti: La scientificità di una ricerca (un concetto ben conosciuto anche dalle scienze umane) si basa in primo luogo sulla affidabilità delle affermazioni e sul controllo esercitato dalla comunità. E’ dunque possibile, che almeno un giornalista non si è mai chiesto perchè una tale “scoperta” non è mai stata pubblicata su una rivista referenziata e nota come i due ebooks di Amazon?
“Un’autentica rivoluzione”
E’ possibile, inoltre, che nessuno abbia mai fatto un giro di ispezione sul sito ufficiale della “scoperta”? Dietro ad un sottofondo al sintetizzatore degno di un trhiller di serie Z, una voce come quella del supermercato, recita un testo che si apre con queste memorabili parole: “E’ una autentica rivoluzione del sistema Merisi, una delle scoperte tra le più importanti e documentate della storia dell’arte e della cultura” (il vero nome del Caravaggio è Michelangelo Merisi). E offre una conclusione sotto forma di apoteosi: “L’operazione giovane Caravaggio, ha comunque un grande valore economico e delle ricadute istituzionali considerevoli: è stato valutato che il valore dei soli disegni, di proprietà della città di Milano, può arrivare a circa 700 milioni di euro”. Nessuna redazione considera seriamente un sito che si chiama giovanecaravaggio.it, come fonte di informazione politica, economica o a fortiori scientifica, ma quando si parla di storia dell’arte tutto è possibile. In Italia, il giornalismo storico-artistico è vicino alla sepoltura, si accontenta oramai di servire la zuppa in occasione di grandi mostre,a tal punto da non discernere una vera notizia da una falsa. E’ uno dei più gravi sintomi del decadimento di una disciplina umanistica che si è prosternata davanti al pubblico italiano: un mezzo di formazione e di sviluppo dello spirito critico ridotto a uno strumento di incretinimento di massa. E, attraverso le innumerevoli cause del marasma del nostro patrimonio storico e artistico, questa desolante mutazione della storia dell’arte occupa un posto di qualità che è lontana dall’indignata classe politica dove mancano i fondi.







































































































































Il Treno delle 




Sabrina Carbone
Il Treno più incredibile del pianeta, che arriva alle nuvole, ascende a 4.200 metri di altezza percorrendo 434 Km (andata e ritorno). E’ uno dei treni più alti del mondo, e attraversa la vertiginosa Cordigliera delle Ande e mostra paesaggi spettacolari. Parte dalla città di Salta, attraversa la valle di Lerma, per introdursi nella Quebrada del Toro e arrivare fino a Puna. Denominato il Treno delle nuvole, per la sua altezza, molte volte è possibile apprezzare le nuvole che passano sotto, o al lato del Ponte. Numerosi viadotti, tunnel, e altre sinuosità percorre il progetto dell’ingegnere statunitense Richard Maury, che è stato realizzato tenendo in considerazione il principio dell’aderenza delle ruote del treno alle rotaie e le leggi della fisica, rifiutando il sistema meccanico della cremagliera comunemente usata nelle ferrovie che possono arrampicarsi con solvenza sulle altezze. Non usa ruote dentate,non almeno nelle parti più svettate della salita, perchè le rotaie sono disposte in maniera peculiare a circolo con un sistema a zigzag e a spirale. Il Treno parte dalla stazione General Belgrano, nella città di Salta, a 1.187 metri sul livello del mare e termina nel viadotto.



































































Neil Armstrong “uno dei più grandi eroi americani”



Sabrina Carbone
ImmagineGli omaggi “all’eroe discreto” e patriota, sono stati numerosi, negli Stati Uniti, in seguito all’annuncio della morte di Neil Armstrong. L’america lo vuole ricordare non come un eroe ma come colui che ha svolto semplicemente il suo lavoro. ”Neil è stato tra i più grandi eroi americani, e non solo dell’epoca attuale, ma di tutti i tempi” ha affermato Barack Obama in un comunicato, e ha aggiunto che è “profondamente rattristato” per la morte dell’astronauta, il cui decesso, avvenuto all’età di 82 anni è stato annunciato sabato 25 agosto 2012 dalla sua famiglia. “Quando lui e la sua equipe, hanno decollato, a bordo dell’Apollo11, nel 1969, portavano con loro le aspirazioni di una nazione intera”,  ha ricordato il Presidente degli Stati Uniti che aveva un pò meno di otto anni al tempo della missione storica. “Avevano deciso di dimostrare al mondo che lo spirito americano va oltre l’inimmaginabile, che con una sufficiente ingegnosità tutto è possibile”, ha aggiunto Obama. “Quando Neil, era sbarcato per la prima volta sulla luna, testimoniato la vittoria dell’uomo e ciò non sarà mai dimenticato” ha sottolineato il Premier. ”Oggi lo spirito di scoperta di Neil continua a animare tutti gli uomini e le donne che sono dediti a esplorare l’ignoto per permetterci di andare ancora più in alto e più lontano nello spazio.Questa eredità sarà protatta nel tempo, alimentata da un uomo che ha insegnato l’enorme potere di un piccolo passo” ha concluso Obama,che ha trascorso il week-end nella residenza ufficiale dei dirigenti americani a Camp David.
“Neil ha ispirato generazioni di americani”
Mister Romney, candidato repubblicano alle presidenziali del prossimo novembre, ha affermato: “la luna piange il suo primo figlio terrestre”. A Neil Armstrong è stato reso un posto d’onore, al Panthéon degli eroi. E’ stato accompagnato dal coraggio smisurato e dall’amore senza limiti per il suo paese, ha camminato dove nessun uomo ha mai osato” assicura Romney. Buzz Aldrin, suo collega sull’Apollo11, ha reso un omaggio commovente e ricorda con grande tristezza di aver perso non solo un collega, ma anche un amico. “Quando guardo la luna, lei mi ricorda il nostro sbarco avvenuto più di quarant’anni fa, quando ho capito che anche se noi siamo stati nel posto più lontano della Terra, non eravamo soli” ha citato. Per l’anziano astronauta, Neil Armstrong, è stato “un vero eroe americano e il miglior pilota” che ha mai conosciuto, “il mio amico Neil ha fatto un piccolo passo, ma ha fatto un passo da gigante, che ha cambiato il mondo e resterà come non mai un momento importante della storia dell’umanità” ha aggiunto. Come ha riferito la sua famiglia nel comunicato che annunciava la sua morte, Neil Armstrong ha sempre sostenuto, che non aveva fatto altro “che il suo lavoro. Ha servito fieramente il suo paese ,come pilota esperto e astronauta. Il cittadino dell’Ohio è sempre stato appassionato di aviazione e dell’esplorazione spaziale. Per la sua famiglia, Neil Armstrong resta un “esempio per i giovani che, in tutto il mondo lavorano duro per realizzare i loro sogni, con l’augurio di esplorare e respingere i limiti, come anche servire disinteressatamente una causa molto più grande di loro stessi”. Allo scopo di onorare la modestia di Neil Armstrong, la sua famiglia ha ringraziato, tutti coloro che lo hanno omaggiato, con queste semplici parole: “Mentre passeggiate in una notte chiara e vedete la luna che sorride, pensate a Neil Armstrong e fategli un occhiolino”. ”Neil Armstrong ha aperto all’uomo la via per una nuova tappa della conquista spaziale” ha dichiarato il Primo Ministro Jean-Marc Ayrault,commemorando la memoria di colui che resta il “simbolo del progresso scientifico e tecnologico che è identificato nel progresso dell’umanità”. Il Ministro dell’istruzione superiore e della Ricerca, Geneviève Fioraso, ha reso anche lei un suffragio in memoria di Armstrong. “Come la filiera spaziale francese, in collaborazione con la NASA, ha posto la sua esperienza a servizio di una nuova avventura scientifica ovvero la missione del robot Curiosity su Marte, io voglio rendere omaggio alla memoria di questo grande uomo”.

Gran Bretagna, Shakespeare Recordman Olimpico

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Sabrina Carbone
Gran Bretagna- Claus Von Stauffenberg, il colonnello tedesco noto per aver cercato di assassinare Hitler e interpretato al cinema da Tom Cruise, prende parte a un’opera teatrale quando era  ancora adolescente: “Giulio Cesare” di William Shakespeare. Il ruolo interpretato è quello del protagonista Bruto. Il Bruto di Shakespeare è la testa pensante di un complotto messo in atto per uccidere Cesare. Von Stauffenberg nella vita reale è diventato il leader di un complotto ideato per uccidere Hitler. Bruto è, tra tutti i cospiratori, quello che soffre maggiormente di angoscia morale, e anche Von Stauffenberg,apparentemente. In seguito alla detenzione del Colonnello, ucciso per ordine di Hitler, sul tavolo del suo studio, è stato trovato il libro di Giulio Cesare aperto su una pagina dove Bruto dibatte tra l’uccidere e il non uccidere. Le frasi di Bruto sono evidenziate a matita ai margini del testo. L’aneddoto (ricordato da Greg Doran, direttore artistico del Royal Shakespeare Company) attesta ancora una volta che, ad eccezione del football, il contributo più valido e duraturo che le isole britanniche offrono all’umanità è  il canone di William Shakespeare, la consapevolezza orgogliosa della magnificenza  shakespeariana, autore studiato nei collegi e dal 50% dei bambini del mondo, i britannici hanno organizzato una maratona dedicata all’autore in parallelo alla grande festa mondiale celebrata a Londra: I Giochi Olimpici. L’iniziativa “essere o non essere” riempe le strade di Londra con i personaggi della sua opera. Le rappresentazioni delle opere di Shakespeare, esposizioni, conferenze, tavole rotonde, o sessioni di racconti adattate ai bambini, concorrono con i Giochi Olimpici e attraggono l’attenzione dei londinesi e di milioni di visitatori stranieri in visita nella Capitale. Il padre di Amleto parte in vantaggio, perchè il Festival in suo onore è iniziato il 23 aprile, data della sua morte ma anche  del suo principale rivale per la medaglia d’oro, lo scrittore più grande di tutti i tempi, Miguel de Cervantes. L’immortale drammaturgo di Stratford-upon-Avon non è stato l’unico festeggiato a Londra. La varietà e abbondanza che ha offerto il richiamo olimpico culturale è imbarazzante. Musicisti dei cinque continenti, tra i quali i Hugh Masekela e la grande cantante Angelique Kidjo, hanno realizzato delle esibizioni nelle varie piazze e nei punti strategici lungo il Tamigi. A completare l’opera i concerti jazz, rock, rap, soul, blues, samba brasiliana, chitarra spagnola, musica maori, musica Benin, cinese, di Budapest; e cinema, balli tipici da tutto il mondo (incluso i balletti nella Cattedrale di Saint-Paul’s) piccole opere di teatro di strada nei dintorni di Tate Modern, mostre fotografiche,di architettura, la storia dell’oro, pitture, sculture e letteratura per ogni gusto e per ogni età. Gli amici Londinesi sono completamente storditi a causa del repentino sperpero di offerte culturali della città e non è poco rispetto a periodi normali. Ma il piatto forte e più appetitoso, è Shakespeare, lo scrittore che ha meglio definito la condizione umana in tutti i contesti (l’amore,la morte, la guerra, la politica, il denaro), quello che, a detta del drammaturgo del sec.XVII Ben Jonson, appartiene a “un’era e a tutti i tempi”. Agli scettici, diamo questo dato: il “Shakespeare World Festival”, inaugurato il 23 aprile, ha riunito 50 compagnie teatrali di tutto il mondo. Il Teatro “The Globe”, replica il Recinto dove Shakespeare ha conquistato la vita, e vede in totale rappresentare la sua opera in 37 lingue. Una compagnia dell’Afganistan ha rappresentato la commedia degli equivoci, una del Sud Sudan il Cimbelino, una di Israele il Mercante di Venezia, dalla Serbia, dall’Albania e dalla Macedonia, le tre parti dell’Enrico VI, dalla Lituania, Amleto. In spagnolo sono stati interpretati  EnricoIV parte1, in versione Messicana, Enrico IV parte 2 in versione argentina, in versione castellana Enrico VIII. Più di 100.000 persone sono accorse a vedere queste rappresentazioni multilingue al “The Globe”, ciò dimostra il dinamismo drammatico di Shakespeare, le sue straordinarie capacità di dare emozione indipendentemente dalle sottigliezze linguistiche dell’inglese. Raccontare una storia piacevole è una necessità commerciale, buona parte delle persone che sono andate al The Globe, tra la fine del XVI  secolo e gli inizi del XVII secolo non era per la precisione la più colta, era il tipo di gente che oggi va a vedere una partita di calcio, o, per meglio collocarci nella sua epoca, quelli che incontrati sulle sponde del Tamigi (dove non c’era la censura che imperava nel nord della città), alla presentazione delle sue opere in molti erano dibattuti tra l’andare a vedere la Macbeth o assistere all’angolo ad una baruffa tra orsi o visitare un bordello. E’ probabile che una parte del pubblico fischiava e era annoiato,quando il protagonista di Macbeth (una delle opere più sanguinose di Shakespeare) recitava: “Domani,domani e domani,si trascina con passo meschino giorno dopo giorno fino all’ultima sillaba del tempo scritto, e la luce di tutto il nostro ieri conduce gli ingenui verso la polvere della morte”, il pubblico rimaneva e non chiedeva di essere rimborsato, perchè sapeva che dopo un pò il saggio personaggio diventava un assassino capace di uccidere uomini, donne e bambini. Per chi vuole approfondire il contesto storico delle opere di Shakespeare non c’è cosa migliore che visitare la mostra aperta  al pubblico nel Museo Britannico di Londra. L’epoca di Shakespeare (1564-1616), è estremamente convulsa per gli abitanti inglesi e per l’Europa in generale. Era l’epoca della globalizzazione, dove gli esploratori (o Pirati, secondo il punto di vista) come Francis Drake, giravano il mondo e ricevevano notizie culturali non solo sconosciute, ma inimmaginabili. In parallelo alle scoperte scientifiche di Galileo e Copernico che ridefiniscono l’antico concetto del posto occupato dalla Terra al centro dell’Universo, le porte del mondo sono aperte verso una visione più scientifica e meno centrata sulla provvidenza divina. L’uomo ha una nuova centralità e una nuova rivoluzionaria conoscenza del pianeta Terra. Inizia a esercitare un maggior controllo sul proprio destino, fenomeno che riflette come non mai era accaduto prima, nella storia della letteratura e dei grandi personaggi shakespeariani. Il celebre critico letterario statunitense Harold Bloom intitola il suo primo libro, il più importante, in onore dell’opera di Shakespeare: “L’invenzione dell’essere umano”. Lo scrittore ritrae i tempi dell’epoca shakespeariana, e anticipa lo scontro delle civiltà discusse nel mondo attuale e i conflitti culturali religiosi, nelle sue due grandi opere che vedono Venezia come scenario: Otello e Il Mercante di Venezia. Otello è un moro (moor come lo chiama Shakespeare) che irrompe in una società cristiana. Come è venuta questa idea all’autore? Come succede in molti casi con le trame cinematografiche o i romanzi: basandosi sulle notizie del giorno. La mostra del Museo Britannico dimostra la correlazione diretta tra l’arrivo del primo ambasciatore africano dal Marocco a Londra alla fine del secolo XVI e l’Otello opera scritta nel 1603. Un quadro dell’Ambasciatore dipinto nel 1600 e esposto nel Museo offre l’impressione che è servito come modello a Shakespeare per il suo protagonista. Sappiamo anche dalle sale del British, che questa stessa epoca vede l’apparizione della prima colonia ebraica a Londra, con gli inevitabili conflitti che sono accaduti.
Il Mercante di Venezia, Shylock è ebreo.
Un turista svizzero a Londra nel 1599 (la città a quei tempi era già meta turistica), scriveva: “I londinesi” passano il tempo”  sono informati sulle vicende straniere al The Globe come in nessun altro Teatro. Shakespeare è avidamente alimentato della incredibile informazione, che arrivava a quei tempi da ogni parte dell’Orbita. Nelle sue opere sono presenti referenze Africane, Indiane e Americane oltre all’Italia, alla Francia e alla Danimarca. Una spada fabbricata a Toledo nel secolo XVI è esposta nel Museo corrisponde allo stile della spada spagnola con la quale Otello si suicida. Fuori dal Museo Britannico, al di là dei molteplici scenari nei quali è celebrata l’opera dello scrittore un paio di settimane dopo, sono stati inaugurati i Giochi Olimpici, dal 28 agosto al 9 settembre, William Shakespeare è rabbiosamente presente nelle vie di Londra. Il Municipio ha sponsorizzato una iniziativa chiamata “To be or not to be” (essere o non essere) dove 50 attori e attrici passeggiano per le vie della Capitale Britannica e interpretano il ruolo di un personaggio dello scrittore di Stratford. Il loro ruolo consiste nell’avvicinare qualsiasi pedone e richiamare la sua attenzione, iniziando una conversazione (abbastanza unilaterale) e recitare i versi di Shakespeare. Per gli inglesi non è una nenia e sembra, nemmeno per il resto del mondo.

































































Venezia – Pierre Cardin costruirà una Torre di fronte alla Città dei Dogi

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Lo stilista Pierre Cardin,vuole costruire una Torre alta, 2 metri e 45 di fronte alla città dei Dogi. Da cosa nasce l’interesse dello stilista a questa struttura? Il suo progetto che deve essere portato a termine entro il 2015, come sembra determinato a fare, è un complesso monumentale alto 2 metri e 45 il “Palazzo Lumière”,sorgerà sulla terra ferma, di fronte a Venezia sulle sponde delle acque salmastre della laguna, in uno spazio di 19 ettari adiacente ai crackers dell’industria petrolchimica del Porto di Marghera, e a tutt’oggi in disuso. Un progetto grandioso che Venezia non ha mai conosciuto. Una scultura futurista composta da tre torri identiche, di altezza diversa a forma di stella, con una struttura inclinata che offre al complesso un certo slancio, con sei anelli adibiti a gigantesche piattaforme che accolgono appartamenti lussuosi, uffici e centri di servizio: 60 stanze,72 ascensori, 284 suite private, messe già in vendita sul mercato parigino, 34.000 m2 di alberghi di gran lusso, un auditorium di 7000 posti, un ristorante panoramico alto 225 metri, centri congressuali, ricerche applicate, un centro commerciale, una università dedicata alla moda, e un Museo del design, un multicinema di 1600 posti, impianti sportivi all’avanguardia, e 4 ettari di giardino, per un totale di un miliardo e mezzo di euro. Una idea a dismisura iniziando dall’altezza: il “Palais Lumière” come viene definito,sormonterà sarà più alto del Campanile di San Marco di 140 mt. Il costo è di 1,5 miliardi di euro. L’elaborazione dei lavori è prevista in tre anni, quando Milano, a 200km dalla città, ospiterà l’Expo universale del 2015, una scommessa in una città dove il più piccolo cantiere richiede dei decenni. Il desiderio è quello di realizzare un centro innovativo, con centrali eoliche, fotovoltaiche, geotermiche, che hanno l’ambizione di rendere lo stabile energeticamente autosufficente. L’illuminazione è permanente, il “Palais de la Lumière” sarà un transatlantico nelle notti lagunari, e visibile da lontano. Pierre Cardin (90 anni), Pietro il suo nome di battesimo,considera questo progetto come un “regalo alla sua terra”. L’imprenditore, originario di San Biagio di Callalta, piccola località vicino a Treviso, è emigrato in Francia con i suoi genitori, quando aveva due anni, e non ha mai dimenticato le sue origini. “Mio nonno, non vuole macchiarsi di banalità” ha spiegato suo nipote, l’ingegnere Rodrigo Basilicati. “Anche la Torre Eiffel, è sorta in mezzo a tante polemiche” ha aggiunto. E le polemiche in risposta, a Venezia non sono mancate. Il Palazzo della Luce tuttavia ha ricevuto consensi inattesi. In primo luogo, il Sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, un avvocato in carica al Comune di Venezia dal 2010 di orientamento politico del centro-destra, il quale ha precisato: “E’ un progetto che non possiamo permetterci di perdere”. Un altro sostegno arriva dalla Cina che appoggia il disegno. Ma Pierre cardin, è molto legato all’Italia, il Governatore di Venezia, Luca Zaia, dirigente della Lega Nord, paragona il Sarto a Lorenzo il Magnifico.”In piena crisi economica, rinunciare all’idea, è una follia, perchè apporta circa 5000 posti di lavoro”, rincara Ugo Cavallin, Presidente della tutela locale. Il critico d’arte, Vittorio Sgarbi, trova il progetto  ”una scultura moderna paragonabile alla Vittoria di Samothrace o al Colosso di Rodi”. Quanto al Ministro della Cultura, Corrado Clini, sostiene che la laguna sarà “contaminata” da questa novità. Il 25 giugno, il consiglio municipale ha concesso l’accordo all’unanimità. Il cantiere sarà allestito all’inizio di settembre, a condizione che l’Enac, l’autorità dell’aviazione civile, consenta la deroga. Il tragitto per arrivare al “Palais Lumière” sarà lo stesso dell’aereoporto “Marco Polo” di Venezia.

Henri Poincaré: L’ultimo degli scienziati universali, morto nel 1912


Sabrina Carbone
ImmagineMatematico,fisico e filosofo,questo grande scienziato ha rivolto i suoi interessi verso la sorte dei minatori. In occasione del centenario sulla sua scomparsa, due esperti hanno ricordato questa parte sconosciuta dell’eredità Poincaré. Il 17 giugno 1912 veniva a mancare Henri Poincaré,matematico,fisico e filosofo,considerato come uno degli ultimi grandi scienziati universali. In occasione della commemorazione per il centenario della sua scomparsa Jean-Marc Ginoux e Christian Gerini, professori incaricati all’Università del sud di Toulon-Var hanno ricordato un episodio sconosciuto della vita dello scienziato: il suo coinvolgimento nell’ingegneria mineraria.Traumatizzato da un colpo di grisù nel 1879 Henri Poincaré era rimasto profondamente colpito durante una esplosione del 1° settembre del 1879 ai pozzi di Magny presso Vesoul e questo incidente era stato riportato da Le Figaro. Diplomatosi al Politecnico nel 1879, aveva scelto di integrarsi nella Scuola Mineraria. La sua prima destinazione in qualità di ingegnere per 8 mesi era la regione Lorenese dalla quale aveva tratto le sue origini.
Articolo di “Le Figaro”5 settembre 1879
Dal rapporto dettagliato e redatto l’incidente aveva generato “9 vedove e 35 orfani”. Henri Poincaré raccontava: “Sfortunatamente è già tanto che sono stati ritrovati i cadaveri, lo stato delle prime vittime scoperte non lascia alcun dubbio a riguardo”, l’urgenza della situazione prevede di ristabilire la corrente d’aria, e sostituire le porte distrutte con degli sbarramenti. I partecipanti alle operazioni di salvataggio continuano il loro cammino fin quando il ripristino dell’aria lo permette, hanno trovato due cadaveri, ma i soccorsi sono stati ben presto fermati da una frana che ostacolava il passaggio sulla settima traversa e che bisognava spianare. Dopo questa operazione sono riusciti a entrare fino all’altezza del piano inclinato e hanno scoperto i corpi di cinque sfortunati operai. Bisogna naturalmente sospettare che la lampada 476 trovata in questo posto, ha infiammato il gas e determinato la catastrofe, lo stato della lampada conferma ciò che è stato supposto” e concludeva il suo rapporto aggiungendo: “probabilmente all’origine della disgrazia c’è una negligenza umana”. Nel 1910, in un giornale per bambini era stato pubblicato: “La Lampada di Davy”
Come prova della forza che il trauma aveva provocato in lui, era suo interesse scrivere in una rivista, nel 1910, un capitolo consacrato alle miniere e destinato ai bambini delle scuole primarie superiori (dei quali molti sono diventati minatori). Incaricato dall’editore Hachette di redigere cinque testi sulla scienza (riuniti un anno più tardi in un libro), aveva imposto lui stesso questo capitolo, dove ricordava a lungo l’invenzione di Davy e la lampada che porta il suo nome e ne descriveva grossolanamente la sua funzione – una rete metallica molto fine, circondava la fiamma a gas circostante.Questa lampada attenuava in modo consistente i colpi del grisù dovuti alle illuminazioni delle gallerie, come quelle di Vesoul. L’intervento umano è stato spesso elencato nel suo testo, come anche le condizioni angosciose imposte ai minatori, i pericoli, la ripartizione dei loro compiti e anche il salario legato al loro rendimento. Aveva insistito sulla prevenzione dei colpi di grisù: “E’ necessario aerare le miniere,affinchè gli operai lavorino con aria respirabile ma soprattutto per togliere il grisù man mano che viene prodotto e che viene libera dal carbone”. La sua descrizione sul colpo di grisù rievoca sicuramente i passaggi del Germinale di Zola: “Viene prodotta una miscela esplosiva di aria e grisù che riempie tutta l’atmosfera della miniera e anche i polmoni dei minatori. Basta una scintilla per infiammare questa miscela senza descrivere gli orrori che ne conseguono.Centinaia di sventurati sono morti a causa della esplosione, altri ancora più sfortunati sono stati atrocemente bruciati e sono sopravvissuti per qualche giorno e per qualche ora, altri ancora sono rimasti asfissiati dai prodotti della combustione.
LA MORTE DI POINCARE’ notizia pubblicata in prima pagina su Le Figaro del 18 luglio 1912.
Le Figaro è il quotidiano che ha maggiormente evocato Henri Poincaré e la sua vita in parte, perchè era l’unico ad avere coperto nell’insieme la sua carriera. Il decesso dello scienziato veniva messo in evidenza in prima pagina nella sua edizione del 18 luglio del 1912. Nelle colonne consacrate a questo triste avvenimento era possibile leggere un lungo commiato: “Personaggio fuori dal comune nell’ordine del pensiero matematico e filosofico sapeva ciò che gli altri sapevano ma anche ciò che lui era il solo a sapere”. A volte è stato confuso con suo cugino Raymond, un uomo politico di primo piano che era stato eletto Presidente della Repubblica nel 1913, ma Poincaré non aveva bisogno di questa parentela per farsi conoscere, al di là di ogni sospetto. Oltre al suo immenso apporto in quasi tutti gli ambiti delle scienze matematiche e fisiche, la sua opera filosofica gli aveva dato la possibilità di diventare un membro dell’Accademia francese nel 1908 quando era già nel 1887 membro dell’Accademia delle scienze e di numerose altre istituzioni scientifiche e prestigiose di tutto il mondo. Fondatore della topologia algebrica, aveva formulato nettamente una congettura che porta il suo nome. Il suo enunciato era complesso per non dire ermetico ma basta sapere che ha resistito per un secolo ai più grandi matematici che hanno cercato di provare la sua veridicità. La difficoltà era così grande che l’Istituto Clay ne aveva fatto uno dei “sette problemi matematici del millennio”, la cui risoluzione era stata ricompensata da un milione di dollari. La congettura veniva finalmente dimostrata nel 2006 da Gregory Perelman un matematico russo tanto brillante quanto marginale, che aveva rifiutato la medaglia Fields (equivalente a due premi Nobel per la matematica) ma non aveva rifiutato il milione di dollari promesso. Non è stato solo un matematico ma anche un precursore della Teoria della relatività formulata da Albert Einstein,che aveva anticipato i problemi posti da Maxwell in caso di cambiamento referenziale.

Sabrina Carbone: BABELE LA TORRE INFERNALE

ImmagineRealtà divenuta mito? Parabola teologica? o Metafora ontologica? Qualunque sia la risposta è certo che La Torre di Babele ha fatto la sua storia nel corso dei secoli. Immagine archetipica dell’ebbrezza prometeica, simbolo drammatico della vanità umana e della sua cecità demiurga resta più che mai attuale. La bella esposizione del Palazzo delle Belle Arti di Lille lo conferma, attraverso opere firmate esclusivamente da artisti moderni o contemporanei. The Fertil Crescent, Anselm Kiefer, Heavenly City, Yang Yongliang, “no woman no cry”, i fratelli Chapman, La Torre di Jakobs, Gautel o La Torre di Bruxelles di Eric de Ville, illustrano meravigliosamente le tragiche declinazioni della speranza Faustiana, ma anche della irragionevole tecnologia e l’inventiva umana. Disegnata, dipinta,o fotografata, la superbia è nel cuore di queste opere che mostrano le tristi e luminose sfumature del genio umano, la sua mania di grandezza, il suo desiderio  di andare al di là di ogni cosa, la sua insaziabile ricerca del Paradiso che si conclude in Inferno, il trionfo della volontà che si compie sui campi. Tutto questo è una prova in più che lo scompiglio e le rivoluzioni che animano la storia dell’arte esulano dalla fonte originale delle sue ispirazioni.

Sabrina Carbone: Leonardo da Vinci vittima di un cattivo morbillo.

ImmagineE’ solo il suo autoritratto, un disegno custodito a Torino, con inquietanti puntini rossi. Non siamo vicini a rivedere Leonardo da Vinci è solo il suo autoritratto conosciuto a livello mondiale. Barba e capelli lunghi, sopracciglia cespugliose, naso aquilino e espressione del viso stanco e gravemente malato. Dopo una settimana di test, gli esperti hanno circondato Maria Cristina Misiti, la Direttrice dell’Istituto Centrale di Restauro e Custodia del Patrimonio Italiano. Hanno appena scoperto la presenza di puntini che proliferano in questo disegno 33,5×21,6 cm disegno a carbone rosso risalente intorno al 1510. Durante una conferenza stampa tenuta a Roma è stato lanciato un  allarme per questi “puntini rossi” suscettibili a sfigurare  l’immagine del Genio toscano rappresentato probabilmente in uno stato ideale, come un Platone del Rinascimento. A novembre 2012, per 2 mesi, l’istituzione che conserva il disegno, la Biblioteca reale di Torino, lo aveva eccezionalmente riesumato dalla penombra dei suoi magazzini per collocarlo nella sua maestà, nel seno di una esposizione organizzata nel palazzo vicino alla Venaria Reale. Era la prima volta per il grande pubblico. Bisognava partecipare in modo spettacolare alle celebrazioni che marcavano il 150.mo anniversario dell’Unità d’Italia. Quest’unico autoritratto di Leonardo – il solo ad essere all’unanimità vicino agli specialisti – era stato visto per la prima volta a Firenze nel 2006, presentato dietro ad un vetro blindato. Era stato mormorato all’epoca che era di un fac-simile risalente al XVIII secolo. In base a questi ultimi dati, la constatazione è unanime: forse un giorno sarà riesposto nuovamente. “Gli studi non invasivi hanno confermato i nostri peggiori timori: il disegno è stato rovinato e ogni restauro sarà delicato e rischioso” ha dichiarato Jane Roberts bibliotecario reale e custode del gabinetto delle stampe a Windsor, il castello che possiede la più ricca collezione del mondo dei disegni del Maestro. Conservato in una cassaforte per quasi 100 anni i puntini “rossi”, sono stati provocati dall’ossidazione di pigmenti originali, non protetti da una qualsiasi vernice come nel caso degli oli. Sono apparsi anche dei funghi sul disegno una miscela di canapa, lino e lana. Oggi ciò che appare sulle gote gonfie dell’artista ricorda un cattivo caso di morbillo. ”E’ impressionante ha concluso Maria Cristina Misiti. La decisione del restauro non è di competenza della Biblioteca di Torino, ma dell’Istituto di Restauro e degli scienziati. Tuttavia continuano a essere fatte delle diagnosi”. Il foglio era stato  correttamente comprato dal Re Carlo Alberto di Savoia nel 1839, e correttamente conservato a Torino in una cassaforte per quasi 100 anni. Ma nel 1929 era stato incorniciato e appeso al muro alla luce del sole.

Sabrina Carbone: Riesumati inutilmente i resti della Gioconda


Uno pseudo-ricercatore ha voluto dimostrare che Monna Lisa non è servita a Leonardo Da Vinci come modella.
I resti della Gioconda riesumati?
Tanto rumore poteva dire Shakespeare. La notizia ha fatto il giro del web. All’origine del buzz che ha fatto immediatamente alzare le spalle al mondo dell’arte, c’è un certo Comitato Italiano per la valorizzazione dei beni culturali, il quale è composto da alcuni antropologi e storici, dall’aspetto serioso è criticato da numerosi universitari. A capo non c’è uno scienziato bardato di diplomi ma un anziano presentatore televisivo che, dopo qualche anno, si è autoproclamato detective specializzato in very cold case, di alta portata mediatica e fantomatica. Silvano Vincenti si è fatto conoscere per aver trovato tracce di arsenico sulle ossa dell’Umanista Pico della Mirandola sostenendo che quest’ultimo era stato avvelenato. In realtà i resti degli antichi avi presentano in generale tali tracce per un effetto naturale di decomposizione. Vincenti aveva lavorato anche alla ricostruzione al computer del viso di Dante partendo da misure prese dal cranio del poeta. L’ipotetico volto non ha apportato novità riguardo al Personaggio e alla sua Opera.
La Gioconda un Uomo?
Per ciò che riguarda Lisa Gherardini (1479-1542) alias Monna Lisa, ipoteticamente parlando, un controllo incrociato del DNA con i discendenti della famiglia ha provato che questi resti riesumati dal suolo del Convento di Sant’Orsola a Firenze, gli appartengono realmente, ma cosa vuole essere dimostrato con questo? Che Monna Lisa non ha fatto da modella a Leonardo, come vuole credere Vincenti. Gli archivi dimostrano il contrario in maniera quasi certa. Vincenti è convinto che il Genio toscano si è servito soprattutto di un uomo per elaborare il più celebre ritratto a livello mondiale. Egli sostiene di aver decifrato un codice segreto nel dipinto, dove c’è in minuscolo la lettera L che sta per Leonardo nell’occhio sinistro e nell’occhio destro una S che significa Salai. A suo dire è una dichiarazione d’amore da parte del pittore, nascosta all’attenzione del suo giovane aiuto. Gli Esperti non scorgono altro che delle screpolature del tempo nella vernice.

Sabrina Carbone: Idee per salvare l’Europa

Spagna – Idee per salvare l’Europa
Le generazioni più all’avanguardia nella storia d’Europa corrono il rischio di finire tra le file della disoccupazione, o nel peggiore dei casi nella sotto occupazione e nella precarietà. La terribile crisi economica abbatte il Continente dal 2008, ma è una opportunità per riflettere sul documento della Unione Europea e non solo, anche sugli aspetti politici ed economici, e soprattutto sull’etica lavorativa. I sei giornali più quotati d’Europa (EL Pais, Le Monde, The Guardian, Suddeutsche,Zeitung, La Stampa, e la Gazzetta Wyborcza) si sono unite per la seconda volta in un supplemento comune che offre proposte e idee per salvare l’Unione Europea, facendo leva sulla educazione. Iniziamo dalle Tribune di opinionisti intellettuali e politici, dalle interviste con i leaders europei, i reportages sulle Università e sulle Aziende che scommettono sull’impiego, le storie positive e negative dei giovani, o le iniziative imprenditoriali, questo supplemento cerca di offrire un ritratto preoccupante, ma anche speranzoso sul futuro della Unione Europea. Da Varsavia a Madrid o Parigi, attraverso Monaco, Milano o Cambridge, i progetti di innovazione, eccellenza e buona formazione che caratterizzano il progresso dell’Europa, devono risorgere. Come filo conduttore di questo supplemento appare la necessità dei Governi e delle Istituzioni della UE a scommettere sull’etica come la migliore via per uscire dalla crisi. Le storie di successo dei settori industriali, Scuole e Amministrazione pubblica mirano a reinventare l’Europa e le sue formule politiche e economiche. Come segnala il Professore spagnolo José Ignacio Torreblanca: “Prima di usare l’Europa, la dobbiamo riparare”. Senza dubbio tutto inizia dall’educazione per arrivare al proposito.

Sabrina Carbone. Archeologia:Le truppe di Re Luigi XIV riemergono vicino a Saint-Germain-en-Laye,sono iniziati gli scavi del campo di addestramento dell’esercito del Re Sole.


ImmagineGli storici militari specialisti dell’antico regime sono in agguato. Il luogo dove il sindacato interdipartimentale per il risanamento dell’agglomerato parigino(SIAAP) ha progettato di costruire una nuova stazione di depurazione nell’area di una parte è il Forte Saint-Sebastien dove era stato allestito un tempo il campo di addestramento delle truppe di Luigi XIV. Gli scavi effettuati con una pala meccanica hanno riportato alla luce  delle tracce di pali e di focolari che ha portato lo Stato a decidere di fare degli ulteriori scavi.Secondo gli archeologi è una doppia scoperta .sottolinea,  Séverine Hurard, dell’Istituto Nazionale delle Ricerche Archeologiche preventive(INRAP), responsabile scientifico del cantiere.Il Forte di Saint-Sebastien è sito sul territorio del comune di Saint Germain, in una delle grandi anse della Senna. In superficie non c’è molto, c’è stato il bisogno di disincrostarlo. Gli archeologi hanno richiesto la cartografia del campo che accoglieva quasi 20.000 soldati e 10.000 cavalli, riuniti lì per esercitarsi per la presa della Piazza Forte. Raschiando il suolo con dei sarchielli, hanno cercato di reperire le tracce di tende di tela che mettevano al riparo gli squadroni (di 9 uomini). Sono stati riesumati alcuni  oggetti rari: due monete, due o tre medaglie. Le fosse, i cui bordi erano stati ricoperti dall’argilla e dai mattoni pieni sono stati sgomberati. Nel campo c’era bisogno di cereali, pane, carne, fieno e donne (all’epoca numerose erano le prostitute a Saint-Germain). Sono stati scoperti anche dei condotti. Secondo il Generale Michel Hanotaux, ritratto appassionato della Storia Militare, il campo esisteva già dai tempi di Enrico IV il quale aveva avuto un ruolo importante nella sede di Parigi. Quest’ultime stime, attestano che il campo era stato costruito nel 1669 quando le truppe di Re Luigi XIV erano partite per la Guerra D’Olanda(1672-1679). “L’Archeologia è diventata un mestiere, indica Gabriel Drwila,dell’Inrap, responsabile aggiunto del cantiere. E’ bene ciò che è bene, il peggio è la pioggia”. Ero entusiasto all’inizio quando le prime impronte dei pali erano stati scoperti. Il cantiere è fuori norma nella sua estensione(28 ettari), i mezzi utilizzati (8,5 milioni di euro, e 35 persone state mobilitate per  diversi mesi, sottolinea Séverine Hurard . I risultati degli scavi saranno resi pubblici nei mesi a venire. Nel quadro della Giornata Nazionale dell’Archeologia ,il cantiere sarà aperto al pubblico sabato 23 giugno, dalle ore 14 alle ore 18 e domenica 24 dalle ore 10 alle ore 18

Sabrina Carbone: Una pista inedita per combattere l’Alzheimer


Francia
Un farmaco dagli effetti anti-infiammatori sul cervello ha ottenuto risultati promettenti sui topi. La lotta contro l’Alzheimer, ha preso una piega più incisiva nel corso degli ultimi due anni, da quando i ricercatori nel corso dell’ultimo decennio hanno tentato, nei loro laboratori, di capire ciò che accade nel cervello dei malati che perdono, a causa di questa malattia, la loro totale autonomia. Tuttavia ben poco è testato sui nuovi farmaci. Oggi, il puzzle completo dei casi che provengono da una infiammazione del cervello, un accumulo di placche di proteine amiloidi tra i neuroni e lo sviluppo in questi ultimi di microfibre di proteine TAU che finiscono per distruggerle, inizia a prendere forma anche se non totalmente. Sono stati fatti dei passi avanti, che hanno permesso di effettuare delle analisi chimiche con i nuovi farmaci. Recentemente durante il Congresso Mondiale della Associazione contro l’Alzheimer è stato discusso dei trattamenti sperimentati come anticorpi usati su un piccolo nucleo di topi. Numerose sono le attese: 850.000 persone soffrono di questa malattia. Nel giornale di Neuroscienze datato 24 luglio 2012, i ricercatori americani hanno aperto un’altra via presentando delle analisi sui topi con una nuova molecola, detta MW-151, un inibitore specifico dei mediatori chimici della infiammazione nel tessuto cerebrale. Queste molecole vengono assunte per via orale e arrivano al cervello. I Ricercatori dell’Università del Kentuchy hanno voluto sapere, su un test di cavie, se questa molecola somministrata in uno stato avanzato della malattia ha la sua evoluzione.
“Una pista interessante”
Alcuni topi sono geneticamente predisposti a lesioni simili all’Alzheimer, ad esempio difficoltà a trovare la giusta direzione. Segni cerebrali caratteristici della malattia sono visibili in seguito durante la autopsia. Testando questo prodotto su una serie di topi predisposti, i risultati sono stati incoraggianti. ”Un intervento precoce su un modello di topi riduce l’infiammazione cerebrale, che viene tradotto in un miglioramento dei segni neurologici”, afferma Linda Van Eldik (Centro per l’invecchiamento di Sander-Brown Università del Kentuchy), dedita a questo lavoro. La molecola presenta un effetto favorevole, se impiegata prima o dopo la diagnosi. E di fondamentale efficacia, somministrare la molecola prima di qualsiasi disturbo. ”Al momento, siamo prudenti. I farmaci efficaci sui topi sono ancora lontani dalla loro efficacia sull’uomo”, assicura Philippe Amuoyel CHU (Centro Ospedaliero Universitario)di Lille -Fondazione Nazionale di cooperative scientifiche sull’Alzheimer e affezioni simili. Resta comunque una pista interessante. Per esempio se viene blocca l’infiammazione cerebrale che compare durante la malattia la conseguenza è l’arresto dell processo patologico. In studi recenti, la stessa molecola è stata capace, sempre sulle cavie, di ridurre le lesioni neurologiche dovute a un trauma cranico. Inoltre, è stato provato su test animali, la evoluzione della sclerosi a placche.

Sabrina Carbone: Le monete Spagnole della collezione Huntington e il loro destino

L’8 marzo 2012  quando la casa di Sotheby’s di New York aveva messo all’asta  38.000 monete che integravano la collezione Huntington i peggio auguri sui pezzi spariti dalla loro collezione erano diventati realtà per metà del mondo.Solo tre mesi più tardi è stato reso noto dove sono andate a finire alcune di loro. Un donatore anonimo ha ceduto temporaneamente 10.000 monete alla Società Numismatica Americana (ANS in inglese), altre 1000 saranno rese pubbliche nella vendita all’asta il prossimo mercoledì a Madrid da Jesus Vico S.A. La collezione costituiva, fino al giorno dell’asta, la maggior raccolta straniera di monete spagnole. Il filantropo Archer Milton Huntington nel corso della sua vita, aveva riunito 38.000 pezzi, in pratica tutta la Storia Spagnola, a partire dal secolo V  a. C. fino al secolo XX. La Hispanic Society of America (HSA), fondata da Huntington nel 1904 e proprietaria della collezione, sollecitata economicamente dall’impossibilità di attrarre sponsor, aveva deciso di mettere all’asta i pezzi per ottenere i fondi per finanziare altre opere di valore in suo possesso come Goyas, Velasquez,e Grecos. Sebbene la HSA,aveva richiesto a Sotheby’s che il lotto doveva essere venduto globalmente a uno stesso offerente, tuttavia non aveva stabilito l’obbligo di mantenere unito il tesoro numismatico dopo la vendita. Tutto ciò era stato realizzato a porte chiuse, e le monete erano state vendute a un consorzio di identità ignota come anche lo è l’identità e il numero dei suoi soci. Ute Wartenberg, direttrice esecutiva della ANS, spiegava in una conversazione telefonica che “la collezione era stta stimata a 25 milioni di dollari ma secondo fonti esterne sembra che il consorzio le aveva acquistate al prezzo di  26 milioni di dollari. Certamente non è stato rivelato il valore legittimo delle 10.000 monete che sono state donate alla Istituzione. La Wartenberg è pletorica per aver recuperato parte dei 38.000 pezzi”.  “Huntington le aveva cedute alla ANS, ma non abbiamo mai pensato di perderle perchè non abbiamo mai immaginato di venderle”. La ANS ha perso nei tribunali la sua battaglia di impedire la vendita, ma grazie ad un benefattore anonimo, oggi torna ad avere in suo possesso parte della collezione. “Era stata stabilita una cessione di 49 anni e a differenza dell’antecedente accordo con la HSA che vietava l’esposizione al pubblico adesso possono essere messe in mostra pubblicamente. Se  arrivano  nuove condizioni, la sala espositiva ANS è molto piccola e inoltre i ricercatori, i visitatori possono cogliere l’occasione, tra le altre cose, di vedere 1.004 pezzi di monete visigote,”La collezione più grande del mondo di pezzi spagnoli accumulati in questo periodo è senza dubbio, il più grande tesoro a nostro prestito”, puntualizza la Wartenberg. Inoltre di queste monete ,tra le 10.000 cedute, 3.000 sono monete romane d’argento e bronzo mentre  2.000 sono celtibere e circa 4000 risalgono al V o addirittura  al XV secolo. Le tracce delle 38.000 monete non terminano a New York, dall’altra parte dell’Atlantico, nell’Hotel Wellington di Madrid, sarà messo all’asta il prossimo martedì, il primo di una serie di tre lotti di pezzi da collezione, di proprietà di José Vico S.A. La casa ,specializzata in numismatica, ha rivelato che è stato uno dei membri del Consorzio ad acquistare la collezione Huntington. Moneta di Re Leovigildo (575-586), per gentile concessione della Società Numismatica Americana.”Il nostro interesse è centrato verso quelle monete che sono state accumulate esclusivamente nella Spagna peninsulare”. Il lotto che sarà in vendita martedì consta di 1.000 monete e ciascuna ha il suo prezzo di vendita”. “Speriamo che lo Stato mantenga il suo impegno perchè esistono pezzi che formano parte del nostro patrimonio e meritano di essere esposti in qualche museo” spiega il portavoce. Nella Speranza di essere certi che la Amministrazione Pubblica assista all’asta ,la Wartenberg ha già consultato il catalogo”. “Così la Ans riuscirà a ottenerne qualcuna in più”. Tra ottobre e novembre, José Vico S.A. metterà all’asta gli altri due lotti della collezione Huntington. Il suo portavoce non ha dichiarato di quanti pezzi è composta la cassa di uno di loro. Con queste vendite andranno perse tutte le monete e insieme a loro anche il destino della collezione che con tanto impegno aveva accumulato, l’erede del magnate delle ferrovie, Collis Huntington, nel corso della sua vita. Con la speranza di maggiori aste e di nuovi annunci di benefattori anonimi, la traccia dei 50 top, di un pezzo di oro accumulato durante il Regno dei Re Cattolici, che è considerato una pezzo prezioso numismatico di gran valore, e  le 400 monete romane, alcune coniate sotto l’Impero di Giulio Cesare, che integravano tra le altre la collezione Huntington può dirsi perduta per sempre.

Sabrina Carbone: L’odore dello Spazio ricreato da uno Scienziato 

Uno scienziato britannico ha riprodotto l’odore emanato a bordo della navicella spaziale Mir, “una miscela di sudore e essenze”. La Nasa, interessata alla sua scoperta ha avuto il piacere di preparare i futuri astronauti all’odore della navicella. Con il suo fiuto 1000 volte più sviluppato di quello umano, la cagnetta Laika, primo essere vivente inviato nella orbita nel 1957, ha avuto un momento penoso. L’evoluzione nello spazio richiede una prova olfattiva, lo scienziato britannico, Steve Pearce, ha ricreato  l’odore a bordo della navicella spaziale Mir durante una simulazione olfattiva. La Nasa, sentendo parlare dell’esperimento fatto dal chimico, ha chiesto di riprodurre questo odore per impiegarlo nel quadro degli allenamenti di acclimazione. Gli astronauti durante i loro viaggi nello Spazio, non possono farsi la doccia e l’aria che circola è a circuito chiuso, le stazioni e le navicelle spaziali sono i luoghi ideali per la formazione di odori sgradevoli. ”Ho riprodotto lo sgradevole odore che c’era a bordo”, racconta a Le Figaro l’astronauta partito per ben 3 volte nello spazio, Jean François Clervoy. “Ma al ritorno sulla Terra quando un astronauta dell’equipe esce dalla capsula spesso resta come stordito”. Per limitare eventuali cattivi odori, le equipes evitano di portare alcune pietanze a bordo. “Possiamo portare per i primi giorni della missione frutta fresca, le banane sono proscritte perchè marciscono facilmente. Alcuni comandanti di bordo chiedono, anche, di evitare l’insalata di tonno”. “Durante il secondo viaggio nello spazio, nel 1997, a bordo della Stazione Mir, che in quel periodo aveva un problema di circuito di regolazione termica, la cantina era umida e alcuni dei miei colleghi anche se rimanevano per alcuni minuti stavano male” continua l’astronauta. E’ possibile conoscere l’odore a bordo della navicella ma quello dello spazio resta un mistero. Gli astronauti in effetti respirano un ossigeno condotto dalla Terra, “Chi prende l’aereo non conosce l’odore del cielo”, spiega Bernardo Patti, responsabile del Programma ISS della Agenzia Spaziale Europea, ESA, a Le Figaro. Lo Spazio è composto maggiormente di vuoto, polveri e cenere. Come sapere se il vuoto ha un odore, chiede Brigitte Godard medico all’ESA. Alcuni scienziati assicurano che una vasta nube si evolve nel mezzo della nostra galassia,  e, grazie alla presenza di formiato etilico, ha un odore di rhum e fragole.

Sabrina Carbone: British Council



Alla esposizione delle opere, della Street Art Internazionale, il British Council ha inserito una mostra dedicata ai murales libici più emergenti. Il Direttore del V&A, Martin Roth, afferma che in Libia prima della rivoluzione, questo tipo di espressione artistica urbana non aveva vita. E’ una forma di espressione creativa esplosa in Libia, che abbiamo voluto presentare insieme, tenendo una ampia collezione di Street Art. Durante la guerra, Cherry Gough, Direttrice del British Council in Libia, doveva uscire dal Paese, al suo ritorno aveva notato cambiamenti radicali nell’animo della popolazione. C’erano due cose che avevno richiamato la mia attenzione, commenta, la prima è stata la felicità, l’orgoglio e l’ottimismo dei libici, anche se consapevoli che l’immediato futuro era difficile ma erano molto contenti! La seconda era il fiorire dell’espressione personale dell’arte urbana: “Un giorno mentre cercavo di tornare a Tripoli, ho visto una donna tenere per mano i suoi due figli e dipingere un muro. Il giorno successivo sono passata di nuovo in quella zona e ho visto che aveva dipinto una preziosa allegoria”. Durante il Regime del Colonnello Gheddafi tutto questo era inconcepibile ma è diventato il simbolo di un drastico cambiamento. Adesso, è già tanto vedere una madre insieme ai suoi figli esprimersi apertamente. L’esposizione è stata presentata a Tripoli nella Galleria, Dar Al Fagi Hassan, ed è rimasta aperta fino al 12 aprile del 2012, poi è stata allestita a Bengasi. Sono stati esibiti 25 incisi, calcomanie, e stampe originali della collezione del museo realizzati da famosi artisti urbani del Regno Unito, Francia, Stati Uniti, e altri Paesi. Gente come Bansky o Jon Burgerman che delle loro opere non ne fanno solo una pittura urbana ma anche una serie di stampati, che sono stati conplementati con grandi fotografie di alcuni, tra i più significativi murales e pitture di Tripoli e Bengasi, spiega Gill Saunders, Commissario della Mostra e custode del V&A. Sono stupita dall’importanza di questo fenomeno pittorico in Libia, una settimana fa, mentre allestivo l’esposizione ho potuto osservare la strada di Tripoli, sono strapiene di questi murales. Molte caricature ricordano Gheddafi, abbastanza brutali e umiglianti per il Colonnello,  incluso scene relative al regime. La maggior parte, nella loro forma,  sono abbastanza ingenue ma altre sono più  elaborate. Molte volte sono accompagnate da frasi in arabo che dimostrano il loro disprezzo, ma anche la loro speranza di Vittoria e un futuro libero. Ciò che mi stupisce,  è che sono state conservate abbastanza bene le pitture realizzate durante la rivoluzione. Non sono state cancellate nè ridipinte, le nuove pitture hanno motivi più allegri, paesaggi, gente e messaggi più ottimistici  per il futuro. Soprattutto un uso generalizzato dei colori della nuova bandiera, quella recuperata dal Regime del Re Idris, rosso, verde, e nero. Le mappe del paese dipinte con questi colori, le lettere dei graffiti fino al cofano delle auto, affermano la loro identità con gli stessi colori. Sono apparsi anche molti slogan politici e una buona quantità sono in inglese, oltre all’arabo. Cose come “Sono libico e sono libero”. La Libia è un paese ridipinto, secondo Saunders. La libertà di espressione ha dato modo di realizzare questa tecnica estranea e spontanea. Infine possono esprimere ciò che pensano realmente ed è un piacere condividerlo con tutti.

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