STORIA

2014 ritiro dall'Afghanistan che rapporto c'è con le Torri gemelle del 11 settembre?


Sabrina Carbone
Quasi dodici anni e più di un milione di morti, gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO hanno reso pubblica la loro intenzione di avviare il ritiro dall'Afghanstan nel 2014. La guerra in Afghanistam è stato un misero fallimento, orfana sia dei suoi militari che delle pubbliche relazioni frontali, con la perdita della vita, e delle proprietà. Ancora più importante, contrariamente alle affermazioni iniziali, la guerra globale al terrorismo non ha reso il mondo un posto più sicuro. Le istanze di terrorismo sono state continuamente in aumento, inghiottendo uno dopo l'altro i paesi vicini all'Afghanistan. Per non dimenticare, quasi tutte le successive guerre combattute dagli Stati Uniti e della NATO che hanno avuto la loro genesi nella guerra che è stata spinta sull'Afghanistan dopo il giorno 11/9. Gran parte della politica estera americana dall'11/9 è stata basata sul presupposto che è stato un attacco dei musulmani. Questa ipotesi è stata utilizzata, in modo più visibile, per giustificare le guerre in Afghanistan e in Iraq. Infatti ogni guerra combattuta dagli Stati Uniti e dai suoi alleati durante la prima decade del terzo millennio, è stata fondata nel post 11 settembre come prelazione della dottrina. Ora è stato ampiamente riconosciuto che l'uso dell'11/9 come base per attaccare l'Iraq era illegittima: Nessuno dei dirottatori era iracheno, non c'era alcun rapporto di lavoro tra Saddam Hussein e Osama Bin Laden, e l'Iraq non era dietro gli attacchi all'antrace. Ma è ancora opinione diffusa che l'attacco degli Stati Uniti contro l'Afghanistan era giustificato. Per più di un decennio, i grandi media di tutto il mondo sono sempre stati costretti a questo racconto fantastico come un fatto indiscutibile. Sembra probabile che l'indottrinamento aumenterà i nuovi livelli come i spin-doctors cercano di giustificare il piano di ritiro dall'Afghanistan e dimostrare che la 'guerra al terrorismo' è stata un successo senza pari nella storia umana. La tappa è stata impostata per una massiccia manovra di guerra psicologica dei media per essere scatenata sulle ignare menti delle masse. Per esempio, di recente, nel 2011, il New York Times facendo riferimento all'attacco degli Stati Uniti all'Iraq come una "guerra di scelta", chiamava la battaglia in Afghanistan una "guerra di necessità". rivista dal Time e soprannominata "La guerra giusta. Nel 2012, dopo la sua rielezione, Barack Obama è stato segnalato per aver detto 'La guerra contro il terrorismo è stata vinta, con i principali responsabili, tra i quali Osama Bin Laden, che è stato reso alla giustizia.' 'Continueremo a combattere Al Qaeda su tutti i fronti e sosterremo la causa della libertà e dei diritti umani in tutto il mondo', ha aggiunto, dandoci un assaggio di quello che gli Stati Uniti e i suoi alleati della NATO hanno in serbo per il mondo in generale e per il Medio Oriente, in particolare, nel tempo a venire. L'ipotesi che l'America è stata attaccata dai musulmani l'11/9 è dietro la diffusa percezione dell'Islam come una religione intrinsecamente violenta e quindi dei musulmani come colpevoli fino a prova contraria. Questa percezione sicuramente ha contribuito ai tentativi di ritrarre Obama come un musulmano, che è stata la satira di un cartone animato controverso, il 21 Luglio del 2008, sulla copertina del New Yorker. C'è stato anche un costante aumento di incidenti segnalati di islamofobia, che vanno dalle espressioni di odio nei confronti delle comunità musulmane a episodi dove viene insultato il Corano e il profeta dell'Islam. Come può essere anche facendo riferimento a molti altri sviluppi post-11/9, compreso lo spionaggio, le torture, l'extraordinary rendition, i tribunali militari, che illustrano la nuova dottrina americana della guerra preventiva, e la sua enorme crescita delle spese militari, l'ipotesi che il World Trade Center e il Pentagono sono stati attaccati da dirottatori musulmani ha avuto enormi conseguenze negative sia a livello internazionale che nelle questioni di politica interna degli Stati Uniti. Alla luce degli avvenimenti in corso diventa essenziale per ricapitolare i veri "fatti" sull'11/9, che sono serviti come pretesto per l'intera campagna denominata 'guerra al terrore'. È concepibile chel'11/9 non è stato fatto dai musulmani? Nella misura in cui gli americani e gli europei possono dire "No", questi hanno espresso la loro convinzione che questa ipotesi non è semplicemente un "presupposto", ma è basata invece su una forte evidenza, la quale risulta essere notevolmente debole. Ciò può essere illustrato mediante 12 domande. 1. Erano Mohamed Atta e gli altri dirottatori devoti musulmani? L'immagine dei dirottatori veicolati dalla Commissione dell'11/9 è che erano musulmani devoti. Ma questa interpretazione è contraddetta da vari articoli di giornale. Il San Francisco Chronicle ha riportato che Atta e gli altri dirottatori avevano fatto "almeno sei viaggi" a Las Vegas, dove si erano "impegnati in alcuni piaceri proibiti decisamente anti-islamici di campionamento". Queste attività sono state segnalate come "non islamiche", perché, come il capo della Fondazione islamica del Nevada ha sottolineato: "I veri musulmani non bevono, non giocano e non vanno nei strip-club" 2. E' responsabile Osama Bin Laden dell'11/9? Mistero sartie il personaggio di Osama bin Laden, anche dopo la sua presunta morte. Qualunque sia la verità sulla devozione dei dirottatori, si può rispondere, che non c'è alcun dubbio che loro agivano sotto la guida di Osama Bin Laden. L'attacco all'Afghanistan era basato sull'affermazione che Bin Laden era dietro gli attacchi, e la relazione della Commissione dell'11/9 è stata scritta come se non c'è alcun dubbio su questa affermazione. Ma né l'amministrazione Bush, né la Commissione hanno fornito alcuna prova per questo. Due settimane dopo l'11/9, il Segretario di Stato, Colin Powell, parlando di Tim Russert a "Meet the Press", ha dichiarato che prende tempo "per mettere fuori un documento che descrive chiaramente le prove che hanno linkato [Bin Laden] per questo tipo di attacco. "Ma in una conferenza stampa con il Presidente Bush la mattina dopo, Colin Powell confutava ogni cosa, dicendo che anche se il Governo aveva avuto informazioni dalla sinistra il responsabile no Bin Laden, "la maggior parte dei fatti erano stati oramai classificati". Secondo Seymour Hersh, citando i funzionari sia della CIA che del Dipartimento di Giustizia, la vera ragione per l'inversione era stata una "mancanza di informazioni solide." E' stato spesso affermato che la colpevolezza di Bin Laden era stata dimostrata da un video, che hanno ritrovato gli agenti segreti americani in Afghanistan a novembre del 2001, dove Bin Laden sembra accettare la responsabilità per la pianificazione degli attacchi. Ma i critici, sottolineando i vari problemi con questo "video confessione", hanno detto che è un falso. Il Generale Hamid Gul, ex capo dell'ISI pakistano, ha dichiarato: "Credo che c'è un sosia di Osama Bin Laden."In realtà, l'uomo nel video non è nemmeno un sosia, essendo più pesante e più scuro di Bin Laden, ha un naso più ampio, indossa gioielli, e scrive con la mano destra. L'FBI, in ogni caso, ovviamente, non considera il video una prova concreta della responsabilità di Bin Laden per l'11/9. Pertanto, la Casa Bianca, il Governo britannico, l'FBI o la Commissione dell'11/9 non hanno fornito prove concrete che Osama Bin Laden era dietro la strage dell'11/9. 3) Era una prova dei dirottatori musulmani le telefonate fornite dagli aeromobili? Molti lettori possono pensare che non c'è alcun dubbio che gli aerei dei dirottatori sono stati rilevati da al-Qaeda, perché la loro presenza e le loro azioni sui piani sono stati riportati in telefonate dai passeggeri e dagli assistenti di volo, con il telefono cellulare chiamati a giocare un ruolo particolarmente importante. La più famosa delle chiamate riportate da CNN è stata quella del commentatore Barbara Olson al marito, US Solicitor General Ted Olson. Secondo la CNN, ha riferito che la moglie "lo aveva chiamato due volte su un telefono cellulare da American Airlines Flight 77", dicendo che "tutti i passeggeri e il personale di volo, inclusi i piloti, erano stati ammassati sul retro dai dirottatori armati di coltelli e di cutter". Anche se queste chiamate segnalate, come ha riassunto Ted Olson, non hanno descritto i dirottatori in modo da suggerire che loro erano membri di al-Qaeda, tali descrizioni sono state fornite da chiamate da altri voli che hanno dichiarato che i dirottatori erano 'uomini del Medio Oriente e avevano un aspetto islamico'. Da queste chiamate, dunque, il pubblico è stato informato che i dirottatori sembravano del Medio Oriente e anche islamico. C'era, però, un grosso problema con queste chiamate segnalate: Data la tecnologia disponibile nel 2001, chiamate da cellulare degli aerei di linea ad altitudini superiori poche migliaia di piedi, soprattutto le chiamate della durata di oltre un paio di secondi, non erano possibili, e tuttavia queste chiamate, alcune delle quali è stato riferito sono durate un minuto o più, quando gli aerei erano al di sopra di 30.000 o anche 40.000 piedi. Questo problema è stato spiegato da alcune persone credibili, tra le quali lo scienziato AK Dewdney, che per molti anni ha scritto articoli per Scientific American. Righe di prova, pertanto, implicano che le chiamate al cellulare erano contraffatte. Questo fatto ha vaste implicazioni, perché implica che tutte le chiamate segnalate dai piani, compresi quelli dai telefoni di bordo, erano contraffatti. Perché? Perché se gli aerei erano davvero stati ripresi in dirottamenti a sorpresa, e nessuno era pronto a fare finte chiamate al cellulare. 4) Era la presenza di hijacker che rivelano una trasmissione radio "di American 11? Si può obiettare, in risposta, che questo non è vero, perché sappiamo che il volo American 11, è stato dirottato, grazie ad una trasmissione radiofonica nella quale si sente la voce di uno dei suoi sequestratori. Secondo la Commissione dell'11/9, il controllore del traffico aereo per il volo ha ascoltato una trasmissione radiofonica dove qualcuno ha detto ai passeggeri: "Abbiamo alcuni aerei. Basta stare tranquilli, e tutto andrà bene. Stiamo tornando all'aeroporto. Dopo aver citato questa trasmissione, la Commissione ha scritto: "Il controllore ci ha riferito che allora sapeva che era un dirottamento". Questa trasmissione non è già la prova che il volo 11 era stato dirottato? Possiamo fornire tale prova se come ha sostenuto la Commissione, la "trasmissione veniva da American 11".   Secondo la FAA "Sommario di Air Traffic Hijack Events", pubblicato il 17 settembre del 2001, la trasmissione "aveva una origine sconosciuta." L'affermazione della Commissione che veniva da American 11 era solo una deduzione. La trasmissione poteva venire dalla stessa stanza dove il passeggero aveva dato origine alle chiamate. Pertanto, la presunta trasmissione radio del volo 11, come le telefonate presunte dagli aerei, non forniscono alcuna prova che gli aerei sono stati presi in consegna da parte dei dirottatori di al-Qaeda. 5) Avevano passaporti e una fascia questo abbigliamento fornisce la prova che al-Qaeda erano sui voli? Il Governo ha riposto le accuse sui dirottatori in parte sulle affermazioni che i passaporti e una fascia appartenente a al-Qaeda sono stati trovati nei siti di crash. Ma queste affermazioni sono palesemente assurde. Una settimana dopo gli attacchi, l'FBI ha riferito che una ricerca sulle strade dopo la distruzione del World Trade Center aveva rivelato che il passaporto di uno dei dirottatori del volo 11, apparteneva a Satam al-Suqami. Ma questa affermazione non ha superato il test. 'L'idea che il passaporto era scappato da quell'inferno illeso' ha scritto un giornalista britannico, 'può testare la credulità dei più strenui sostenitori della repressione del FBI contro il terrorismo? era stata trovata anche per terra, secondo le prove del Governo, una fascia rossa. Questa è stata considerata la prova che i dirottatori di al-Qaeda erano sul volo 93 perché, secondo alcune telefonate, indossavano fasce rosse. Ma oltre ad essere assurdo, per la stessa ragione lo è stata anche l'affermazione sul passaporto, questa dichirazione sull'archetto è stata problematica per un altro motivo. L'ex agente della CIA Milt Bearden, che aveva contribuito a formare i combattenti mujaheddin in Afghanistan, ha fatto notare che era molto improbabile che i membri di al-Qaeda indossavano tali fasce: la fascia rossa in testa è un ornamento musulmano unico sciita. E' una cosa che risale alla formazione della setta sciita, di chi indossa questa fascia rossa e si prepara a sacrificare la sua vita, per uccidere se stesso per la causa. I sunniti sono nella maggior parte delle persone che seguono Osama bin Laden e non fanno questo. Abbiamo imparato poco dopo l'invasione dell'Iraq che alcune persone del Governo degli Stati Uniti non conoscono la differenza tra sciiti e sunniti. Hanno deciso ciò perchè i dirottatori indossavano fasce rosse? 6) Forse l'informazione nel bagaglio di Atta dimostra la responsabilità di al-Qaeda? L'evidenza che dice di fornire una prova più forte che gli aerei erano stati dirottati da Mohamed Atta e dagli altri membri di al-Qaeda è che i due pezzi di bagaglio di Atta erano stati scoperti dentro l'aeroporto di Boston dopo gli attacchi. Il bagaglio era lì, ci hanno detto, perché anche se Atta era già a Boston il 10 settembre, lui e un altro operativo di al-Qaeda, Abdul al-Omari, avevano preso in affittato una Nissan blu e avevano guidato fino a Portland, nel Maine, e erano rimasti lì tutta la notte. Hanno preso un volo per pendolari per Boston la mattina successiva giusto in tempo per salire sul volo American 11, ma non ce l'hanno fatta a prendere il bagaglio di Atta. Tale bagaglio si dice che conteneva materiale molto compromettente, tra cui un computer di volo palmare, manuali per simulatore di volo, due videocassette sugli aerei Boeing, una calcolatrice, una copia del Corano, e il testamento di Atta. Questo materiale è stato ampiamente considerato come la prova che al-Qaeda, e quindi Osama bin Laden erano dietro gli attacchi dell'11 / 9. Tuttavia, la storia di Atta a Portland perde ogni credibilità. Un problema è l'idea stessa che Atta aveva progettato di prendere tutte queste cose nel bagaglio che doveva essere trasferito sul volo 11. A che serviva un computer di volo e altri aiuti all'interno di una valigia nel bagagliaio dell'aereo? Perché aveva progettato di prendere la sua valigia per un piano che prevedeva di schiantarsi contro il World Trade Center? Secondo le notizie subito dopo l'11/9, i materiali compromettenti, piuttosto che essere ritrovati nel bagaglio di Atta all'interno dell'aeroporto, sono stati trovati in una Mitsubishi bianca, che Atta aveva lasciato nel parcheggio dell'aeroporto di Boston. I due dirottatori avevano guidato una Nissan blu a Portland e poi avevano preso il volo dei pendolari di nuovo a Boston la mattina seguente, ma i loro nomi erano Adnan e Ameer Bukhari. Questa storia è crollata nel pomeriggio del 13 settembre, quando è stato scoperto che il Bukhari, a cui le autorità avevano dichiarato di essere stati guidati dal materiale nella Nissan al Portland Jetport, non era morto il 9/11: Adnan era ancora vivo e Ameer era morto l'anno prima. Data questa notizia sulla storia Atta a Portland, come possiamo evitare la conclusione che si trattava di un falso? 7) Sono stati catturati per i video di sicurezza degli aeroporti? Ancora un altro tipo di prove del fatto che al-Qaeda rientrava nei piani grazieai fotogrammi dei video, presumibilmente scattati dalle telecamere di sicurezza aeroportuali, che mostrano i dirottatori negli aeroporti. Poco dopo gli attacchi, per esempio, le foto che mostrano Atta e al-Omari in un aeroporto "sono stati fatti girare in un baleno per tutto il mondo". Tuttavia, anche se è stato ampiamente ipotizzato che queste foto erano dell'aeroporto di Boston, sono stati davvero all'aeroporto di Portland. Nessuna foto dimostra Atta o uno qualsiasi degli altri presunti dirottatori all'aeroporto Logan di Boston. Noi di meglio abbiamo prove fotografiche che Atta e al-Omari erano all'aeroporto di Portland. Pertanto, la prova video che i dirottatori era no all'aeroporto il 9/11 è inesistente. 8) Erano i nomi dei "dirottatori" sulle liste passeggeri? Che dire delle liste passeggeri, che elencano tutti i passeggeri sui voli? Se i presunti dirottatori avevano acquistato i biglietti e erano saliti a bordo dei voli, i loro nomi sarebbero stati resi manifesti per questi voli. Sugli elenchi dei passeggeri che sono stati rilasciati al pubblico non c'è nessun nome di uno dei 19 presunti dirottatori o nomi del Medio Oriente. 9) Il Test del DNA ha identificato cinque dirottatori tra le vittime del Pentagono? Se un Boeing 757 viaggia a 500 mph a livello del suolo, causa un danno enorme all'erba e alla terra, tra cui la produzione sostanziale di solchi dai motori di mano, le foto scattate subito dopo il presunto impatto mostrano la superficie dell'erba come liscia e senza macchia come un putting green. I detriti mostrati più tardi dimostrano che potevano essere stati abbandonati da un C-130 che come è stato osservato circonda l'edificio. Inoltre, la mancanza di identificazione positiva dei presunti dirottatori al test del DNA è in linea con il rapporto dell'autopsia, che è stato rilasciato dal Dr . Thomas Olmsted, che aveva fatto una richiesta FOIA per questo. Come il manifesto di volo per il volo 77, ha rivelato, che non contiene nomi arabi. 10? È vera l'affermazione che alcuni dei "dirottatori" sono ancora vivi? Il 22 settembre 2001, la BBC ha pubblicato un articolo di David Bamford dal titolo "Hijack 'Suspect' Alive in Marocco." E 'dimostrato che il Waleed al-Shehri identificato dall'FBI come uno dei dirottatori è ancora vivo. Il giorno seguente, il 23 settembre, la BBC ha pubblicato un altro racconto, "Hijack 'sospetto' vivo e vegeto." 11) Erano bin Laden e al-Qaeda in grado di orchestrare gli attacchi? Per i pubblici ministeri dimostrare che gli imputati hanno commesso un reato, lo devono dimostrare dal momento che hanno avuto la possibilità (come anche il movente e l'opportunità) di farlo. Ma molti leader politici e militari di altri paesi hanno dichiarato che bin Laden e al-Qaeda semplicemente non potevano procedere agli attacchi. Il Generale Leonid Ivashov, che nel 2001 è stato il capo di stato maggiore delle forze armate russe, ha scritto: Solo i servizi segreti e i loro capi-corrente o quelli in pensione ma che continuano ad avere influenza all'interno delle organizzazioni statali hanno la capacità di pianificare, organizzare e condurre un funzionamento di tale grandezza. . . Osama bin Laden e "Al Qaeda" non possono essere gli organizzatori né gli esecutori degli attentati dell'11 settembre. Essi non hanno la necessaria organizzazione, risorse o leader. Mohamed Hassanein Heikal, l'ex Ministro degli esteri dell'Egitto, ha scritto: Bin Laden non ha le capacità per una operazione di questa portata. Quando sento Bush parlare di al-Qaida, come se fosse la Germania nazista o il partito comunista dell'Unione Sovietica, rido perché so quello che c'è dietro. Dichiarazioni simili sono state fatte da Andreas von Bülow, ex Segretario di Stato della Germania Ovest del Ministero della Difesa, dal generale Mirza Aslam Beg, ex capo di stato maggiore dell'esercito del Pakistan, e anche dal generale Musharraf, Presidente del Pakistan fino a poco tempo fa. 12) WTC 7: The Smoking Gun dell'11/9 ha tenuto conto che il WTC 7 non è stato nemmeno colpito da un aereo il suo crollo verticale praticamente a velocità di caduta libera, è stato preceduto da esplosioni e ha coinvolto la fusione dell'acciaio, è ancora più ovvio un esempio di demolizione controllata. Ad esempio, Jack Keller, professore emerito di ingegneria alla Utah State University, al quale è stato dato un riconoscimento speciale dallo Scientific American, ha detto: "Ovviamente è stato il risultato di una demolizione controllata", allo stesso modo, quando Danny Jowenko-un esperto di demolizioni nei Paesi Bassi ha precisatoto: "Hanno semplicemente fatto saltare le colonne, e il resto è ceduto in seguito. . . . E 'stato un team di esperti che ha fatto questo". La distruzione dell'edificio 7 del World Trade Center doveva essere stato un lavoro interno. Conclusione Una decennale fase della guerra imposta da falsi pretesti comincia a finire in Afghanistan, a partire dal 2014, la questione di chi ha beneficiato dell'11/9 non è più irrisolta. Negli ultimi 12 anni o giù di lì, il mondo ha assistito a ricchi dividendi mietuti dagli Stati Uniti d'America, dall'Europa occidentale e da Israele sul fronte politico, diplomatico, territoriale ed economico a causa di queste guerre. L'Afghanistan, l'Iraq e i loro vicini musulmani sono, d'altra parte, vittime della violenza, dello spargimento di sangue e delle atrocità commesse dagli Stati Uniti e dai suoi alleati della NATO. La macchina militare occidentale è impazzita in tutto il mondo con i piedi sporchi di sangue di milioni di musulmani innocenti. Viene visualizzata la versione ufficiale, con tutta la sua evidenza che l'America è stata attaccata dai musulmani l'11/9 se questo è stato determinato, le implicazioni sono spaventose. Scoprire e perseguire i veri responsabili degli attacchi dell'11 / 9 è ovviamente importante. La fiducia delle persone nella integrità morale e nella correttezza politica dell'Occidente è crollata. La conseguenza più immediata, tuttavia, è stata una inversione di quegli atteggiamenti e di quelle politiche che sono state basate sul presupposto che l'America è stata attaccata dai musulmani

12 aprile 1204: Presa di Costantinopoli da parte dei Francesi e fondazione dell’Impero dei Latini

Sabrina Carbone
Prise-ConstantinopleLe prime tre crociate avevano avuto come oggetto la liberazione della Terra Santa, e i cristiani avevano combattuto contro i Turchi, tuttavia la quarta crociata era stata differente da tutte le altre, i cristiani erano tornati sul luogo e si erano ribellati ad altri cristiani fondando, strada facendo, un nuovo Impero che era stato chiamato Impero dei Latini. Ma osserviamo come è stata raggiunta questa singolare rivoluzione. Mentre a Venezia c’erano i Crociati, Alexis Comnène, figlio di Isaac Comnène, Imperatore di Costantinopoli, era venuto a implorare il loro soccorso per avanzare contro il tiranno Alexis suo nonno, che aveva fatto forare gli occhi all’Imperatore, usurpando il trono. I Francesi, che formavano il maggior numero dei crociati, si erano diretti a Costantinopoli, accompagnati dalle truppe veneziane e dal loro doge Dandolo, che aveva voluto prendere parte a questa spedizione. Questi avevano attaccato la città e l’avevano espugnata in sei giorni. Isaac ritornato sul trono, moriva pochi giorni dopo, e suo figlio Alexis prendeva il suo posto, mancando alle promesse che aveva fatto ai Francesi, i quali si erano ritirati delusi dal suo comportamento. Dal momento che i Francesi avevano fatto scoppiare molti disordini con la presa di Costantinopoli, i Greci iniziavano a nutrire un grande odio contro Alexis, il quale li aveva minacciati, e subito dopo li aveva mandati a vivere fuori da Costantinopoli, perchè il popolo iniziava a ribellarsi contro di lui. Alexis Ducas, soprannominato Mursuphle, uomo di poco conto ma con  grande dignità, era a capo dei ribelli, lo aveva preso, e lo aveva ucciso dichiarandosi Imperatore. Questo usurpatore, per compiacere il popolo di Costantinopoli, aveva dichiarato guerra ai Francesi che erano ancora in Grecia. I Francesi dal loro canto, per la seconda volta, assediavano Costantinopoli, e malgrado la resistenza dei Greci, che era stata grande, l’avevano presa d’assalto il 12 aprile. Mursuphle dopo aver regnato due mesi e mezzo si dava alla fuga. I vincitori erano abbandonati a ogni eccesso di furore e di avarizia. Anche le chiese erano state saccheggiate, e ciò che degradava maggiormente il carattere della nazione, che i Francesi, avevano saccheggiato, e nella quale erano soliti a ubriacarsi, dove cantavano e accarezzavano le donne nella cattedrale. ” Racconta Fleuri: “Le reliquie venivano gettate in luoghi immondi, profanavano i vasi sacri, una prostituta danzava nel Santuario e si sedeva sul pulpito patriarcale”. I Francesi erano anche i capi a Costantinopoli, e avevano eletto come Imperatore dei Greci Beaudoin, Conte delle Fiandre. Inoltre avevano lasciato la spedizione nella Terra Santa per continuare a gestire l’Impero che avevano conquistato. Quest’ultimo era stato chiamato Impero dei Latini e durerà cinquantotto anni. I Greci si erano ribellati nel 1261, e avevano cacciato i francesi, e avevano eletto come Imperatore Michele Paleologo. I principi della casa Imperiale di Comnène non si erano persi d’animo durante la distruzione dell’Impero, infatti, uno di loro, tra il mare e il Monte Caucaso, formava un piccolo Stato, al quale dava il titolo magnifico di Impero di Trebizonda. Questo nuovo Impero esisterà fino all’invasione dei Turchi, e sarà minato fino all’Impero d’Oriente nel 1453.

4 aprile 1949 – Nasceva la OTAN

Sabrina Carbone
Dodici Stati occidentali: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Islanda, Canada e Portogallo, firmavano, il 4 aprile del 1949, l’atto della Organizzazione del Trattato Nord Atlantico. L’alleanza militare, che prevedeva una difesa collettiva contro l’aggressione sovietica, aveva aumentato sensibilmente l’influenza e il potere degli Stati Uniti sull’Europa. La Grecia, la Turchia, e la Germania Orientale successivamente diventeranno membri della OTAN, mentre nel 1966 la Francia si ritirava, in seguito alle violazioni del Trattato del 1949 commesse dagli Stati Uniti. Nel 1955, vari Paesi dell’Est capitanati dall’Unione Sovietica, firmavano il Patto di Varsavia, una alleanza per fronteggiare il potere della OTAN. Nel 1994, tre anni dopo l’epilogo della Guerra Fredda, la OTAN era arruolata nella sua prima azione militare congiunta, come parte dello sforzo internazionale allo scopo di finalizzare due anni di guerra in Bosnia e Herzegovina (BiH). La Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca, che avevano firmato il Patto di Varsavia, aderiranno alla OTAN nel 1999.
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Il 21 marzo del 1963, chiudeva il penitenziario federale di Alcatraz, sull’isola della baia di San Francisco

Sabrina Carbone
ImmagineLa corsa all’oro nel 1850 aveva, in California, attirato molte navi nella Baia di San Francisco, dove era stato necessario costruire un maestoso Faro che era stato completato nel 1853. Il primo Faro della costa ovest, era stato attivato nel 1854 sull’isola di Alcatraz, ed era stato reso obsoleto all’inizio del Novecento quando l’Esercito degli Stati Uniti aveva sviluppato un nuovo cellhouse che bloccava la vista delle luci del Golden Gate. Il Faro era destinato ad illuminare le navi ma nel 1909 era diventato il buio di molti detenuti. Infatti al suo posto era stato costruito un altro faro perchè il suo destino era stato mirato per un altro scopo quello di un penitenziario militare che successivamente nell’agosto del 1934 era diventato un carcere federale di massima sicurezza. Il carcere di Alcatraz è l’emblema della rigidità dove i detenuti erano trattati con estremo rigore. Chi veniva mandato ad Alcatraz era fuggito da altre prigioni. Le celle erano singole e avevano dimensioni ridotte. Le mancanze disciplinari venivano punite con l’isolamento lasciando i detenuti al buio e al freddo. Chi non ricorda il Film “L’Isola dell’ingiustizia…Alcatraz”. Ho visto, il film, migliaia di volte e prendo atto che l’uomo non veniva rieducato socialmente ma diventava completamente catatonico. A differenza di altre carceri, qui la possibilità di lavorare era un privilegio che i detenuti dovevano guadagnarsi con la disciplina e il rispetto delle dure regole del penitenziario. Una eventuale possibile rivolta nel refettorio significava la morte sicura del personale di guardia, a causa del gas che doveva essere sprigionato in caso di ribellione. Tutti i prigionieri venivano radunati in un solo stanzone, per l’ora dei pasti e sotto la sorveglianza di appena due o tre secondini. Forse non tutti sanno che nel 1895, 19 membri della tribù Hopi erano stati imprigionati dall’Esercito degli Stati Uniti sull’isola di Alcatraz perchè avevano desistito alle politiche di “americanizzare” i loro figli. Gli Hopi, detti anche Moki o Moqui, sono una popolazione Amerinda che vive nel Sud-Ovest degli USA. Contrariamente ad altri popoli, che risiedono tutti in Nuovo Messico ( gli Zuni al confine tra il Nuovo Messico e l’Arizona), la riserva degli Hopi è in Arizona, all’interno della grande Nazione Navajo. Oggi i bambini di Hopi continuano ad avere la possibilità di imparare le loro tradizioni e la loro lingua. Il 21 marzo del 1963 finalmente, Alcatraz chiudeva per sempre le sue porte alla rigidità del penitenziario e dieci anni dopo il National Park Service diventava il custode della famigerata isola. Nei primi anni del 1970 il National Park Service, divisione Historic Preservation del Servizio Denver Center, aveva commissionato lo storico Erwin N. Thompson di scrivere uno studio storico sulle risorse dell’Isola di Alcatraz poco dopo l’isola era diventata la ricreazione nazionale del Golden Gate Area. In occasione del cinquantenario della chiusura del carcere federale, il National Park Service ha aperto una mostra di stampe di grandi dimensioni e 27 di queste foto, mai visualizzate prima, raccontano l’era delle nuove industrie come le lavanderie. Non c’è alcun costo aggiuntivo per vedere questa mostra, ma le ore sono limitate in base alla disposizione del personale. La mostra rimarrà sull’isola fino a giugno del 2013 e potrà essere prorogata.Immagine

Haiti, il primo tradimento dei diritti umani


Sabrina Carbone

ImmagineUna antologia di testi del leader rivoluzionario, Toussaint L'Ouverture, commentata da Jean-Bertrand Aristide, offre al lettore documenti decisivi per valutare la portata internazionale della prima rivolta degli schiavi con esito positivo. La rivoluzione haitiana, è la prima ribellione degli schiavi riuscita con successo nella storia contemporanea, era stata decisiva non solo perchè era stato il primo intento di portare a termine le idee della rivoluzione francese nelle colonie, ma anche per il precedente delle indipendenze americane in Spagna, dove aveva avuto molta influenza Simon Bolivar, e per la sfida ai modelli convenzionali della società dove i valori culturali andavano paradossalmente in mano alla schiavitù, come nel caso degli EE.UU, paese rivoluzionario e schiavista e la stessa Francia le cui contraddizioni erano rimaste spoglie davanti all'esempio concreto di Haiti. Il miglior testo per conoscere il processo rivoluzionario haitiano continua a essere "I Giacobini neri" dello storico trinitario marxista C.R.L. James. Più recentemente, Robin Blackburn, in The American crucible. Slavery, Emancipation and Human Rights (2011), aveva revisionato la carta di Haiti in rialzo, sostenendo che la sua rivoluzione era stata decisiva per rafforzare e universalizzare nel resto del continente americano i valori di uguaglianza proclamati dalla Francia e dagli Stati Uniti, ma non erano mai arrivati a causa delle sue ultime conseguenze nei suoi territori. Ciò che adesso viene mostrato al lettore interessato è una antologia di testi del leader rivoluzionario Toussaint L'Ouverture, dove è possibile leggere lo spinoso processo, e lo scopo di liberare gli schiavi senza che questi abbandonavano le piantagioni e il suo sforzo per mantenere l'isola nell'orbita politica francese, fino a quando era stato tradito da Napoleone che aveva mandato un Esercito, diretto da suo cognato il generale Charles Leclerc, che aveva avuto la missione di restaurare la schiavitù nella città francofona di Santo Domingo. La maggior parte dei 20.000 uomini di Leclerc erano morti nell'impresa e L'Ouverture era morto in un carcere francese. Tuttavia gli haitiani non erano ritornati allo stato di schiavitù anche se, convertiti in tributi di vassallaggio internazionali, avevano visto una fuga massiva dei capitali verso Cuba e erano entrati in una dinamica militarista e golpista, fattori che avevano condannato il Paese verso una spirale di povertà e di violenza che non sono cessati ancora. L'opera che stiamo commentando è un'arma bianca di prima mano per vedere i problemi che aveva affrontato L'Ouverture in ogni momento, l'evoluzione del suo pensiero che accusava una deriva autoritaria mano a mano che aumentavano le difficoltà, la disperazione della élite nera nell'essere riconosciuti dagli europei come uguali e estendevano alla gente di colore l'universalità dei diritti umani che erano predicati nella Francia rivoluzionaria e, finalmente, il fracasso e la constatazione che gli echi democratici mai avevano avuto la volontà di espandersi oltre le metropoli. L'inclusione di un testo di presentazione a carico dell'ex Presidente haitiano, Jean-Bertrand Aristide, un sacerdote che aveva affrontato la dittatura dei Duvalier, cerca a suo modo di tracciare parallelismi tra il leader della rivoluzione XVIII e il portavoce delle masse emarginate alla fine del XX secolo. Senza dubbio, Aristide è uno dei personaggi haitiani più interessanti della recente storia del Paese. Carismatico, aveva goduto immensamente del favore popolare e, come L'Ouverture, era stato accusato della deriva autoritaria quando le difficoltà avevano appannato il suo sogno di trasformare Haiti in tempi brevi. Tuttavia, il suo testo, imbottito di elementi teologici, è meno interessante degli scritti di L'Ouverure: "Siamo uguali a voi, per i diritti naturali, e se la natura è compiaciuta di diversificare i colori tra la razza umana, non è un delitto nascere negro e neanche un vantaggio essere bianco", cita in una lettera all'Assemblea Nazionale, inviata a luglio del 1972, tramite la quale c'è l'intento di convincere i francesi che Haiti è una "Porzione importante della Francia". Per non rompere i legami con Parigi, L'Ouverture aveva imposto lavori forzati ai vecchi schiavi, i quali dopo che erano stati liberati volevano fuggire dalle piantagioni e diventare piccoli agricoltori. Ciò supponeva la rovina di una economia basata sulla monocoltura dello zucchero. La resistenza francese a accettare gli antichi schiavi come cittadini liberi e uguali aveva rovinato i suoi sforzi. Nel 1802, Napoleone restaurava la schiavitù legalmente, ma non era riuscito ad imporla tramite la forza militare. Il leader rivoluzionario moriva in prigione, la selezione dei testi include alcune delle sue lettere scritte dalla cella. Tuttavia la Francia aveva perduto Haiti e l'isola ancora sta pagando il prezzo di quel primo tradimento. della dichiarazione universale dei diritti umani.Immagine

L'Irlanda sottomessa non sarà mai in pace


Sabrina Carbone

ImmagineNel 1858, James Stephens, Thomas Clarke, John O´leary e Charles Kickham, avevano fondato a Dublino l'Associazione Repubblicana Irlandese, una organizzazione segreta che combatteva l'occupazione britannica. Parallelamente, era stato creato allo stesso tempo un ramo americano negli EE.UU sotto il nome di Associazione Feniana. I Feniani, il cui unico scopo era quello di raccogliere i fondi nella numerosa colonia irlandese, erano giunti sul punto che dovevano attivarsi per proprio conto, cercando di invadere la Colombia Britannica, l'attuale Canada. Quando nel 1915, era morto Jeremías O’Donovan, il quale era uno dei feniani degli EE.UU, la sua vedova aveva voluto soddisfare il suo ultimo desiderio, ovvero quello di essere sotterrato nella sua madre patria: L'Irlanda. Attraverso l'Associazione era stato finanziato il rimpatrio del suo corpo e era stato sotterrato nel cimitero di Glasnevin (Dublino). Mentre lo stavano sotterrando uno dei membri della Associazione, il poeta e scrittore Patrick Pearse, pronunciava un discorso davanti a 70.000 persone che termina in questo modo: LA VITA SORGE DALLA MORTE, E DALLE TOMBE DEI PATRIOTI SORGONO LE NAZIONI. LORO PENSANO DI AVER MESSO PACE IN IRLANDA. LORO PENSANO CHE HANNO COMPRATO LA META' DI NOI E CHE HANNO INTIMIDITO IL RESTO. L'IRLANDA SOTTOMESSA NON SARA' MAI IN PACE. Un anno più tardi, il 24 aprile del 1916, iniziava l'insurrezione irlandese, la Ribellione di Pasqua, e Patrick Pearse, veniva proclamato Presidente del Governo provvisorio della Repubblica d'Irlanda e alla quale erano seguiti cinque giorni di effimera libertà che l'Esercito britannico aveva represso con durezza. Il 3 di maggio, Patrick Pearse, come capo della rivolta, e oltre 14 uomini venivano giustiziati.

Un Museo tedesco mostra l'uso che i nazisti avevano fatto dell'archeologia per renderla leggittima.

Sabrina Carbone
ImmagineIl Museo Foche di Arte e Storia Culturale di Bremen nel nordest della Germania ha inaugurato una mostra che illustra ampiamente l'uso che aveva fatto il regime nazista dell'archeologia e la nozione della Germania per dimostrare la sua supremazia e legittimare le sue pretese annessioniste verso i territori vicini. Il concetto di Germania un termine generico inventato dai romani per riferirsi ai popoli che abitavano sul lato destro del fiume Rin, aveva avuto durante i secoli varie cariche ideologiche. "Nonostante non esisteva nessun popolo che si era autodenominato germanico e che faceva riferimento alla sua patria come la Germania, la nozione di Germania era stata legata a varie idee e a associazioni, precisa Karin Walter, commissaria e responsabile del progetto. Una civilizzazione germanica superiore al resto. Ai tempi del nazionalsocialismo gli archeologi lavoravano a servizio della politica presentando prove supposte scientifiche di una civiltà germanica molto sviluppata, come anche l'esteso territorio che abitava, e con i quali il regime nazista giustificava la sua supremazia e legittimava il suo espansionismo. All'inizio della guerra, nel 1939, gli archeologi e pseudoscientifici andavano in tutti i territori conquistati dalle truppe tedesche, dalla Norvegia alla Grecia e dalla Francia al Caucaso, allo scopo di incontrare oggetti attribuibili alla civiltà tedesca. Per questo erano arrivati a fare uso anche dei lavoratori forzosi e dei prigionieri dei campi di concentramento. Nell'Europa dell'est, gli archeologi a servizio del regime nazista avevano saccheggiato i musei e avevano sottratto alle loro cariche gli esperti locali, mentre nell'Europa del Nord e in quella Occidentale avevano cercato di vincere i collaboratori rimettendosi a un passato tedesco comune. La esposizione, intitolata "Scavi per la Germania: archeologia sotto la croce svastica", mostra in una superficie di 800 metri quadri e con oltre 750 oggetti di prestito internazionale e pezzi del proprio museo, la stretta relazione tra la politica e l'archeologia in tempi del nazionalsocialismo. 
Un buon metodo propagandistico.
Le scoperte archeologiche servivano alla propaganda mediatica, come nel caso dell'urna vecchia di 1.400 anni con una croce svastica, che proveniva dal cimitero di Bremen-Mahndorf, illustrata dalla stampa nazista e dalla rivista scientifica populista "Germanen-Erbe". In questa maniera, la archeologia aveva contribuito in forma essenziale alle basi ideologiche del nazionalsocialismo e alla credenza a una razza superiore tedesca che era servita fino alle ultime conseguenze dell'argomento per i crimini commessi dal Terzo Reich. "L'esposizione è un contributo allo studio del capitolo più oscuro della nostra storia e sottolinea inoltre l'elevata importanza della libertà nella scienza e nell'indagine" ha segnalato il Ministro della Cultura Bern Neumann sotto la cui egida è stata organizzata questa mostra.

Il massacro dello Zong 1781


Sabrina Carbone
ImmagineIl Massacro dello Zong (1781) è stato un miserabile assassinio accaduto su una nave inglese, di proprietà di William Gregson e un gruppo commercianti di Liverpool. Lo Zong era salpato dall’isola di San Tomé, nella costa occidentale dell’Africa, il 6 settembre del 1781 con 442 schiavi e un equipaggio di 17 membri diretto verso la Giamaica. Il Capitano della nave, Luke Collingwood, non era quello che comunemente viene detto ‘Lupo di mare’ l’unica cosa che lo interessava era il denaro. Più schiavi, più denaro. E per questo motivo aveva preso a carico molti più schiavi del normale per una nave di quella portata. Il viaggio era durato più del normale (circa due mesi). L’ammucchiata, la denutrizione e le malattie avevano iniziato a colpire gli schiavi e l’equipaggio: 60 schiavi e 7 membri dell’equipaggio erano morti. Il 28 novembre, il capitano aveva capito che aveva commesso un errore di navigazione e che, anche cambiando la rotta, arrivavano a destinazione con un mese di ritardo. Collingwood aveva iniziato a fare i suoi calcoli, se gli schiavi continuavano a morire e a ammalarsi perdeva circa 30 libre a testa. Riunito il gruppo e aveva fatto il punto della situazione: L’assicurazione che avevano sottoscritto gli armatori assicurava la perdita, la cattura o la morte (naufragio, abbordaggio o rivolta per esempio) degli schiavi, ad eccezione dei casi di morte naturale, per malattia o suicidio. Collingwood aveva proposto di disfarsi degli schiavi malati. In questa maniera, e utilizzando il principio del general average dove il capitano poteva scartare parte del carico allo scopo di salvare il resto, iniziava a eliminare gli schiavi malati che non gli copriva l’assicurazione. La giustificazione per adottare il general average era che non avevano sufficiente acqua per coprire le necessità del carico e dell’equipaggio. Per alcuni giorni buttarono gli schiavi in mare, all’inizio buttarono donne e bambini, più tardi gli uomini e in totale erano stati buttati in acqua 133 schiavi. Il 22 dicembre del 1781, lo Zong arrivava in Giamaica con 208 schiavi. Dopo averli venduti, William Gregson aveva chiesto all’assicurazione 4.000 libre per gli schiavi persi. L’assicurazione gli aveva negaro di pagare in quanto sosteneva che era stato un “cattivo maneggio del carico” e per questo motivo erano arrivati a discutere la diatriba in Tribunale. Non per l’assassinio di 133 persone, ma per l’assicurazione che doveva indennizzare l’armatore. Nel 1783 iniziava il processo a Londra, senza il diario di bordo che era stato perso misteriosamente, ma solo con le dichiarazioni dell’equipaggio. Nella prima istanza il giudice aveva dato ragione ai proprietari della nave Zong. Tuttavia, la compagnia della assicurazione aveva fatto ricorso in appello e aveva chiesto che il caso doveva essere giudicato davanti alla Corte Suprema. Nella seconda istanza, l’assicurazione aveva presentato le prove che la nave aveva acqua a sufficienza, e aveva presentato l’abolizionista inglese Granville Sharp che sollecitava che il caso trattava la morte o meglio l’omicidio di 133 persone. Il Presidente della Corte Suprema, Lord Mansfield, davanti alle nuove prove accusava l’equipaggio di negligenza per essersi disfatti degli schiavi tenendo acqua a sufficienza (“Cattivo maneggio del carico”) e aveva annullato la prima sentenza dando ragione alla assicurazione, ma aveva rifiutato di accogliere il caso come un assassinio (e aveva posto come esempio che era lo stesso se il carico era stato di cavalli). Granville Sharp aveva usato il massacro dello Zong, come esempio di depravazione umana, per sensibilizzare l’opinione pubblica e fare pressione sul Governo. Infine, nel 1807, in Gran Bretagna c’era stata l’abolizione della tratta degli schiavi. Penosamente, la tratta degli schiavi non era terminata e la multa di 100 libre, che il Royal Navy imponeva per ogni schiavo trovato a bordo di una nave, continuava a essere giustificata con il buttare a mare gli schiavi.Immagine

La foto più famosa di Winston Churchill e il sigaro della discordia

Sabrina Carbone
ImmagineYousuf Karsh (1908-2002) era un fotografo canadese di origine armena. Era nato a Mardin, in Turchia ma all'età di 14 anni era dovuto fuggire in Siria, e più tardi in Canada, fuggendo dalla persecuzione che avevano subito gli armeni in Turchia. In Canada, viveva suo zio che era fotografo e dal quale aveva appreso questo mestiere. Un anno più tardi, aveva aperto un negozio tutto suo a Ottawa, vicino la sede del Parlamento canadese. Per sua fortuna, il Primo Ministro, Mackenzie King, era entrato nel suo negozio per incaricarlo di fare un album famigliare, perchè era rimasto impressionato dal suo lavoro e lo aveva ingaggiato per fotografare i dignatari stranieri che visitavano il Parlamento. Nel 1941, durante la visita di Winston Churchill al Parlamento canadese per esporre una orazione, Karsh aveva installato la macchina e i fari di illuminazione in un piccolo vano abilitato per fare fotografie ai politici inglesi. Quando Churchill aveva terminato il suo discorso, lo avevano invitato a passare nella stanza per fare alcune foto, ma l'invito aveva disgustato Churchill perchè non aveva ricevuto una previa comunicazione. Malvolentieri era andato nella stanza che era stata improvvisata come studio fotografico.
HA DUE MINUTI.SOLO QUESTO DUE MINUTIImmagineImmagine
Karsh aveva indicato a Churchill dove doveva sedersi e aveva iniziato a preparare l'illuminazione. Nel mentre che era diretto verso la macchina fotografica, Churchill aveva acceso uno dei suoi famosi sigari. Karsh aveva chiesto gentilmente di spegnerlo ma Churchill aveva rifiutato. Armandosi di santa pazienza, avvicinandosi a lui gli aveva tolto il sigaro dalla bocca. Karsh mentre ritornava verso la sua macchina fotografica sentiva gli occhi di Churchill diretti sulla sua nuca. In quel momento spinse il dito sullo scatto, della macchina fotografica, che aveva in mano. Scocciato, indignato e sorpreso, era restato in silenzio, fino a quando Churchill, sorridendo si era avvicinato a Karsh gli aveva teso la mano dicendo: ME NE PUOI FARE UN'ALTRA. LEI PUO' FOTOGRAFARE UN LEONE CHE RUGGISCE. La seconda foto, dove Churchill era stato ritratto sorridente, era passata senza pena e senza gloria, ma la prima pagina incluso quella della rivista Life, è una delle più famose della storia. Nel 1967, Karsh era stato nominato membro dell'Ordine del Canada (ordine civile di maggiore rango). Tra le 100 persone più influenti del secolo, secondo l'elezione del International Who’s Who, nell'anno 2000 era il fotografo numero 51.

1848, con la dichiarazione di Seneca Falls, inizia l'uguaglianza  delle donne

Sabrina Carbone
ImmagineIn occasione della celebrazione del Giorno Internazionale della Donna che Lavora, ricordiamo la dichiarazione dei diritti firmata in una piccola località di New York, Seneca Falls, da dove è iniziato il vero movimento suffragista e l'uguaglianza delle donne in occidente. Sebbene i vocaboli femminista e femminismo sono apparsi solo alla fine del secolo XIX, la dichiarazione che marcherà la donna come essere uguale è avvenuta nei giorni 19 e 20 luglio del 1948. La Dichiarazione di Seneca Falls è il primo documento di carattere pubblico approvato in una convenzione sulle donne e considerato l'atto fondamentale del movimento di rivendicazione dei diritti delle donne in condizioni di uguaglianza. Come spiega Enrique Moradiellos, la Storia Contemporanea e i suoi documenti facevano parte dei grandi movimenti della riforma sociale e politica che caratterizzavano la dinamica della storia degli EE.UU dall'ingresso alla Presidenza del democrata Andrew Jackson (1829-1837) alla Guerra di Secessione con il mandato dell'imprescindibile Abraham Lincoln (1861-1865). Nelle stesso anno in cui era stata elaborata e pubblicata la dichiarazione, il paese aveva sperimentato una grande trasformazione territoriale che rafforzava ogni volta la sua crescita economica e demografica, grazie soprattutto alla conquista dell'Ovest del Messico e alla forte immigrazione europea di questo periodo. Seneca Falls stabiliva con una prefazione che: "La storia dell'umanità è una storia di ripetuti affronti e usurpazioni da parte dell'uomo verso la donna, avviati direttamente verso la stabilità di una tirannia assoluta su di lei". Per dimostrare tutto questo, sottoponiamo i fatti al giudizio di un mondo imparziale. Non è stato mai permesso alla donna il diritto al suffragio. E' stata obbligata a sottomettersi a leggi nella cui formazione non hanno mai avuto alcuna voce in capitolo. Rispetto al diritto al lavoro era evidente che: "L'uomo ha monopolizzato tutti i lavori lucrativi e quelli permessi alle donne erano mal pagati". Spinta dalle attiviste Lucrezia Mott, Mary Ann M'Clintock e Elizabeth Cady Stanton, la struttura e l'architettura della dichiarazione era ispirata, intenzionalmente, alla Dichiarazione d'Indipendenza di Thomas Jefferson. La stessa Elisabeth Stanton, considerava il testo il vero inizio del movimento suffragista, domanda fondamentale sui diritti politici che includeva nelle sue linee, mentre sul piano giuridico difendeva l'abolizione delle leggi che subordinavano la donna al marito e pianificava la battaglia per l'accesso alla educazione specialmente quella universitaria che era riservata e tradizionalmente vietata alla donna. Nel 1908 a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton avevano messo in atto uno sciopero per protestare contro le terribili condizioni alle quali erano costrette a lavorare. Lo sciopero era stato protratto per alcuni giorni, fino a quando l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, aveva bloccato tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento era stato appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morivano arse dalle fiamme. Ma perché, tra i tanti fiori, proprio la mimosa è stata scelta come “regalo doc” per questa giornata? Secondo alcuni, perché nei pressi della fabbrica bruciata nel 1908 cresceva proprio un albero di mimosa. Tuttavia l’ipotesi più accreditata è di carattere più storico che simbolico. Sono state le italiane a eleggere la mimosa “pianta delle donne”. Nel 1946, l’U.D.I. (Unione Donne Italiane) cercava un fiore che poteva celebrare la prima Festa della donna del dopoguerra. La scelta era quasi d'obbligo: La mimosa è una delle poche piante a fiorire all’inizio di marzo. Inoltre ha il vantaggio di essere poco costosa.

La pulizia etnica degli alleati.

Sabrina Carbone
ImmagineAlla fine della Seconda Guerra Mondiale e nei tre anni successivi, gli alleati vittoriosi avevano portato a termine la più grande migrazione della popolazione: Tredici o quattordici milioni di persone di origine tedesca residenti nei paesi occupati dell’Europa dell’Est, venivano espulsi dalle loro abitazioni e obbligati ad andare in una Germania in rovina. Messi sui camion o sui treni per il bestiame, gli stessi che erano stati usati per trasportare gli ebrei, si erano ammalati, avevano patito la fame e avevano subito violenze. In altri casi, non erano stati espulsi direttamente ma avevano passato settimane e mesi in campi di concentramento o in campi nazisti. Nella conferenza di Potsdam (1945) erano riuniti Harry S. Truman, Winston Churchill, sostituito più tardi da Clemente Attlee, e da Josef Stalin per elaborare il Trattato di Pace e discutere i dettagli del dopo Guerra e la ipocrita espulsione e migrazione forzata. La proposta era partita da Stalin che già l’aveva messa in pratica anteriormente, ma comunque era stata appoggiata dagli EE.UU e dall’Inghilterra, solo la Francia, che non partecipava alla Conferenza, aveva rifiutato la proposta. La misura era stata proposta come l’unica soluzione per prevenire la violenza sulla minoranza etnica tedesca nei paesi occupati (Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria) e la creazione degli Stati etnicamente omogenei. Realmente era stata fatta una pulizia etnica.
Dalle parole di Churchill:
“L’espulsione è il metodo che, secondo le nostre possibilità, sarà la più soddisfacente e duratura. Le popolazioni non saranno mescolate tra loro causando problemi eterni. Sarà fatta una pulizia etnica”. Nella pratica, la misura adottata a Potsdam era solo una ratifica di una politica di fatti consumati che l’Esercito Rosso aveva messo in pratica avanzando verso la Germania.  Certamente alcuni residenti nei paesi occupati avevano sfruttato questa circostanza durante l’occupazione e dal momento che, dopo la fine della guerra, c’erano stati alcuni casi isolati di vendette tra la popolazione civile, le misure adottate non potevano essere giustificate. La migrazione forzata, che secondo la dichiarazione di Potsdam, doveva essere ordinata e umana, era diventata una crisi umanitaria, i rifugiati arrivavano in una Germania devastata. Alla fine del 1947, il Consiglio del controllo Alleato dichiarava: “L’opposizione a tutte le migrazioni obbligatorie future della popolazione, in particolare la migrazione forzata delle persone dalle loro abitazioni occupate da generazioni”.


Il Mississipi ha abolito la schiavitù! 50 anni dopo
Sabrina Carbone
ImmagineCon un secolo e mezzo di ritardo, lo Stato del Mississipi sta per ratificare ufficialemte l'abolizione della schiavitù. Tra l'altro è l'unico Stato degli Stati Uniti dove era ed è ancora vigente. Tutto questo grazie a Steven Spielberg che con il suo film 'Lincoln' candidato al Premio Oscar del 2013, ispirato a due accademici che hanno dichiarato di indagare sull'affare nei registri storici. Il ritardo dello Stato del Mississipi è dovuto a un errore, che è stato identificato dagli studiosi, Ranjan Batra, del dipartimento di neurobiologia della Università del Mississipi e dal suo collega Ken Sullivan, che hanno investigato sulla applicazione della cosiddetta decimo terza ammenda, che abolisce la schiavitù negli Stati Uniti. Il film 'Lincoln' racconta la storia delle difficoltà affrontate dal Presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln per ottenere dal Congresso l'approvazione della decimo terza ammenda che ordinava la liberazione degli schiavi mettendo fine alla schiavitù. Con la sua retorica e il suo carisma aveva mobilizzato l'opinione pubblica e con la sua egemonia cercava di ottenere dalla Camera dei Rappresentanti i voti necessari per ottenere in seguito la misura.
Gli eventi!Immagine
Come racconta il quotidiano locale 'The Clairon Ledger', il dottor Batra aveva visionato la pagina uscontitution.net per aprire una indagine sulla storia della abolizione della schiavitù negli Stati Uniti dopo la Guerra Civile americana, e aveva letto, che dopo l'approvazione della ammenda nel Congresso del 1864, la maggior parte degli Stati l'avevano ratificata nel 1865. Solo in pochi non avevano aderito, mentre il Delaware, il Kentucky e il New Jersey l'avevano approvata negli anni successivi. Il Mississipi, aveva aderito alla decisione generale del 1995, ma un errore non aveva potuto rendere ufficiale il verdetto. La ratifica non era mai stata notificata ufficialmente dall'archivista degli EE.UU, che era stato incaricato di incorporarla nel registro federale in quanto non la considerava ufficiale. Lo Stato meridionale era rimasto con un asterisco marcato sulla lista di coloro che avevano abolito la schiavitù. Batra aveva informato il suo collega Ken Sullivan della sua scoperta e avevano allacciato dei contatti con l'ufficio del registro federale e agli inizi del mese di febbraio, il direttore dell'ufficio Charles A. Barth, aveva confermato la risoluzione inviando un documento al segretario di Stato, Hoseman. "Con questa azione lo Stato del Mississipi ratificava la decimo terza Ammenda della Costituzione degli Stati Uniti", spiegava la missiva.
FANTASMA DELLA STORIA

Non è ancora molto chiaro perchè sono stati inviati i documenti per rendere ufficiale la risoluzione della liberalizzazione degli schiavi. Il Mississipi è uno di quegli Stati che aveva rifiutato la ammenda che dotava tutti i cittadini senza distinzione di razza e con gli stessi diritti e privilegi e dove esisteva più disuguaglianza tra le razze. Lo Stato meridionale era fiorito da quando aveva impiegato la manodopera degli schiavi nella bottega di cotone. L'industria era leader della economia e gli immigrati bianchi avevano dominato le terre dei nativi e l'economia del luogo. Al tempo, il sud degli Stati Uniti era appoggiato alla Gran Bretagna nel corso della Guerra Civile, che girava intorno alla questione razziale. Con la abolizione della schiavitù nello Stato del Mississipi, 148 anni più tardi alcuni possono pensare, che è stato diffuso un altro fantasma di un passato che aveva perseguitato il sud nella sua lotta contro il razzismo anche nel secolo XX. Anche se, un ( inattuale) asterisco accompagna il nome dello Stato del Mississipi nella lista che aveva consultato Batra in unconstitution.net, le parole del registro federale sono già un sollievo per gli accademici che sono riusciti ad arrivare al punto finale di questo pezzo di storia.

Abraham Lincoln, il liberatore triste
Sabrina Carbone
LincolnNon c'è nessun politico nella Storia della Spagna tanto venerato quanto il decimosesto Presidente dell'EE.UU. La figura chiave della sua storia rappresenta uno dei miti patriottici nonostante è stato il leader della banda Unionista, durante la Guerra di Secessione dell'EE.UU. guerra fratricida che gli Stati del Nord avevano affrontato contro i secessionisti del Sud associati sotto la bandiera confederata. Il regista Steven Spielberg ha reso attuale il politico repubblicano con il suo ritratto "Lincoln (2012), che indaga sulla questione della abolizione della schiavitù e della decimo terza Ammenda. L'Avventura della Storia recupera la figura di Lincoln con un testo della storiografa Aurora Bosch, docente di Storia contemporanea della Università di Valencia, che ritratta gli aspetti meno conosciuti della sua personalità come la sua intensa e caratteristica malinconia e le sue frequenti depressioni causate da alcuni traumi famigliari come la morte di suo fratello o quella dei due suoi figli, o come la traiettoria politica e le sue origini come uomo di legge. Lincoln aveva saputo unire le differenti tendenze del partito repubblicano e le divisioni delle fazioni del Nord e del Sud, diventando un leader consistente e valido, nel momento più drammatico di tutta la storia dell'EE.UU, durante l'ultima guerra che era esplosa nel suo territorio. A capo della vittoria del Nord sul Sud dopo che la guerra era diventata una causa ideologica con la Dichiarazione di Emancipazione che liberava gli schiavi del sud nel 1863 e dopo aver approvato nel congresso la Decimo terza Ammenda che aboliva la schiavitù permanentemente e solo sulla base dei suoi poteri speciali nel corso della guerra. Inoltre, nel numero 172, un altro articolo, di Fernando Calleja, professore di Storia contemporanea della Università Carlos III di Madrid, spiega la cruciale Battaglia di Gettysburg, come punto di inflessione della Guerra di Secessione dove la vittoria dell'Esercito federale aveva condannato in gran misura il confederato dal momento che non era capace di tornare a realizzare una offensiva di grande entità.

Miracolo di Natale nel mezzo della Seconda  Guerra Mondiale
Sabrina Carbone
Puhi1Dopo lo sbarco in Normandia, la cosiddetta Operazione Overlord, l'offensiva alleata aveva subito un importante rovescio, mentre un mese più tardi, le forze aereo trasportatrici britanniche cercavano di prendere il ponte di Arnhem (Olanda). Hitler aveva deciso di lanciare una offensiva sul Fronte occidentale per stabilizzarlo e centrarsi nella zona orientale, dove l'Esercito Rosso spingeva con molta forza. Nel mese di dicembre del 1944, i tedeschi lanciavano l'offensiva delle Ardenne (Belgio). I Panzer avevano seminato un grande caos tra le file alleate lasciando molte unità isolate in mezzo ai boschi e catturando mille prigionieri. Tre soldati statunitensi, dei quali uno era rimasto ferito, avevano smarrito la strada nel bosco che tra l'altro non conoscevano. La neve arrivava fino alla rotula e a causa della caligine la visibilità era incerta. Vagando per ore e cercando le loro Unità l'unica cosa che avevano incontrato era una piccola baita con il comignolo che fumava. Era la Vigilia di Natale. Nella piccola casa di legno c'erano un bambino di 12 anni, Fritz Vincken, e sua madre impegnata a preparare la cena, alla quale i soldati avevano chiesto aiuto e la donna aveva acconsentito e aveva preparato per loro il desco e il fuoco per riscaldarsi, nonostante sapeva che chi offriva rifugio agli alleati veniva punito con la fucilazione. Mentre la donna curava le ferite di un soldato statunitense la casa veniva assalita da quattro soldati tedeschi. Tutti erano già pronti con le armi in mano e avevano iniziato a gridare, in pochi minuti la situazione era cambiata e non sembrava più la Vigilia di Natale ma una vera mattanza. La madre del piccolo posta tra i due gruppi imprecava di abbassare le armi. Il silenzio aveva calmato per alcuni minuti gli animi e nonostante l'indecisione tutti avevano acconsentito. I tedeschi non stavano molto meglio degli statunitensi e anche loro cercavano un rifugio per trascorrere la gelida notte. Alla fine, riuniti a tavola madre, figlio e entrambi i gruppi dei soldati avevano condiviso la cena e il calore del fuoco. La mattina seguente, quando il ferito stava già molto meglio, i soldati tedeschi prendendolo in spalla lo avevano trasportato fino alle trincee degli alleati e avevano dato il congedo. Dopo la pubblicazione della storia di Fritz Vincken in una rivista americana e in un documentario trasmesso in televisione, la famiglia di un soldato americano che aveva lottato nelle Ardenne aveva stabilito dei contatti con il canale televiso, informando che suo padre per anni aveva raccontato quella storia. Nel mese di gennaio del 1996, Fritz andava a conoscere a Maryland Ralph Blank dipingendo ancora una volta la storia con un velo di emozione.

La Seconda Guerra Mondiale: L'invasione della Polonia.

Sabrina Carbone

ANTECEDENTI
ImmagineNelle elezioni del 1932, il Partito Nazional Socialista dei Lavoratori, (Partito Nazi) era la forza più votata, e il Presidente Hindemburg nominava cancelliere Hitler. La propaganda del Partito Nazi alimentava il sentimento di umiliazione tedesca dopo la sua sconfitta nella Prima Guerra Mondiale. Le dure condizioni imposte dagli Alleati e la perdita degli antichi territori (a favore della Cecoslovacchia e della Polonia) avevano causato un amaro risentimento. Nella conferenza di Munich del 1938, la Germania recuperava i Sudeti ( zona di frontiera con la Slovacchia) su consenso della Francia e della Gran Bretagna. La debolezza degli occidentali aveva fatto crescere Hitler e aveva creato dei dubbi su Stalin. Le ideologie marxiste e nazi, diametralmente opposte, convergevano in interessi comuni e erano arrivati a un Accordo. Hitler aveva già pensato di invadere la Polonia, ma doveva cercare i pretesti che giustificavano l'occupazione, poi detto e fatto, bisognava recuperare il corridoio di Pomerania (in Prussia) e il porto baltico di Danzing (antico territorio tedesco, attualmente controllato dalla Polonia). La passività della Francia e della Gran Bretagna e le ambizioni annessionistiche della Germania per l'Ovest e della Unione Sovietica per l'Est (parte della Polonia era sotto il controllo russo), collocavano Varsavia al centro dell'uragano. Il 25 agosto del 1939 il Ministro degli Esteri russo, Molotov, e il suo omologo tedesco Ribbentrop, firmavano un patto di non aggressione. La sentenza della Polonia era stata firmata. Hitler sapeva che prima o poi la Francia e la Gran Bretagna intervenivano nella questione, e quindi l'invasione della Polonia era servita come prova di fuoco per la Wermacht (forze armate tedesche). La prima data per l'invasione della Polonia era il, 23 agosto del 1939, ma era stata posticipata con la promessa della Gran Bretagna di aiutare la Polonia. Dopo varie manovre diplomatiche, la data definitiva era stata stabilita, il 31 agosto del 1939.
PROTAGONISTI
Tedeschi: Adolf Hitler, Wilhelm Keitel, (capo dell'alto comando delle forze armate), il maresciallo del campo Walter von Brauchitsch ( comandante capo dell'Esercito), il colonnello generale Franz Halder (capo dello stato maggiore generale), il colonnello generale Gerd von Rundstedt (esercito del sud) e il colonnello Fedor von Bock (esercito del nord)
Polacchi: Il generale Edward Rydz-Smigly (comandante capo polacco) e il generale Tadeusz Kutrzeba (comandante della controffensiva del Bzura).
La guerra era iniziata il 1 settembre alle ore 4, quando il vecchio corazzato Schleswig-Holstein apriva il fuoco contro la guarnigione polacca di Westerplatte, il "Verdun polacco" resisteva per una settimana ai bombardamenti (da parte della Luftwaffe) e ai repentini assalti della fanteria.
La difesa di Mokra: esiste una leggenda sulla carica della cavalleria polacca contro i Panzer ( veicolo da combattimento blindato) che esalta il valore dei cavallerizzi di fronte ai carri armati. Anche se l'esercito tedesco era più poderoso di quello polacco non era mai stata realizzata una tale carica, anche se a Mokra era stato effettuato un duro affronto tra la Brigata della cavalleria Wolynska contro la quarta divisione Panzer. La Cavalleria aveva riportato perdite importanti per il cattivo coordinamento degli attacchi dei carri e della fanteria tedesca. I polacchi erano appoggiati al treno blindato Smialy (treno con due auto blindate e due cannoni) che erano efficaci contro la corrazzata dei Panzer, ma erano molto vulnerabili agli attacchi degli Stuka (bombardieri in picchiata). La Francia e la Gran Bretagna avevano dichiarato guerra alla Germania il 3 settembre del 1939. Ma la mobilizzazione delle sue truppe era stata molto lenta. I polacchi erano rimasti soli.
Fronte di Varsavia: Il 7 settembre le Divisioni Panzer I e IV arrivavano alle porte di Varsavia. Il maresciallo Rydz-Smigly, aveva deciso di trasportare il suo quartier generale da Varsavia a Brzesc-nad-Bugiem. I carri armati, senza l'appoggio della fanteria, avevano subito abbastanza ritiri nella periferia di Varsavia da parte della artiglieria mimetizzata per le strade. La IV Panzer era stata chiamata verso ovest per far fronte alla controffensiva polacca del Bzura.
CONTROFFENSIVA DEL FIUME BZURA: Era la prima battaglia dove l'esercito polacco aveva sfruttato la superiorità numerica. Il 9 settembre 3 divisioni della Fanteria e 2 brigate della Cavalleria combattevano contro 2 divisioni tedesche, e alla fine erano stati vinti e catturati 1.500 prigionieri. Ma all'attacco della Divisione Panzer I e IV di Varsavia avevano legato le mani ai polacchi. Dopo una settimana di intense lotte e ripetuti bombardamenti degli Stuka, l'Esercito polacco veniva barricato (1.200 prigionieri). I tedeschi erano concentrati nell'assedio di Varsavia.
Assedio finale a Varsavia: Il 15 settembre, la IV divisione Panzer ritornava a Varsavia, con le difese già molto danneggiate, erano riusciti ad entrare, ma dovevano aspettare la Fanteria per lottare casa per casa. Il giorno 21 settembre i tedeschi riuscivano a chiudere la capitale circondandola con 13 divisioni. Dopo vari giorni di resistenza all'assedio, il 25 settembre, conosciuto come "Lunedì nero", 1.200 aerei bombardavano la città con la metà delle sue bombe di scorta per la compagnia polacca, e riscontrando la morte di molti civili. La sera del 26 settembre Juliusz Rommel, capo dell'esercito polacco, inviava i parlamentari per discutere i termini della resa. Il 27 settembre Varsavia capitolava e 140.000 soldati venivano rilasciati. L'ultimo polacco, Kock, cadeva il 6 ottobre.
L'ESERCITO ROSSO: Il 17 settembre l'esercito Rosso iniziava a invadere la Polonia dell'est. Tutto era stato pattuito nell'accordo Molotov-Ribbentrop, ma Stalin era in ritardo a causa dell'incertezza sulla reazione delle potenze occidentali e in parte per il conflitto con il Giappone. Firmato l'armistizio con il Giappone e dal momento che la Francia e la gran Bretagna non reagivano, Stalin decideva di mobilitare l'Esercito e prendere parte della torta.


Desmond Dooss: l'obiettore di coscienza diventato eroe di guerra.
Sabrina Carbone
ImmagineImmagineDesmond Dooss, è stato un soldato degli Us Army che durante la Seconda Guerra Mondiale, è diventato il primo obiettore di coscienza che ha ricevuto la Medaglia d'Onore per aver salvato più di 75 soldati feriti mettendo a rischio la sua vita. Desmond Dooss era nato il 7 febbraio del 1919 a Lynchburg (Virginia). I suoi genitori, Tom e Bertha Dooss, lo avevano allevato sotto la dottrina e le credenze della Chiesa Avventista del Settimo Giorno. Fin dalla sua tenera età, Desmond era stato molto influenzato dalla Bibbia e dai suoi insegnamenti, in particolare dal comandamento non uccidere. Ad Aprile del 1942, Desmond aveva rifiutato il servizio militare, ed è per questo motivo che era stato listato come obiettore di coscienza (anche se a lui piaceva farsi chiamare cooperatore di coscienza in modo che poteva servire Dio e il suo Paese). Iscritto al Corpo Medico della 77.ma Divisione della Fanteria, e la stretta osservanza degli insegnamenti religiosi, incluso il rispetto del sabato (Shabat) come giorno di riposo, veniva messo in ridicolo dalle continue burle dei suoi compagni e dagli atti indisciplinati davanti ai suoi superiori. A maggio del 1945, nell'assalto anfibio degli alleati all'isola di Ryukyu di Okinawa, un battaglione dei Marines era stato inviato a prendere una posizione giapponese su una scarpata di 120 metri. Dopo aver scalato la parete, erano stati accolti da un intenso fuoco nemico. Doos aveva visto che alcuni dei suoi compagni cadevano a terra invece di mettersi al riparo, come invece avevano fatto molti altri, ed era riuscito a estrarre da quella topaia più di 75 Marines feriti, trascinandoli o caricandoli sulle spalle uno ad uno fino al bordo della scarpata da dove erano scesi con le corde. Per alcuni giorni, aveva continuato a assistere i feriti non badando al pericolo che lo circondava, fino a quando il 21 maggio, vicino a Shuri, una granata lo aveva sopraggiunto alle gambe e mentre lo stavano per trasportare su una barella, Doos aveva notato che un altro soldato stava in condizioni peggiori e gli aveva dato la precedenza sulla barella. In quel preciso istante un'altra pallottola lo feriva al braccio fratturandogli un osso. Non riuscendo a stare in piedi, ferito a un braccio e senza l'aiuto di nessuno, Doos per forza di cose era venuto meno al suo giuramento, infatti aveva in mano un fucile per impiegarlo come stampella e trascinando il peso del suo corpo era riuscito ad arrivare fino all'ospedale di campagna. In quel momento per tutti i soldati che lo avevano preso in giro Doos era diventato un simbolo di coraggio e di determinazione. A ottobre del 1945, Desmond Doos riceveva la Medaglia d'Onore dal Presidente Harry S.Truman durante una cerimonia alla casa Bianca. Doos era tornato dal Pacifico malato di tubercolosi, e nonostante le cure antibiotiche a cui era stato sottoposto, aveva perso un polmone. Nel 1970, a causa di un eccesso di antibiotici accidentale, era diventato sordo. Ha trascorso il resto della sua vita come un uomo umile è morto all'età di 87 anni, il 23 marzo del 2006. E' stato il protagonista del libro "L'eroe più improbabile" (1967) e del documentario "L'obiettore di coscienza"(2004).


"EE.UU. hanno partecipato al conflitto salvadoregno per impedire l'espansione comunista"
Sabrina Carbone
Due decadi or sono che la storia di El Salvador è stata marcata dalla guerra civile. Gli EE.UU. ha partecipato attivamente a questo conflitto perchè temeva che il "contagio comunista" poteva arrivare alle sue frontiere, afferma l'esperto Roberto Cañas. Negli anni ottanta El Salvador viveva una prolungata crisi politica marcata da sanguinosi affronti tra le truppe governative e le truppe del Fronte Farabundo Martì per la Liberazione Nazionale. In questo conflitto, che è stato considerato anche ideologico, le autorità salvadoregne erano rimaste alleate con L'Amministrazione statunitense, mentre l'opposizione di sinistra aveva continuato la sua visione comunista. Il docente e investigatore universitario che ha firmato gli accordi di pace di El Salvador, Roberto Cañas, ha dichiarato per RT che la partecipazione della Amministrazione degli EE.UU. nel conflitto armato salvadoregno "E' stato un fattore che ha prolungato la guerra". Per l'Amministrazione del Nordamerica il problema del conflitto armato in Centroamerica, come in Nicaragua e in El Salvador, è stato un problema di sicurezza nazionale ed era visto secondo la dottrina Nordamericana, come parte dell'espansionismo sovietico-cubano nella regione, ha sottolineato l'esperto. "L'Amministrazione Nordamericana cercava di detenere le lotte che insorgevano in Nicaragua e in El Salvador perchè pensavano che poteva avere un effetto di dominio". Gli intenti della presenza statunitense nella politica dell'America Latina sono giustificati non solo perchè temevano il propagarsi del comunismo nel continente, ma anche perchè minacciava le sue frontiere, sostiene Cañas. "Era una fantasia, una incertezza ma l'Amministrazione Nordamericana in questo modo era estesa e per questo motivo cercavano di detenere le lotte che insorgevano in Nicaragua e in El Salvador perchè pensavano che potevano scatenare un effetto dominante che poteva far cadere il Nicaragua, El Salvador, il Guatemala, fino a corrompere anche le frontiere del Messico e minacciare le frontiere degli EE.UU." continua l'esperto spiegando la sua visione. Sebbene il conflitto non è mai stato dichiarato in maniera ufficiale, il costo umano e la partecipazione statunitense nella consulenza e nell'addestramento degli squadroni della morte ancora causano oggi testimonianze che sfidano la logica e i diritti umani "Gli EE.UU. hanno partecipato al conflitto salvadoregno per impedire l'espansione comunista"

La Russia e l'EE.UU. discutono a causa di un archivio contenente documenti storici ebraici
Sabrina Carbone
IlImmagine Il Tribunale di Washington ha imposto al Governo russo una multa quotidiana e a oltranza di 50.000 dollari, per non aver restituito alla comunità ebraica hasidica dell'EE.UU. la 'Biblioteca di Schneerson'. Mosca considera la decisione "giuridicamente nulla". Gli archivi in questione sono una collezione di circa 12.000 libri antichi ebraici e di circa 50.000 documenti storici, incluso 381 manoscritti. Tutti i documenti sono stati riuniti nel XX secolo dal leader spirituale degli ebrei hasidici, Iosef Itzjak Schneerson a partire da una collezione che risale al XVIII secolo. Gli ebrei hasidici considerano la Biblioteca una cosa sacra. "E' una indignazione che un Tribunale di Washington abbia preso questa decisione senza precedenti comportando conseguenze ancora più gravi. Imporre multe a uno Stato sovrano contraddice le regole del diritto internazionale. Questo verdetto ha un carattere extraterritoriale ed è giuridicamente nullo" ha dichiarato il Ministero degli Esteri russo in risposta alla decisione della giustizia statunitense di sanzionare Mosca per non aver compiuto la sua prescrizione del 2010, che richiede la devoluzione degli archivi di Schneerson all'EE.UU. I diplomatici russi, hanno avvertito, in aggiunta, che se le autorità statunitensi decideranno di confiscare i beni russi che non sono sotto l'immunità diplomatica, come sollecita la comunità ebraica hasidica e come " misura precauzionale", in risposta saranno avanzate prese di posizione drastiche. All'inizio della Prima Guerra Mondiale, Schneerson aveva depositato una parte della sua collezione in alcuni magazzini di Mosca, per salvarla. Con l'arrivo dei bolscevichi al potere, la collezione era stata nazionalizzata (1918). Lo stesso Schneerson in fuga dalla URSS, aveva lasciato la maggior parte dei suoi archivi a Mosca, a disposizione della Biblioteca Nazionale russa. Negli anni novanta, la sede del movimento hasidista ( allestita a New York, a Brooklyn, dallo stesso Schneerson che era fuggito in EE.UU. agli inizi della Seconda Guerra Mondiale), reclamava la sua eredità alle autorità russe. A partire da allora, la giustizia statunitense ha pronunciato varie sentenze a riguardo. Tuttavia, nessuna di queste è stata accettata dalla parte russa, la quale considera la Biblioteca Schneerson patrimonio culturale nazionale e di proprietà dello Stato.

I 37 minuti che hanno salvato il mondo
Sabrina Carbone
"Conta fino a 100 prima di dire o fare qualcosa"
E' un consiglio che tutti, almeno una volta, abbiamo ricevuto e che è anche molto sensato.
Sembra che i russi sono fedeli a questa riflessione. I 37 MINUTI CHE HANNO SALVATO IL MONDO SONO DIVISI IN DUE SEQUENZE:
20 minuti: Quasi una quarta parte di una partita di calcio, due quarti di pallacanestro e 1/3 di un'ora...Sembra poco ma è il tempo che ha impiegato un missile balistico intercontinentale statunitense lanciato dalla base di Malstrom (Montana, EEUU) per cadere sul suolo russo. Alle 00.14 del giorno 26 settembre del 1983, i satelliti sovietici avvano scoperto il lancio di 5, supposti, missili balistici americani. Stanislav Petrov, tenente colonnello dell'Esercito sovietico, era responsabile di attivare il protocollo di sicurezza ("semplicemente" lanciare i loro missili, GUERRA NUCLEARE) e aveva pensato, grazie a Dio che ciò non poteva essere....
LA GENTE NON INIZIA UNA GUERRA NUCLEARE CON SOLO CINQUE MISSILI
Il cosiddetto incidente dell'equinozio d'autunno era stato provocato da una congiunzione di fenomeni astrnomici tra la Terra e il Sole, i satelliti e l'equinozio d'autunno, il cui risultato era stato una serie di segnali termici che nei radar sembravano missili. La sua "pazienza" e il " buon savoir faire", vevano salvato il mondo dalla ultima guerra? Il Governo sovietico lo aveva rimproverato e degradato.

17 MINUTI: Questo è il tempo della durata del messaggio televisivo di J.F. Kennedy, il 22 ottobre del 1962, dove annunciava il blocco navale di Cuba per impedire ai sovietici di continuare a installare missili nucleari sull'isola. La risposta di Nikita Kruschev, il 24 ottobre, non lascia dubbi: "LA URSS VEDE IL BLOCCO COME UN AGGRESSIONE E NON DEVIERA' LE NAVI". Il mondo tremava per l'arrivo in quel momento dei russi, ma avevano pensato in positivo e avevano ceduto. In quel momento veniva creato il telefono rosso tra l'EEUU e la URSS. Spero che questa riflessione continui a essere una massima per le autorità in qualsiasi attuazione... PENSA!


"Tutto per tutto" (Rischiare tutto per un grande premio)
Sabrina Carbone
blog-post-02-01a1 Febbraio 1943, il team del 442.mo Regimental Combat è stato attivato. Il 442 era un Reggimento di unità da combattimento composto quasi interamente da soldati americani di origine giapponese che  volontariamente avevano combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, anche se le loro famiglie erano state internate. Il 442, a partire dal 1944, aveva combattuto principalmente in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Il 442 è stata una forza auto-sufficiente, e ha combattuto con una distinzione non comune in Italia, nel sud della Francia, e in Germania. Il 442 è considerato il reggimento di fanteria più onorato nella storia dell'Esercito degli Stati Uniti. Il 442 è stato premiato con otto Citazioni di Unità presidenziali e 21 dei suoi membri hanno ricevuto la Medaglia d'Onore per la Seconda Guerra Mondiale. Il motto 442 Regimental Combat Team era, "Tutto per tutto." Gli uomini di queste unità, erano quasi esclusivamente persone di origine giapponese, che hanno combattuto con coraggio non comune e con valore contro i nemici della nostra nazione sui campi di battaglia in Europa e in Asia, anche se molti dei loro genitori e parenti sono stati messi nei campi degli internati.

Imparando la Storia

Sabrina Carbone
romanemp3C.gifAurelianoLa principale lezione della Storia è che gli uomini non imparano ciò che la Storia insegna. Nel terzo secolo dopo Cristo il mondo, ha subito un cambiamento climatico. Fino ad allora l'Impero Romano aveva sfruttato un clima stabile, caldo e umido, che in aggiunta permetteva di vivere la vita in Inghilterra, ma tra l'anno 200 e 300, il clima era diventato più freddo e secco, probabilmente a causa di varie e importanti eruzioni vulcaniche registrate. Come conseguenza del cambiamento climatico la produzione dei cereali in Egitto, nel nord Africa e nella Penisola Iberica, aveva ridotto i suoi principali granai, come dimostrano i registri. Allo stesso tempo le conquiste dell'Impero Romano erano state arretrate per mancanza di alleati sufficientemente abbienti e labili per una valida espansione, e senza ingressi militari, tuttavia le spese militari non erano state ridotte ma erano aumentate. Le legioni dovevano essere ben pagate altrimenti iniziavano a ribellarsi e nominavano nuovi Imperatori. La diminuzione delle entrate per far fronte alle spese e la riduzione del raccolto avevano provocato una grave crisi economica nel terzo secolo. La risposta era stata la svalutazione della moneta che aveva sminuito il suo contenuto nei metalli preziosi. L'effetto della svaluta del denaro è sempre lo stesso, i prezzi vanno alle stelle, l'economia diventa debole e sminuita, come anche l'introito delle imposte. La risposta di conseguenza, era stata quella di aumentare le tasse e incrementare la burocrazia destinata a produrre e a attuare le leggi che diventavano di volta in volta sempre più numerose e complesse allo scopo di estrarre tutta la ricchezza possibile dalle classi produttive, mentre i numerosi ricchi erano esenti dai dazi. Il commercio a lunga distanza, la principale fonte di ricchezza dell'Impero, aveva avuto il suo collasso a causa dell'eccesso delle imposte, della insicurezza delle rotte, della pauperizzazione della classe media e della svaluta della moneta. I cittadini tartassati dalle imposte abbandonavano il lavoro per vivere di sussidi e in generale gli abitanti della città, la marca distinta dell'Impero, andavano a lavorare nei campi. I latifondisti scambiavano i prodotti esportati in prodotti locali impiegati in permute. Le monete d'oro e d'argento iniziavano a sparire, ma erano state accumulate per conservare il loro valore in una economia in declivio. Ancora oggi continuiamo a trovare tesori sepolti dai loro padroni nei secoli turbolenti III e IV, i quali non erano stati recuperati, come la scoperta del recente tesoro di 159 monete d'oro a St. Albans (in Inghilterra). Possedere le terre non era una soluzione al problema dei Romani, facilmente imponibili, erano anche soggette ai sabotaggi delle bande dei bagaudae, pericolosissimi indignati che rifiutavano il sistema dell'epoca. Per evitare l'abbandono terre, erano state varate delle leggi che obbligavano gli operai a fare gli agricoltori a vita, in modo da tramandare ai loro figli i loro obblighi, creando la servitù che aveva dato origine al sistema feudale, che sarà adottato due secoli dopo dagli invasori barbari, che non erano latifondisti ma nomadi pastorali. Nell'anno 251 una forte epidemia di vaiolo ( autentico cigno nero) aveva decimato la popolazione complicando la situazione. Nell'anno 260, sfruttando la caduta e la cattura dell'Imperatore dovuta ai Sasanidi della Persia, l'Impero era stato suddiviso in tre Stati, l'Impero Romano, Gallico e di Palmira, in guerra tra loro e contro gli invasori che li attaccavano su ogni fronte. La Dacia e i Campi Decumani erano stati abbandonati e la Mesopotamia era stata rilasciata ai persiani, ma erano oramai territori persi per sempre. A partire dal 270 Aureliano aveva iniziato a restaurare l'Impero cacciando gli invasori e sconfiggendo i secessionisti. Tuttavia Roma non tornerà mai ad essere quella che era. Anche se il clima era iniziato a migliorare, il suo sistema economico era rimasto irrimediabilmente danneggiato. Le banche avevano chiuso in massa. Non c'era denaro per ricostruire quello che già era stato distrutto. La Pax Romana era una chimera e le città erano circondate da muraglia. L'Impero era ingovernabile a tal punto da dover essere diviso. Il feudalesimo veniva esteso con i latifondisti che opprimevano la servitù, sotto la protezione dello Stato. L'unica cosa che rimaneva dell'antica Roma era il suo esercito che era diventato un esercito di mercenari diretto dai mercenari. Per oltre un secolo Roma era stata capace di contenere militarmente i suoi nemici, anche se non tornerà mai a prendere questa iniziativa. Tuttavia nell'anno 338 era iniziato nell'Asia centrale il peggiore periodo di siccità segnalato nel registro dendrografico in 2000 anni. Una siccità che era durata 40 anni fino all'anno 337 e aveva lasciato senza risorse i nomadi pastorali di questa ampia regione, che erano raggruppati nella Confederazione Huna e avevano migrato verso ovest spianando tutto il territorio e facendo spostare o distruggendo i popoli durante il loro passaggio. Nell'anno 370 gli Unni erano arrivati a nord del Mar nero, e procedevano alla conquista degli Alani e avevano distrutto e messo in fuga i Regni dei Goti. Nel 395 avevano iniziato ad attaccare l'Impero Romano. Quindici anni più tardi Roma sarà saccheggiata dai Visigoti e resterà in agonia per mezzo secolo. La confluenza dei fattori climatici, le epidemie, le cattive decisioni politiche e economiche, le guerre, oltre alle spese della tesoreria, la distruzione della moneta e l'estrazione abusiva delle classi produttive per sostenere quelle improduttive non era avvenuta per caso. I regni musulmani della penisola, l'Impero spagnolo, il Giappone del 1930, gli Imperi della Mesoamerica, l'Isola di Pasqua e molti altri, sono una costante, miriamo dove guardiamo. A una crisi economica è aggregata sempre una crisi egemonica che è a sua volta la conseguenza della crisi e la causa del suo impoverimento. I sistemi organizzativi erano incrementati progressivamente nelle strutture complesse e in maniera conforme affrontano le sfide. Ogni livello delle strutture complesse suppone un costo e produce un beneficio. E' una legge dei sistemi necessaria alle inefficienze ineludibili di ogni livello che incrementa la complessità presentando un maggior costo e un minor beneficio rendendo debole al tempo stesso il sistema. Quando l'organizzazione diventa complessa tanto da consumare la maggior parte delle risorse che sono state generate, il sistema smette di espandersi entrando in uno stato dove cerca di sopravvivere alla crisi mediante misure a breve termine, dal momento che la completa rigenerazione del sistema è impossibile da realizzare per coloro che beneficiano di tutto questo. E' in questo stato che, quando inevitabilmente termina per avere una confluenza di fattori che superano la capacità del sistema e poiché c'è un regolamento parziale possibile, il sistema crolla, a causa degli agenti interni o esterni. L'apparizione di una leadership forte e capace, come quella di Aureliano aveva ritardato la fine del sistema, ma non lo aveva evitato. Abbiamo qui un altro crocevia della storia, che abita il sistema organizzativo più complesso e mai disegnato e che è arrivato ai suoi limiti affrontando una confluenza di fattori che lo hanno messo alla prova. In assenza della leadership che ritarda la sua fine, dipende da noi salvare o no il sistema. Non può essere costruito un sistema sostenibile sotto le premesse di quello attuale e con le strutture di quello attuale. Tutti dobbiamo essere anti-sistema, ma in senso creativo, non distruttivo, concentrandoci nel sistema che deve sostituirlo, perchè l'alternativa è come quella che era avvenuta a Roma, lasciare che il nuovo sistema venga organizzato dai vincitori della crisi, producendo quindi un feudalesimo moderno. Coloro che non credono alla fragilità del sistema devono sapere che attualmente il mondo ha delle riserve alimentari per 74 giorni ( vedere l'appello delle NU), e questa cifra ha continuato ad essere una tendenza discendente durante l'ultima epoca, dove la metà degli anni hanno consumato più di quello che hanno prodotto. I raccolti sono il nostro tallone di Achille prima del cambiamento climatico, come lo sono stati per Roma

Canada: 18 Giugno 1812 - 17 FEBBRAIO 1815

Sabrina Carbone

ImmagineQuesta campagna comprende tutte le operazioni della regione di confine canadese-americana, tranne la battaglia di Chippewa e la battaglia del Vicolo di Lundy, conosciuta anche come Battaglia delle Cascate del Niagara. L'invasione e la conquista del Canada sono stati uno dei principali obiettivi degli Stati Uniti nella guerra del 1812. Tra le cause significative della guerra c'erano i perduranti conflitti di interessi tra inglesi e americani nel territorio del nord-ovest e il desiderio di espandere la frontiera per prendere il Canada, mentre la Gran Bretagna era occupata nelle guerre napoleoniche. Nella prima fase della guerra lungo il confine, nel 1812, gli Stati Uniti avevano subito una serie di rovesci. Fort Michilimackinac era caduta, il 6 agosto, Fort Dearborn era stata evacuata, il 15 agosto, e Fort Detroit si era arresa senza combattere, il 16 agosto. I tentativi americani di invadere il Canada attraverso il Niagara verso Montreal non avevano avuto successo. La brigata del Gen. William Henry Harrison voleva riconquistare Detroit ma era stata respinta a gennaio del 1813, tuttavia teneva sotto controllo gli sforzi britannici allo scopo di penetrare in profondità nella regione ad ovest del lago Erie, durante l'estate del 1813. Nel frattempo, nel mese di aprile del 1813, la spedizione del Maggiore Generale Henry Dearborn aveva assediato Fort Toronto e parzialmente bruciato York, capitale del Upper, Canada. Il 27 maggio la brigata del Gen. Jacob Brown aveva respinto un assalto britannico su Harbor Sackett. Una forza americana guidata dal Col. Winfield Scott aveva sequestrato Fort George e la città di Queenston e tutto il Niagara tra maggio e giugno del 1813, ma gli inglesi avevano ripreso il controllo di questa zona nel mese di dicembre dello stesso anno. Un duplice disco americano di Montreal Harbor Sackett e Plattsburg nell'autunno del 1813 era stato un fiasco completo. Il Commodore, Oliver Hazard Perry, sconfitta la flotta britannica sul lago Erie, il 10 settembre del 1813, apriva la strada alla vittoria di Harrison sul Tamigi, il 5 ottobre, ristabilendo quindi il controllo americano nella zona di Detroit. Chippewa, 5 luglio 1814. Un anticipo americano di Plattsburg, nel marzo del 1814, guidata dal Maggior Generale James Wilkinson, era stato controllato appena oltre il confine, ma il 3 luglio, 3.500 uomini al comando del Generale Brown avevano sequestrato Fort Erie, e in tutto il Niagara cera stato un attacco coordinato dalla flotta Commodore Isaac Chauncey strappando il controllo del lago Ontario agli inglesi. Nelle successive manovre delle truppe nella regione del Niagara, la Brigata Vigili del Gen. Winfield Scott composta da 1.300 uomini al comando di Brown si ritrovava inaspettatamente di fronte a una grande forza britannica durante la preparazione di una parata Independence Day, il 5 luglio del 1814, nei pressi del fiume Chippewa. Scott grazie alle truppe ben addestrate aveva rotto la linea nemica con una carica abilmente eseguita, inviando i sopravvissuti in una precipitosa ritirata. Le Perdite britanniche avevano prodotto 137 morti e 304 feriti, mentre l'Esercito americano, 48 morti e 227 feriti. Corsia di Lundy, 25 luglio 1814. Chippewa Brown avanzava verso Queenston, ma ben presto aveva abbandonato il progetto di un attacco a Fort George e sul Niagara, la flotta di Chauncey non aveva collaborato all'operazione. Invece, il 24 e il 25 luglio del 1814, Brown era tornato a preparare Chippewa in un cross-country lungo Lundy Lane, nella parte occidentale del lago Ontario. Gli inglesi avevano concentrato circa 2.200 truppe in prossimità di Lane Lundy e 1.500 truppe in più a Forte George e nel Niagara, ma Brown era ignaro di tutto ciò. Il 25 luglio, la brigata di Scott, di nuovo in movimento verso Queenston nel tentativo di erogare un distaccamento britannico minacciando la linea di comunicazione Brown sul lato americano del Niagara, aveva incontrato i contingenti nemici all'incrocio tra Queenston e Lane di Lundy. La battaglia che era seguita, aveva visto coinvolte tutte le forze di Brown, circa 2.900 uomini e circa 3.000 britannici, ma erano stati ferocemente combattuti e nessuna delle due parti aveva ottenuto una netta vittoria. Gli americani si erano ritirati indisturbati a Chippewa, ma la battaglia era terminata con l'invasione del Canada da parte di Brown. Il calcolo delle vittime era pesante da entrambe le parti, gli inglesi avevano perso 878 uomini e gli americani avevano riportato 854 morti e numerosi feriti, sia Brown che Scott erano rimasti feriti e il comandante britannico era stato ferito e catturato. L'assedio britannico di Fort Erie (2 Agosto - 21 Settembre 1814) non era riuscito a guidare gli americani da questo avamposto verso il suolo canadese, e il 5 novembre si erano ritirati volontariamente. La vittoria del Commodore, Thomas Macdonough, sulla flotta britannica nel lago Champlain (11 settembre 1814) aveva costretto Sir George Prevost, governatore generale del Canada, a sospendere il suo attacco a Plattsburg con 11.000 truppe. Bladensburg, 17 - 29 agosto 1814. Dopo la resa di Napoleone, il britannico Maj. General Robert Ross era stato inviato dalla Francia il 27 giugno 1814 con 4.000 veterani a razziare i punti chiave della costa americana. Ross era sbarcato alla foce del fiume Patuxent nel Maryland con Washington come suo obiettivo, il 19 agosto aveva marciato fino a Upper Marlboro (22 agosto) senza resistenza. Nel frattempo, la Brigata del Gen. William Winder, al comando del Distretto Potomac, aveva messo insieme una forza mista di circa 5.000 uomini, tra i quali vicino alla milizia di Bladensburg, c'erano i regolari, e circa 400 marinai il Commodore Joshua Barney, che era stato distrutto per evitare la cattura da parte della fotta inglese. Nonostante un notevole vantaggio di numero e di posizione, gli americani erano stati facilmente instradati dalla forza Ross. Le perdite britanniche erano circa 249 tra morti e feriti, e gli americani avevano perso circa 100 uomini tra morti e feriti, e 100 catturati. I distaccamenti britannici erano entrati in città e avevano bruciato il Campidoglio e altri edifici pubblici (24-25 agosto). Fort McHenry, il 13 Settembre 1814. Mentre gli inglesi marciavano su Washington, Baltimora aveva avuto il tempo di rafforzare le sue difese in fretta. Il Magg. Gen. Samuel Smith, aveva circa 9.000 miliziani, dei quali 1.000 a Fort McHenry a guardia del porto. Il 12 settembre gli inglesi erano sbarcati a North Point a circa 14 chilometri sotto la città, dove la loro avanzata era stata momentaneamente controllata da 3.200 milizie del Maryland. Trentanove britannici (tra i quali il generale Ross) erano stati uccisi e 251 erano rimasti feriti per un totale di 24 americani uccisi, 139 feriti e 50 prigionieri. Dal momento che la loro flotta non era riuscita a ridurre il Fort McHenry dai bombardamenti, sulla barca tra la notte, del 13 e del 14 settembre, i britannici avevano deciso un attacco sulla terra ferma alle fortificazioni piuttosto formidabili poste a difesa della città ma ciò era troppo costoso e, il 14 ottobre, erano salpati per la Giamaica. Francis Scott Key, dopo aver osservato il bombardamento britannico di Fort McHenry, è stato ispirato a comporre i versi di "The Star Spangled Banner". New Orleans, 23 dicembre 1814 - 8 gennaio 1815. Il 20 dicembre del 1814 una forza di circa 10.000 soldati britannici, riuniti in Giamaica, era atterrata nel contrastato lato ovest del Lago di Borgne, a circa 15 km da New Orleans, i fautori, avevano tentato di prendere il controllo della città e mettere in sicurezza la bassa valle del Mississippi. Gli Elementi erano avanzati velocemente verso il fiume, raggiungendo Plantation Villere sulla riva sinistra, a 10 miglia al di sotto di New Orleans, il 23 dicembre. In una rapida contro-azione, il Maggiore Generale Andrew Jackson, comandante americano a Sud, che era arrivato in città solo il 1° dicembre, aveva sferrato un attacco notturno agli inglesi (23-24 dicembre) con alcuni uomini,  2,0000 supportati dal fuoco dei cannoni Carolina. L'avanzata britannica era stata controllata, dando tempo a Jackson di cadere di nuovo in un canale secco a circa cinque miglia a sud di New Orleans, dove aveva costruito un parapetto lungo circa un miglio, con il fianco destro sul fiume e a sinistra una palude. Una forza composta da circa 3.500 miliziani, regolari, marinai e altri avevano presidiato la linea americana principale, con altri 1.000 di riserva. Una forza più piccola, forse 1.000 milizie sotto la brigata del Gen. David Morgan aveva difeso la riva destra del fiume. Il Magg. Gen. Sir Edward Pakenham, il fratello-in-law del duca di Wellington, era arrivato, il 25 dicembre, a comandare l'operazione britannica. Radicate le sue truppe, il 1° gennaio del 1815 aveva combattuto un duello di artiglieria con gli americani disarmando gli artiglieri inglesi. Infine, all'alba, dell'8 gennaio, Pakenham aveva tentato un assalto frontale ai parapetti di Jackson con 5.300 uomini, allo stesso tempo aveva inviato una forza più piccola attraverso il fiume per attaccare le difese di Morgan. I fuochi delle truppe ammassate di Jackson, protetti dai terrapieni rinforzati con balle di cotone, avanzavano sul terreno aperto di fronte alle linee americane. In meno di mezz'ora l'attacco era stato respinto. Gli inglesi avevano riportato 291 morti, tra i quali Pakenham, 1.262 feriti e 48 prigionieri, le perdite americane su entrambi i lati del River erano solo 13 morti, 39 feriti e 19 prigionieri. Le truppe britanniche si erano ritirate nel lago Borgne e si erano imbarcate, il 27 gennaio, per il Mobile, dove, il 14 febbraio, avevano appreso che il trattato di Gand, era stato firmato il 24 dicembre 1814, mettendo fine alla guerra.
Teddy, il gladiatore di Auschwitz
Sabrina Carbone
Deportato nel 1940 come prigioniero politico,Tadeusz Pietrzykowski era sfuggito ai campi della morte grazie alla boxe. Tadeusz Pietrzykowski è stato un gladiatore dei tempi moderni. Nel 1940 praticava boxe su un ring per niente banale: il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Deportato nel giugno del 1940 insieme ad altri prigionieri politici polacchi,Teddy combatteva per sopravvivere. E' morto nel 1991 all'età di 74 anni. Un libro recentemente edito in Polonia (Il Boxeur di Auschwitz,di Marta Bogacka), racconta la sua straordinaria storia. Quando i nazisti erano tediati dalla loro postura da soldati immobili, nella megalopoli di Auschwitz, per passare il tempo, organizzavano delle gare di boxe o anche delle partite di pallone sia nella Piazza chiamata Auschwitz che davanti alle camere a gas di Birkenau, in modo da rassicurare coloro che entravano nell'inferno, spiega Adam Cyra, storico del Museo di Auschwitz-Birkenau. I prigionieri che combattevano tra di loro o anche contro i kapos, erano reclutati dai guardiani come un diritto comune. All'inizio, questi combattimenti erano stati improvvisati su un campo di terra battuta e a mani nude, ma poi erano diventati sempre più organizzati. I tedeschi, avevano costruito un vero ring, e procurato dei guanti da boxeurs, e avevano fatto appello a degli arbitri professionisti e aperto le scommesse. Come ricompensa, una fetta di pane e un pezzo di burro. Fin dall'arrivo dei convogli dei deportati, selezionavano dei professionisti, come Teddy, peso piuma nel club di Varsavia Legia. Il giovane aveva combattuto in totale una quarantina di match ad Auschwitz e altri venti nel campo di Neuengamme, a nord della Germania, dove era stato trasferito nel 1943. Nel corso del primo match, nel marzo del 1941, Teddy affronta un capo tedesco. Dopo otto mesi di lavoro estenuante e di malnutrizione, Teddy pesava solo 45 chili, il suo avversario,Tadeusz Sobolewicz almeno 70 chili, anche lui deportato. Chi aveva assistito al match ricorda che "Teddy era più piccolo, ma molto agile e veloce. Aveva un modo di attaccare straordinario, mirava dritto nello stomaco e sapeva schivare i colpi". Teddy aveva vinto quel combattimento, e gli era stato dato di diritto un pezzo di pane e un pezzo di margarina. Il più celebre dei suoi combattimenti lo opponeva a Schally Hottenach, un boxeur tedesco che pesava 96 chili. Teddy aveva battuto questo Golia per un knockout alla seconda ripresa. L'episodio è stato mandato in onda in televisione dal regista slovacco Peter Solan, (Il boxeur e la morte). Tadeusz Pietrzykowski sopravvissuto ai campi della morte è morto a Bielsko-Biala, nel sud della Polonia lasciando ai suoi compatrioti l'immagine di un eroe.

La tregua Natalizia durante la Prima Guerra Mondiale

Sabrina Carbone
treguanavidadtrincherasLa Prima Guerra Mondiale sembra essere stata dimenticata dalla memoria collettiva popolare, comparata alle Seconda. Mentre al S.G.M.hanno prodotto infiniti film e documentari (affermando sempre la stessa cosa), sulla Seconda Guerra Mondiale, mentre sulla Prima sono state realizzate un pugno di rassegne cinematografiche e resta una incognita per molte persone. Tutto il Mondo conosce Hitler, un nazista o un Alleato, ma non sono in molti a sapere chi era il Kaiser Guglielmo, un prussiano o l'Accordo Cordiale. In una Europa che sembrava un vespaio e con le grandi potenze desiderose di espandere le loro frontiere, covava in seno a questa situazione la Prima Guerra Mondiale: l'assassinio dell'arciduca d'Austria, Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero Austroungarico. L'Arciduca veniva assassinato a Sarajevo in Serbia, che era al tempo sotto l'influenza dell'Impero Austroungarico. La prima Guerra Mondiale è stata una grande partita di Risk giocata tra ubriachi, che ad ogni coppa che bevevano, commettevano qualcosa di rozzo più grande del primo. E' stata una guerra atroce e crudele, ingiustamente dimenticata dai "mass media", nonostante siano morti 30 milioni di persone. Non voglio sondare sui motivi che portano a conoscere più la Seconda Guerra Mondiale, rispetto alla Prima. La differenza non è insita nell'EEUU che comunque ha partecipato alla Prima Guerra Mondiale, con cartelli per arruolare i più "eleganti" rispetto alla Seconda. Gli Inglesi e i Tedeschi erano le teste visibili della Grande Guerra. Quel conflitto che era stato una lotta per dimostrare chi rispondeva all'egemonia europea, al poderoso Impero inglese o al meno poderoso, ma comunque emergente o comunque ancora emergente Impero Tedesco. La lotta simpatizzava per gli inglesi e per i suoi alleati, dovendo pagare alla Germania i piatti rotti. L'Austria e l'Ungheria spariscono e la Germania perde parte del suo territorio come "bottino di guerra". Questa umiliazione da parte dell'Accordo Cordiale, è stata uno dei motivi per cui Hitler aveva dato inizio alla Seconda Guerra Mondiale. Nonostante le brutalità prodotte durante la Prima Guerra Mondiale, hanno avuto luogo dettagli veramente emozionanti. Nel fronte belga di Ypres, i tedeschi e gli alleati, erano stati coinvolti in una terribile guerra di trincee. I ritiri in quelle tombe a cielo aperto erano stati numerosi e quello che non facevano i proiettili dei nemici, lo facevano il freddo e le malattie. Il Natale era alle porte e gli animi delle truppe erano tristi. I comandi tedeschi per dare speranze ai loro soldati, inviano doppie razioni di cibo, tabacco e alcool, come anche abeti e ornamenti natalizi, per distrarli dalla difficile realtà, almeno per un paio di ore. La sorpresa degli alleati quando sentivano cantare i tedeschi illuminati da quelle luci natalizie era maiuscola. Lontani dall'attaccare in quel momento tanto propizio, gli alleati li emulavano e cantavano gridando: "The first Noel, the angel did say" e i tedeschi rispondevano con "Adeste Fideles". Sembrava una Guerra di karaoke. Dopo che avevano scambiato gli auguri natalizi a viva voce, erano usciti entrambe le fazioni da quelle nicchie da dove combattevano e avevano iniziavato a scambiarsi tabacco, cioccolato e alcool con il nemico. L'uomo aveva vinto il soldato e aveva firmato una tregua per alcune ore. Ma non era solo questo, il giorno dopo un soldato scozzese era comparso con un pallone da calcio. Quelli che 24 ore prima erano stati nemici disposti a uccidere, adesso erano i contendenti di una partita di calcio. L'incontro veniva disputado con una grande eleganza, tendendo la mano al rivale quando questo cadeva a terra e rispettando il regolamento al massimo. Il Tenente tedesco Niemann scriveva nelle sue carte: Un soldato scozzese è comparso con un pallone da calcio, e in pochi minuti abbiamo iniziato a giocare. Gli scozzesi hanno costruito la porta con alcuni berretti,e noi abbiamo fatto lo stesso. Non è stato per niente semplice giocare su un terreno gelato, ma questo non ci aveva demotivato. Abbiamo rispettato con rigore le regole del gioco, anche se la partita è durata solo un'ora e non avevamo l'arbitro. Molti calci in lungo hanno tiravato fuori area il pallone. Tuttavia, questi giocatori cadetti nonostante la stanchezza hanno giocato con molto entusiasmo. Noi, tedeschi, abbiamo scoperto con sorpresa come gli scozzesi giocano con le loro gonne senza avere nulla sotto. Inoltre abbiamo scherzato ogni volta che una folata di vento mostrava le parti occulte ai "loro nemici" di ieri. Ma, un'ora dopo, quando il nostro Ufficiale capo era stato informato di quello che stava accadendo, la partita è stata sospesa. Poco più tardi eravamo tutti nelle nostre trincee la fratellanza era finita. La partita era iniziata con un marcatore di tre gol a favore nostro e due gol contro. Fritz aveva segnato 2 gol mentre Tommy uno". Nonostante l'affronto continuava in tutta Europa, nel fronte di Ypres no. Entrambe le truppe (infrangendo gli ordini dei superiori) erano dedite a fare una guerra finta, lanciando un paio di colpi di mortaio in una zona dove non c'erano nemici. Come una barzelletta di Gila, entrambi le truppe avevano concluso che non valeva la pena morire per gli interessi di pochi ricchi i cui figli non calpesteranno mai un campo di battaglia. Un altro buo esempio che quando l'uomo vuole, può fare le cose bene...volere è potere


























Lo scenario della Rivoluzione Messicana


Sabrina Carbone
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Nello scenario della rivoluzione messicana, Francisco Villa è uno dei personaggi più importanti e polemici.La sua personalità ha ispirato novelas, opere teatrali, film e balli.
Francisco Villa era nato a Durango nel 1878, e fin dalla gioventù era stato obbligato a fuggire nella Sierra perseguitato dal momento che era perseguitato dalla giustizia. Sono state realizzate varie versioni sui motivi che lo avevano portato a nascondersi e a cambiare il suo nome di origine cioè quello di Doroteo Arango, in Francisco Villa. Alcuni biografi, sostengono che ciò era dovuto all’uccisione di un uomo, per vendicare l’onore di sua sorella, altri per aver ferito con un colpo d’arma da fuoco il padrone della tenuta di Gogojito dove lavorava come mezzadro, ma tutto ciò coincide con il suo inserimento nel movimento della Rivoluzione del 1910 per appoggiare Madero, il quale rifugiatosi come fuorilegge sulle montagne di Durango, viveva con il frutto dei suoi assalti e il furto di bestiame. Secondo lo stesso Francisco Villa dalle sue memorie emerge che cercava di rubare ai ricchi, e in alcune occasioni divideva il bottino con i poveri. Dopo l’assassinio di Madero nel 1913, Francisco Villa si era unito a Venustiano Carranza allo scopo di abbattere l’usurpatore della presidenza che a quel tempo era Victoriano Huerta. A causa della sua audacia e del suo valore, i capi rivoluzionari di Chihuahua, di Coahuila, e di Durango lo avevano nominato generale della famosa Divisione del Nord, che avanzava incontenibile verso il centro del Paese fino ad arrivare alla Capitale per sconfiggere Huerta. Riappacificato il Paese, non tardarono a sorgere molteplici dissapori tra il poderoso gruppo di Sonora capitanati da Carranza e il “Centauro del Nord”, Francisco Villa, il quale era sceso di nuovo alle armi disconoscendo il Governo costituzionalista di Carranza e proclamando il Governo Villa. Francisco cercava l’appoggio degli Stati Uniti, ma non lo aveva ottenuto e di conseguenza aveva invaso la confinante popolazione di Colombo, dove aveva commesso una serie di violenze che avevano provocato la persecuzione da parte dell’Esercito nordamericano, che non era riuscito a prenderlo. Alla morte di Carranza, amnistiato dal Presidente Adolfo de la Huerta, Francisco Villa si era ritirato pacificamente nella tenuta di Canutillo, a Durango, che il Governo gli aveva donato per compensare i suoi servizi durante la rivoluzione. Il 20 luglio del 1923 il popolare Caudillo, qualificato simultaneamente come l’eroe e come il villano, era stato vittima di un agguato. Mentre viaggiava in auto in compagnia dei suoi luogotenenti in direzione Parral, e Chihuahua, Francisco Villa veniva assassinato in una imboscata che gli avevano teso alcuni dei suoi numerosi nemici che questo personaggio aveva accumulato durante la sua vita rischiosa



























I Baumgartner spagnoli: 11.000 metri di caduta libera e senza un abbigliamento speciale

Sabrina Carbone
ImmagineSono quasi le dieci di mattina, e al capo Valenzuela, inizia a sudare la fronte. E’ trascorsa più di un’ora e quaranta minuti, da quando sono usciti, dalla base di Moron alla Frontiera, all’interno di un aereo C-130 Hercules delle Forze Armate. Da allora sono rimasti connessi a una bombola di ossigeno, respirando tramite le maschere e acclimatandosi per un salto da una grande altezza in una manovra conosciuta come salto HALO. E’ venerdì 26 giugno del 1987 e nessuno dei cinque saltatori conosce esattamente da quale quota salterà nell’impresa che stanno per compiere. “Quando ad alta quota hanno aperto le porte dell’Hercules”, ricorda Sebastian Valenzuela, “La prima cosa che abbiamo visto è stato il mare, e la terra ferma la percepivamo a effetto curvatura”. “I quattro getti di fumo congelati, che uscivano dall’aereo suscitavano una brutale impressione”, assicura Juan Manuel Martinez Prieto, “Potevamo tagliarli con un coltello. C’era un rumore insopportabile, Sevilla sembrava una unghia, e questo non lo dimenticherò mai”. A quell’altezza la temperatura è di 50°sotto zero e la densità dell’aria è molto minore. A differenza di Felix Baumgartner, lo sportivo austriaco che ha battuto tutti i records saltando da 39.000 metri, l’uniforme dei cinque militari dell’Esercito non aveva nessuna protezione speciale per sopportare il freddo e per respirare portavano una maschera presa dai piloti dei caccia. “Le tute erano di seconda mano”, riconosce Valenzuela. “Io portavo sotto la tuta due paia di calzini che erano stati forniti dall’Esercito”. “Non avevamo protezioni isolanti, assicura Martinez Prieto, “Per respirare portavamo una bombola di ossigeno di circa 30 cm addossata al paracadute di petto, e non sapevamo se poteva reggerci, “Se  manca la bombola”,  insiste Valenzuela, “è un problema, perchè smetti di respirare”. Un istante dopo, i cinque uomini avevano indossato gli occhiali e le maschere e avevano iniziato a prepararsi per il salto. Simulavano una missione da combattimento e portavano gli zaini e la mitragliatrice “zeta”, come vengono chiamate le mitragliatrici Star. Iniziavano la discesa piroettando, erano in qualche punto sulla provincia di Seviglia, a 11 chilometri di altezza. A bordo c’era un tecnico per l’ossigeno e un medico militare che supervisionava lo stato di salute dei saltatori per garantire la loro incolumità. Dei 30 uomini che erano accorsi, come candidati, a Moron, solo loro avevano superato la prova fisica. I protagonisti, sono i capi, Sebastián Amaya Brenes, Sebastián Valenzuela Fernández e Juan Manuel Martínez Prieto tutti quelli dello Squadrone Zapadores Paracadutisti, più due integrati della Brigata Paracadutisti. Scarsi alcuni secondi dal salto, Martínez Prieto, aveva avuto un problema con gli occhiali. Una delle grappe era sganciata e questo impediva di saltare. Un compagno che era vicino a lui, aveva cercato  di rimetterlo a posto, giusto in tempo. Se aspettava ancora correva il rischio di rimanere sull’aereo. Con la porta dell’Hercules aperta, avevano realizzato un lancio nel vuoto gelido a 35.500 piedi. Dopo molto tempo che erano rimasti chiusi, la sua unica ossessione era saltare dall’aereo. 1,2,3,4,5. La caduta libera dei cinque uomini era durata poco più di tre minuti e veniva battuto il record di Spagna di altezza. “Buttandomi nel vuoto non sentivo freddo” ricorda il capo Valenzuela, “ero solo spaventato dall’altezza del mio altimetro e vedere i miei compagni. L’apparato segnava 15.000 e in punta di piedi dovevo rimanere inclinato in base ai giri dell’ago. In totale dovevo fare due giri e mezzo indietro completi”. “A 11.000 metri l’aria tuttavia trattiene il corpo” assicura Valenzuela. “La mia sensazione era quella di volare. Ho iniziato ad annoiarmi per il tempo impiegato durante la caduta libera”. “Io non ero abituato a stare così tanto tempo in aria, al massimo ero rimasto 15 o 20 secondi. Non avevo mai trascorso tre minuti in quelle condizioni”. La storia dei salti dalle grandi altezze, in Spagna inizia agli inizi degli anni ottanta, quando un gruppo della Forza Aerea statunitense iniziava a Valladolid a formare gli spagnoli sulle tecniche del salto HALO e HAHO. La prima, cioè Hight Altitude-Low Opening, consiste nel lanciarsi da una grande altezza e arrivare in caduta libera fino all’obiettivo e la seconda High Altitude-High Opening, è un salto da una grande altezza e bisogna aprire subito il paracadute per planare da una grande distanza. Sono tecniche militari per infiltrarsi in una zona senza essere intercettati”, spiega Antonio Teruel López, Presidente della Associazione dei Veterani Paracadutisti dell’Esercito della Aeronautica. “Tutto era iniziato con sistemi precari, ciò che avevamo a quell’epoca era un paracadute principale sulle spalle e quello di riserva sul petto. Non avevamo protezioni per le basse temperature e ognuno di noi portava, per proteggersi, il pigiama, la tuta da ginnastica o la maglia della nonna”. Il rischio che prendevano questi pionieri, era evidente e erano stati riscontrati vari episodi di ipoxia e di problemi di altezza. “Colui che afferma che non bisogna avere paura nel migliore dei modi mente”, assicura Teruel, che ha avuto un problema durante un salto in un’epoca passata. “Quel giorno saltavamo da 24.000 piedi (circa 7 km) in un salto HALO, e sono rimasto senza ossigeno puro”, ricorda. “C’era una fessura in una delle pieghe della maschera e non stavo respirando l’ossigeno al 100%. Iniziavo ad avere un forte mal di testa e ero sceso incosciente. Sono stato subito trasferito in ospedale”. “Quell’episodio mi ha provocato una forte sinusite che mi ha impedito di continuare a saltare dalle grandi altezze ma non sono stato l’unico. Nonostante gli esami dei medici e la preparazione ( i saltatori passano molto tempo nelle camere iperbariche per testare se sono idonei), scendere da tanta altezza provocava problemi. Avevamo la nausea, persone che dovevano scendere a causa della pressione dell’aria, e all’occorrenza andare in ambulanza per una bolla di nitrogeno nel ginocchio”, assicura Luis Rivas, un altro saltatore dello squadrone. Portando a termine il salto del 26 giugno del 1987, non c’erano state grandi fanfaronate e neanche celebrazioni per l’impresa. Era un salto di routine dell’Esercito. “Io non mi sono reso conto del salto se non dopo qualche tempo, ma ho pensato che se qualcosa andava male nell’uscita sembravamo tanti uccellini”. “Con il tempo ti rendi conto del merito dei pionieri”, afferma Martínez Prieto. “I mezzi sui quali facevamo affidamento erano rudimentali e non ci è mai stato riconosciuto niente, ma il lemma della nostra unità afferma: La migliore ricompensa di una buona azione è averla realizzata”. “Merita di vivere chi per un nobile ideale è disposto a morire” dice il motto degli Zapatores paracadutisti, e a quei tempi, il salario non era molto consistente per vivere per nobili ideali. Martínez Prieto, ha lasciato l’Esercito e ha dedicato la sua vita alla sicurezza. Quattro giorni dopo il gran salto, è nato il primo figlio di Sebastián Valenzuela, e lo stesso ha dovuto cercare un altro lavoro. “Sono veramente pentito” precisa, “ma con quello che prendevamo come soldati, non potevamo mantenere una famiglia”. Oggi giorno lavora come autotrasportatore. “Non so se siamo degli eroi”, riflette, “ma siamo stati i primi a farlo”. “L’Esercito di allora, non ci ha mai riconosciuto niente, eppure qualcosa avevamo fatto”. ” Noi ci stavamo giocando la vita”, ammette Martínez Prieto, “e chiunque salta se la gioca. Ho visto gente morire saltando in automatico da 300 metri. La vita te la giochi da alcuni metri in su”. Il record degli Zapatores paracadutisti è durato dieci anni, fino alla primavera del 1997, quando il saltatore del programma “sul filo dell’impossibile” Laureano Casado e il capo dell’Esercito dell’Aviazione José Cielo Cremades, hanno saltato da 12.000 metri dal globo aerostatico sulle terre di Socuéllamos, a Castilla-La Mancha. ”Un caccia Mirage F1 ha certificato l’altezza del nostro salto”, racconta Casado a lainformacion.com”. Lo avevamo fatto con l’aiuto dell’Esercito perchè, per salire a 12.000 km, c’è bisogno di alcuni mezzi che nessuno ha”. L’equipe di Casado aveva scelto l’ascesa dal globo aerostatico perchè poteva scendere da un’altezza superiore rispetto a quella dell’Hercules e comunque erano state riscontrate delle problematiche. In primo luogo, il paracadute di José Cielo, si era aperto accidentalmente durante la discesa, perchè uno degli anelli era sganciato. Sembra ovvio, che non poteva saltare ma il capo Cielo aveva deciso di armarsi di pazienza, e aveva ripiegato il paracadute nello zaino. “Era fantastico vedere come si fidava di se stesso, a quella temperatura aveva tolto i guanti e aveva superato la sfida passo dopo passo”, ricorda Casado. La seconda difficoltà sembrava la stessa che ha avuto Baumgartner, durante il suo salto: l’impannaggio degli occhiali. A 12 km di altezza la temperatura è di 57 gradi sotto zero e erano vestiti con gli stessi indumenti che sono usati per scalare l’Everest. Per la testa, usavano il casco di un pilota del caccia F18. “Durante i primi due minuti di caduta libera”, ricorda Casado, “gli occhiali gelavano e non avevamo visibilità, allo stesso tempo perdevamo anche la stabilità”. La strategia usata era uguale a quella dei piloti di Formula1: portavano con loro diversi occhiali togliendone uno man man che iniziavano a impannarsi. La terza difficoltà sembra uguale a quella che ha sperimentato Baumgartner: Evitare la perdita del controllo per la scarsa densità dell’aria. “Per rendere l’idea”, riassume Casado, “Cremades e io saltavamo uniti per mantenere la stabilità. Entrambi eravamo esperti ma eravamo incapaci di mantenerci uniti: Eravamo disperati. Non avendo resistenza aerodinamica, qualsiasi movimento genera una rotazione incontrollata”. Il Capo Cielo e Laureano Casado erano arrivati sani e salvi a terra dopo aver percorso 12.000 metri che segnavano il nuovo record, imbattuto fino a quel momento. Come riconoscimento, Laureano Casado era stato nominato membro onorario dello squadrone dei paracadutisti Zapatores

Nicholas Alkemade, II Guerra Mondiale, è caduto da 6.000 metri di altezza senza paracadute ed è sopravvissuto



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Felix Baumgartner, è ritornato alla storia realizzando un salto nel vuoto da 39.043 m. di altezza e ha battuto i tre record mondiali. Tuttavia altri eroi hanno portato a termine altre prodezze ma senza riconoscimenti. Uno di questi, è stato l’aviatore britannico Nicholas Alkemade, che in piena II Guerra Mondiale, è sopravvissuto dopo un salto senza paracadute, da un caccia bombardiere in fiamme, ad un volo fatto da un’altezza di 6.000 m. L’incredibile storia di questo soldato britannico è accaduta nel 1944, quando gli alleati avevano iniziato a progettare le loro grandi offensive contro le forze naziste. Questi piani erano culminati con l’inizio di un grande sbarco sulle spiagge della Normandia, il 6 giugno, dello stesso anno, avvenimento che è rimasto inciso nella storia fino ad oggi. Gli avvenimenti relativi ad Alkemade hanno avuto la loro evoluzione tre mesi dopo, a marzo, come racconta lo storico e giornalista, Jesús Hernández, nel suo libro “Fatti insoliti della Seconda Guerra mondiale” (che presenta nel suo blog personale). “La saga è accaduta nel 1944, quando il 115° squadrone della RAF, cioè la Reale Forza Aerea Britannica, era diretta a Berlino per portare a termine una “missione di bombardamento” afferma. Il gruppo era formato da bombardieri britannici, oppressi nel “Lancaster”, c’era anche un altro gruppo  il “S for Sugar”, all’interno del quale c’era Nicholas Alkemade, un giovane militare che aveva all’epoca solo 21 anni. La missione, come spiega Hernández era quanto meno pericolosa: Il “S for Sugar” portava nelle sue stive sei tonnellate di bombe che doveva scagliare sulla capitale del Reicht. In totale, 300 bombardieri stanchi andavano a Berlino da un’altezza di 6.000 metri e a una velocità di quasi 400 chilometro orari”.
Una missione difficile
All’inizio non erano state riscontrate grandi difficoltà, poichè lo spiegamento era stato sviluppato senza problemi e il volo verso la capitale tedesca era stato tranquillo.Tuttavia, avvicinandosi al loro obiettivo, un centinaio di caccia della forza aerea nazista o Luftwaffe, andavano incontro alla formazione alleata. Ma le cose iniziavano a mettersi male.
I membri del “S for Sugar” come tutti gli effettivi britannici, iniziavano a prepararsi per la difesa. Ma, all’interno dell’equipaggio, il peso del combattimento lo aveva un’unica persona. “La maggiore responsabilità ricadeva sull’artigliere di coda, che in questo caso era il sergente Nicholas Alkemade. La sua missione era quella di maneggiare quattro mitragliatori da 7,7 mm, degli otto che contava insieme a quelli del “Lancaster” spiega lo storico. Alkemade era l’artigliere di coda del “S for Sugar” e nella coda dell’aereo, aveva il compito di occuparsi delle mitraglie nascoste in una piccola cabina di plastica trasparente. “Non c’era spazio per portare il paracadute. Se bisognava scegliere un luogo dentro l’aereo, questo era il meno indicato. Oltre alla solitudine e al disagio che c’era in questo posto da combattimento, gli aerei tedeschi erano soliti iniziare l’attacco proprio dalla coda e quindi l’artigliere di coda era il primo a ricevere il benvenuto” continua Hernández. Sebbene la battaglia aveva avuto un esito cruento, finalmente gli alleati avevano riportato la vittoria, ma la missione doveva ancora essere compiuta. Per questo motivo, ogni aereo aveva lasciato cadere le sue trecento bombe sul suolo tedesco. “Dopo aver scagliato la sua carica mortale e essersi difesi con successo dai caccia tedeschi, il “S for Sugar” aveva ripreso il suo volo verso casa. La missione era compiuta” racconta l’esperto.
Salto nel vuoto
Tuttavia, ancora rimaneva un nemico, un bimotore tedesco del tipo Ju-88 che aveva attaccato il “S for Sugar” nella notte. I suoi spari avevano colpito la fusoliera e la cabina di plastica di Alkemade, ma il giovane sergente aveva reagito in tempo e aveva diretto le sue mitragliatrici contro il bimotore tedesco. Una raffica di spari aveva cercato di incendiare il motore sinistro del Ju-88 che era caduto in picchiata” afferma il giornalista. Ma la sua allegria non era durata molto, e spesso la voce del pilota echeggiava nella testa del giovane: “Bisogna uscire, andiamo fuori!”. “Ma guardandosi indietro aveva visto che l’apparato era in fiamme. L’attacco dell’aereo tedesco aveva incendiato il Lancaster. Muovendosi con molta difficoltà per uscire dalla cabina, Alkemade cercava di raggiungere il suo paracadute, ma anche questo iniziava ad andare in pasto alle fiamme”
La situazione iniziava a complicarsi. Alkemade notava che i suoi sei compagni abbandonavano il bombardiere con i loro rispettivi paracaduti mentre il suo era completamente inutilizzabile a causa delle fiamme. “L’aereo iniziava a cadere in picchiata e lui era ancora lì dentro. Il fuoco iniziava a sopraggiungerlo. Istintivamente, aveva pensato che l’unica cosa da fare era saltare. E senza ombra di dubbio immaginava la sua morte all’istante”. Il destino era oramai deciso. L’aviatore si era lanciato dal bombardiere senza nessuna protezione tranne la sua uniforme. Come ha spiegato in seguito, si era gettato con la bocca rivolta verso l’alto, diretta verso il cielo stellato. E in varie interviste, successive all’accaduto, ha sempre dichiarato: “Ho avuto la sensazione di dormire su una nuvola, steso su un materasso molto soffice. La verità è che non avevo l’impressione di cadere. Ricordo che mancava solo una settimana per la mia licenza e oramai non pensavo di rivedere la mia ragazza Pearl. Ad ogni modo, pensavo che se questo significava morire non era poi così male”. Alkemade in seguito a ciò aveva perso i sensi a causa del cambio brusco di pressione. Ma invece di aprire gli occhi in un’altra vita, si era svegliato su un fazzoletto di terreno, era vivo. “Confuso, al primo impatto aveva sentito subito freddo,Toccando la superficie dove era caduto aveva capito che era una soffice e bianca neve. Non poteva crederci. Guardando il suo orologio iniziava a percepire il tempo, erano le tre e dieci di mattina e lui era lì, sui fiocchi di neve circondato da alti e frondosi alberi”.  Quando aveva completamente ripreso i sensi, aveva cercato di dare una spiegazione logica a tutto quello che era successo. La cosa più probabile, pensava, è che era caduto sulle chiome di alcuni alberi. La neve, spessa mezzo metro, lo aveva aiutato ad ammortizzare la sua caduta”. Inoltre la sua fortuna non era ancora finita, toccandosi il corpo per testare se qualche arto era rotto, aveva potuto solo apprezzare alcune piccole lacerazioni provocate dal fuoco del bombardiere, alcune fratture per lo scontro con gli alberi e una distorsione al ginocchio destro. Solo alcuni graffi considerando i risultati catastrofici della caduta.
Prigionia
Per Alkemade il peggio era passato, ma ancora non era salvo, il freddo era intenso e la sua divisa non permetteva di sopportare le basse temperature per molto tempo.
“Pensava che la migliore soluzione era quella di farsi catturare come prigioniero di guerra, aveva fischiato talmente forte che il suo eco aveva echeggiato in ogni dove per attrarre l’attenzione dei tedeschi.” Al loro arrivo, i nazisti avevano analizzato l’aviatore, e non ma non vedevano il suo paracadute, avevano pensato immediatamente che era una spia. Nonostante le spiegazioni del britannico i soldati non avevano creduto al suo racconto e a quella fantastica storia e di conseguenza avevano deciso di arrestarlo.Tuttavia, quando lo avevano sollevato per portarlo con loro, l’artigliere di coda aveva perso conoscenza a causa del dolore. “Quando era completamente desto, giaceva in una stanza dell’ospedale di Berlino. I dottori gli avevano chiesto come mai era in quel bosco. Alkemade aveva detto la verità, ma non era stato creduto”. Per questo motivo, quando era completamente ristabilito era stato portato nel campo di prigionia detto Dalag Luft, gli interrogatori erano concentrati tutti sulla sua giacenza in quel campo tedesco. Dopo decine di interrogatori, Alkemade iniziava a temere per la sua vita, la condanna per le spie era la morte. Ma di nuovo, la fortuna era  tornata ad arridergli: I tedeschi avevano trovato la fusoliera del “S for Sugar”. Aveva pensare di mandare una pattuglia sul posto per dimostrare che il suo paracadute era rimasto bruciato dentro l’aereo. Probabilmente i resti del paracadute erano spariti, ma tutto sommato il britannico, non aveva nulla da perdere. “Nonostante l’insistenza di Alkemmade, i tedeschi, non accennavano a prestare la minima attenzione alla sua storia e a revisionare il bombardiere. Fortunatamente per lui, un tenente Hans Feidel, aveva deciso di effettuare l’ispezione del Lancaster rimasto nelle vicinanze di Berlino. Con molta sorpresa, giunto nella posizione dell’artigliere di coda, aveva trovato i resti di un paracadute”. Il tedesco dopo aver fatto le verifiche pertinenti al caso, avevaverificato che il paracadute era assegnato a Alkemade, che era un ufficiale e dopo aver fatto un volo di 6.000 metri non era morto. “A partire da quello stesso momento, gli stessi tedeschi, che avevano trattato il sergente come una spia, iniziavano a considerarlo come un eroe. I suoi compagni di prigionia, che nemmeno loro avevano dato troppa credibilità alla sua storia, lo consideravano un mito vivente”. A sua volta, i tedeschi avevano deciso di scrivere una nota in una pagina della Bibbia del britannico, in modo che quando era arrivato nel suo Paese, la sua storia aveva credibilità. Nell’improvvisato certificato c’era scritto:” Dalag Luft, 25 aprile 1944. Le autorità tedesche hanno indagato e testato, che le dichiarazioni dell’argento Alkemade, 1.431.537 del RAF, sono vere in tutti i suoi aspetti. Ha realizzato una discesa di 6.000 metri senza paracadute, dopo che l’aereo era andato in fiamme, e ha toccato terra riportando lievi escoriazioni. E’ caduto sulla neve dopo che aveva ammortizzato la sua caduta grazie ad alcuni abeti”.
Ritorno nel Regno Unito
“Alkemade aveva ritorno nel suo paese a maggio del 1945, dove aveva concesso molteplici conferenze stampa a Londra per spiegare nei dettagli la sua insolita esperienza”.  Ma al contrario di quanto si poteva sperare, non era stato accolto come un eroe e aveva iniziato a lavorare in una fabbrica di prodotti chimici, nella quale aveva subito vari incidenti che erano costati quasi la vita. “In una occasione, una trave di  acciaio che pesava più di 100 chili, gli era caduta addosso: Erano riusciti ad estrarlo dalla trave, credendo che era morto, ma erano rimasti perplessi, vedendolo incolume. Nonostante la sua incoscienza, presentava solo una piccola ferita alla testa la quale era rimarginata in poco tempo. In seguito era rimasto ustionato da un acido e fulminato da una scarica elettrica ma in entrambi i casi la vita non si era concessa alla morte. Senza dubbio, Alkemade era stranamente immune da ogni pericolo. E’ morto per cause naturali molti anni dopo.

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